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Il caso Jeffrey Epstein continua a scuotere le fondamenta dell’élite globale. La recente pubblicazione di oltre tre milioni di file da parte del Dipartimento di Giustizia statunitense, come riportato dal Guardian, ha portato alla luce dettagli inquietanti che vanno ben oltre le responsabilità del finanziere morto in carcere per un apparente suicidio nel 2019. Al centro della vicenda emerge l’aspetto più perturbante: un sistema strutturato di traffico sessuale di giovani ragazze e donne, spesso fornite come “regali” o favori a uomini potenti per consolidare influenza, ricatti e reti di potere. Un meccanismo che evoca da vicino le scene di orge segrete e rituali nascosti dietro maschere nel capolavoro di Stanley Kubrick Eyes Wide Shut (1999), dove l’alta società cela la propria depravazione in un mondo parallelo di sfruttamento e controllo.
Secondo il Guardian, «la divulgazione di oltre 3 milioni di file relativi a Jeffrey Epstein suggerisce che altri uomini fossero coinvolti nel suo abuso sessuale, sollevando interrogativi sulle affermazioni delle autorità secondo cui non ci sono prove per indagare terzi per un potenziale coinvolgimento nei crimini del defunto finanziere».
I documenti contengono accuse dirette secondo cui Epstein avrebbe fornito vittime ad altri individui, diventando l’epicentro di un macabro traffico sessuale. In effetti, secondo precedenti atti giudiziario, emergono indizi di complicità criminale da parte di terzi, oltre a Epstein e alla sua socia Ghislaine Maxwell, condannata per traffico sessuale. Una delle testimonianze più gravi riguarda un’accusatrice che riferisce come Maxwell le avesse detto che Epstein doveva lasciare la casa, ma c’era un “amico” rimasto lì per cui poteva fare un massaggio. Durante l’incontro, l’associato avrebbe offerto denaro in cambio di rapporti sessuali.
La donna ha accettato e ricevuto il pagamento. Un memorandum di prosecution datato 26 gennaio 2021, firmato da procuratori del Southern District di New York (nomi oscurati), descrive l’episodio e riporta che, mostrando una foto del produttore Harvey Weinstein, la vittima lo ha identificato come l’uomo in questione. Weinstein, già condannato per aggressioni sessuali e figura simbolo del #MeToo, non è mai stato incriminato per fatti legati a Epstein e respinge ogni accusa tramite i suoi rappresentanti.
Un’altra presentazione FBI, creata dopo fine luglio 2025, cita un’accusa secondo cui Epstein avrebbe ordinato a una vittima di massaggiare Weinstein. Non meno inquietanti i riferimenti al finanziere Leon Black, inserito in una pagina intitolata “PROMINENT NAMES” di una presentazione FBI. Il magnate avrebbe ordinato a una donna di massaggiare Black nudo,mentre un’altra testimone riferisce di essere stata costretta a praticare sesso orale praticare sesso orale su di lui. Anche in questo caso Black non è mai stato incriminato. Il suo avvocato Susan Estrich sottolinea che un’indagine indipendente di Dechert ha esaminato oltre 60.000 documenti concludendo che Black pagava Epstein solo per consulenza fiscale e patrimoniale, senza conoscenza delle attività criminali.Q
Questi elementi si aggiungono a un mosaico già noto. Virginia Giuffre, deceduta per un apparente suicidio nella primavera 2025, affermò di essere stata sfruttata sessualmente da “pari adulti” di Epstein, inclusa la Famiglia reale, citando incontri forzati con il principe Andrew (che ha sempre negato). Gli avvocati delle vittime sono chiari. Sigrid McCawley (Boies Schiller Flexner) afferma: «È fuori discussione che una parte significativa dell’operazione di traffico sessuale di Epstein e Maxwell consistesse nel fornire giovani donne e ragazze ad altri individui ricchi e potenti. Questa pratica dava loro controllo e potere su persone implicate nel traffico».
A rendere il quadro ancora più opaco il tutto sono le parole del vice procuratore Todd Blanche, il quale ha ammesso che il Dipartimento di Giustizia ha escluso le immagini che mostrano “morte, abusi fisici o lesioni” dalla pubblicazione odierna dei fascicoli di Epstein. Escludendo esplicitamente quelle categorie di immagini, il DOJ ammette implicitamente che tale materiale esiste nei file in loro possesso (altrimenti non ci sarebbe bisogno di menzionarlo come categoria esclusa). Blanche ha anche parlato di «fotografie orribili» in interviste successive, confermando la presenza di contenuti disturbanti.
A poco più di due giorni dall’inizio dei Giochi invernali di Milano-Cortina, sono ancora quasi 10mila i biglietti invenduti per la cerimonia di apertura che si terrà venerdì 6 febbraio a San Siro. Che la vendita dei biglietti non stesse andando come previsto lo si era intuito già nei giorni scorsi, quando sono state lanciate una serie di promozioni destinate ai volontari. Neanche quella soluzione è bastata per assicurarsi uno stadio Meazza sold out. E così, la Fondazione Milano Cortina ha lanciato una nuova offerta, in pieno stile saldi invernali: due biglietti al prezzo di uno.
Inserendo un codice ad hoc indicato sul sito, si possono acquistare un ticket della cerimonia di apertura delle Olimpiadi – i cui prezzi vanno da 260 a 2.026 euro – con un secondo in omaggio, fino a un massimo di dieci tagliandi a testa. «Sei qui perché hai ricevuto un link dedicato per acquistare i biglietti a prezzo ridotto per la cerimonia di apertura, grazie alla opening ceremony promo», si legge nel pop-up che appare sul sito a chi acquista.
Nei giorni scorsi, la stessa promo era stata data agli under 26, ma ora è stata aperta a tutte le fasce d’età. Ai volontari, poi, è stato offerto un super sconto per partecipare alla cerimonia: per loro era stata aperta la possibilità di acquistare quattro biglietti al costo di 26 euro l’uno. Un’offerta che in poche ore si è esaurita. Fino a ieri, scrive Repubblica Milano, in tutti i settori dello stadio e per tutte le fasce di prezzo, risultavano esserci biglietti ancora disponibili. L’obiettivo degli organizzatori, che confidano in un rush finale delle vendite, è di arrivare a 60mila spettatori paganti sugli 80mila circa complessivi che assisteranno alla cerimonia.
FONTE E ARTICOLO COMPLETO: https://www.open.online/2026/02/04/olimpiadi-milano-cortina-biglietti-invenduti-cerimonia-apertura-san-siro/
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FOTO: https://www.ilpost
La scomparsa dei profili non sarebbe collegata ad un provvedimento della magistratura penale, ma si inserirebbe in un quadro più articolato, che intreccia vicende di natura civile e decisioni autonome delle piattaforme social.
Il contesto è quello delle ultime settimane, segnate dalla diffusione online di video legati al suo format Falsissimo, con l’inchiesta dal titolo “Il prezzo del successo“, e dalle successive diffide e dalla inibitoria del Tribunale civile di Milano, intervenuta per bloccare contenuti ritenuti lesivi. In parallelo, i colossi del web, in particolare Meta Platforms, avrebbero potuto agire sulla base di segnalazioni e contestazioni relative ai contenuti pubblicati, applicando le proprie policy interne.
Non è la prima volta che Corona finisce al centro di sospensioni o chiusure di account: in passato aveva già contestato la disattivazione dei suoi profili social, arrivando a presentare un ricorso contro Meta.
La vicenda segna un ulteriore passaggio nello scontro in corso attorno a Falsissimo: una fase in cui il confronto non si gioca più soltanto sul piano giudiziario, ma anche su quello, sempre più decisivo, del controllo dell’accesso alle piattaforme e della possibilità stessa di prendere parola nello spazio pubblico digitale.
Nel momento in cui Meta Platforms rende irraggiungibili profili e contenuti senza un provvedimento penale, la decisione assume inevitabilmente un peso politico e culturale.
Meta sta davvero applicando in modo neutrale le proprie regole?
FONTE E ARTICOLO COMPLETO: https://www.byoblu.com/2026/02/03/rimossi-i-profili-social-di-fabrizio-corona/
Lo scandalo degli Epstein Files travolge anche la Norvegia. Al centro della tempesta c’è Mona Juul, ambasciatrice norvegese in Giordania e vice in Iraq dal 2024, icona della diplomazia per il ruolo decisivo nei negoziati che portarono agli Accordi di Oslo tra Israele e OLP nel 1993, insieme al marito Terje Rød-Larsen. Notizia di estrema rilevanza di cui sui media non si trova traccia e che ha segnalato per primo sui social il giornalista e storico inviato di guerra, Alberto Negri.

Dopo la pubblicazione, nei giorni scorsi, di una nuova massiccia tranche di documenti statunitensi sul caso Jeffrey Epstein – il finanziere condannato per traffico sessuale di minori, morto in carcere nel 2019 – il Ministero degli Affari Esteri norvegese (Utenriksdepartementet) ha annunciato pubblicamente di stare lavorando per ottenere una panoramica completa dei contatti dell’ambasciatrice Mona Juul con Epstein. Il ministro degli Esteri Espen Barth Eide (Partito Laburista) ha confermato: «Abbiamo deciso di sollevarla dai suoi doveri per la durata di questa indagine», una misura cautelativa concordata con Juul stessa, che non equivale a un licenziamento ma a un esonero temporaneo dagli obblighi lavorativi.
L’indagine è affidata all’unità di controllo centrale del Ministero, che valuta se sussistano condizioni che i datori di lavoro dovrebbero «seguire ulteriormente», come riportato da Dagens Næringsliv (DN) in base a un messaggio interno del ministro visionato dal giornale. L’unità si occupa proprio di casi sospetti di violazioni delle normative nel Servizio Esteri. Il quadro di riferimento è lo Statsansatteloven (Civil Service Act), la legge sul pubblico impiego che impone doveri ai dipendenti statali sia in servizio che fuori: un funzionario può essere licenziato se, con una «condotta impropria dentro o fuori dal servizio», si dimostra «indegno del suo ufficio o mina il rispetto o la fiducia necessari per l’ufficio».
Juul ha confermato in una dichiarazione a NTB di essere in «pieno dialogo» con il Ministero degli Esteri e di collaborare pienamente «per garantire la massima chiarezza». Ha ammesso che la precedente descrizione dei contatti con Epstein come «minimi» o «sporadici» non era accurata: «Con il senno di poi, riconosco che avrei dovuto essere molto più cauta. Questo vale anche per una breve visita privata nel 2011, durante un periodo di congedo dal Ministero».
I nuovi file hanno rivelato legami più profondi e problematici: Epstein modificò il testamento due giorni prima della morte, destinando 10 milioni di dollari (circa 100 milioni di corone norvegesi, 5 milioni ciascuno) ai due figli della coppia Juul-Rød-Larsen. Dai file emergono inoltre indizi su diversi incontri con il magnate, inclusa una presunta sull’isola privata di Epstein (Little Saint James) con famiglia al seguito, e contatti frequenti documentati da email e corrispondenza. A questo si aggiungono legami finanziari opachi, soprattutto tramite il marito Terje Rød-Larsen (ex alto funzionario ONU, dimessosi nel 2020 proprio per legami con Epstein), che in passato ammise prestiti e donazioni da Epstein al suo International Peace Institute. In una mail del 2018, l’ambasciatrice scrisse al magnate-pedofilo: «Sarò per sempre grata per tutto quello che stai facendo per lui (e per noi)».

E non finisce qui. Secondo il quotidiano norvegese VG, infatti, Mona Juul e Terje Rød-Larsen acquistarono nel 2018 un appartamento di lusso di oltre 300 mq a Frogner (Oslo ovest) per 14 milioni di corone, a «metà prezzo» rispetto al valore di mercato, dopo che Epstein «mosse i fili». Il venditore, Morits Skaugen, avrebbe dichiarato in email a Epstein di aver venduto «non volontariamente» e a prezzo scontato; Epstein avrebbe contribuito con circa 4 milioni di corone. Rød-Larsen non ha risposto alle domande di VG sulle circostanze dell’acquisto.
Ma c’è un altro tassello che compone questa storia di intrecci tra il magnate e due illustri esponenti della diplomazia norvegese. Nel maggio 2018, l’ex primo ministro israeliano Ehud Barak, in stretto contatto con Jeffrey Epstein da alcuni mesi riguardo alla società israeliana di intelligence e difesa Toka, chiese al finanziere statunitense di inoltrare una presentazione dell’azienda direttamente a Mona Juul, ritenendo che fosse più appropriato coinvolgere lei per trovare i contatti giusti in Norvegia.
Barak scrisse esplicitamente a Epstein che Terje (Rød-Larsen) gli aveva chiesto di trasmettere il materiale a Mona, forse perché si sentiva inadeguato, e menzionò un imminente incontro tra Rød-Larsen ed Epstein. Il giorno successivo all’e-mail di Barak, Juul inviò un messaggio con oggetto “Kjell G.” (forse riferito a Kjell Grandhagen, ex capo dei servizi segreti norvegesi), contenente presumibilmente informazioni di contatto, che fu poi inoltrato a Epstein proprio da Rød-Larsen il 10 maggio.
L’ambasciatrice sostiene, in una dichiarazione, di «assumersi la piena responsabilità per le mie scelte personali e riconosco di aver dimostrato un cattivo giudizio. Prendo le distanze in modo completo e inequivocabile da Epstein e dalle sue azioni, ed esprimo la mia più profonda solidarietà e sostegno alle vittime». Aggiunge inoltre di «non essere a conoscenza di questioni economiche o di un testamento in cui i suoi figli».
Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha rilasciato il più grande lotto di documenti relativi a Jeffrey Epstein, il finanziere accusato di crimini sessuali morto in carcere per un apparente suicidio presso il Metropolitan Correctional Center di New York il 10 agosto 2019 che aveva importanti connessioni con l’èlite finanziaria e politica globale, oltre che con l’apparato di intelligence e di sicurezza di Israele.
Questa tranche include oltre tre milioni di pagine, 2.000 video e 180.000 immagini, portando il totale dei materiali divulgati a circa 3,5 milioni di pagine. Secondo il vice procuratore generale Todd Blanche, questa è probabilmente l’ultima grande pubblicazione di file su Epstein, un caso che continua a generare sospetti e polemiche nonostante la morte del magnate nel 2019. La pubblicazione dei file è stata imposta dal Congresso lo scorso novembre.
Come riporta il New York Times, i documenti offrono uno sguardo approfondito sulle relazioni di Epstein con figure potenti del mondo della finanza, della politica e dell’intrattenimento, confermando le strette relazioni del magnate con l’élite globale. Allo stesso tempo, emergono ulteriori dettagli meno noti e meno trattati dai grandi media circa i collegamenti con l’intelligence israeliana, in particolare il Mossad.
Gran parte dei file pubblicati si concentra sulle interazioni di Epstein con personalità influenti, tra cui email, messaggi di testo, articoli di giornale e rapporti investigativi che delineano i rapporti di Epstein con miliardari e leader politici. Ad esempio, emergono dettagli su scambi di email con Bill Gates nel 2013, in cui Epstein suggeriva coinvolgimenti in relazioni extraconiugali e forniture di droghe per “gestire le conseguenze di sesso con ragazze russe”. La Fondazione Gates ha definito queste accuse “assolutamente assurde e completamente false”.
Altre rivelazioni riguardano Howard Lutnick, attuale segretario al Commercio, che pianificò una visita all’isola privata di Epstein nel 2012, nonostante avesse affermato di aver interrotto i legami intorno al 2005. Lutnick ha dichiarato di non poter commentare senza aver visto i documenti.
Scambi di messaggi tra Epstein e Elon Musk tra il 2012 e il 2014 mostrano tentativi di organizzare incontri in Florida o nei Caraibi, con Epstein che invitava Musk a visitare la sua isola. Musk ha negato di aver accettato, affermando in un post sui social media di aver rifiutato.
I file menzionano anche Donald Trump in almeno 4.500 documenti, inclusi un riassunto dell’FBI di oltre una dozzina di segnalazioni non verificate da parte del pubblico, che includono accuse di abusi sessuali. Il Dipartimento di Giustizia ha chiarito che molti di questi materiali potrebbero includere documenti falsi o immagini manipolate, e Trump ha negato qualsiasi illecito.
Inoltre, emergono email tra Epstein e il miliardario britannico Richard Branson, che indicano un rapporto familiare basato su interessi comuni, inclusi quelli per le donne.
Questi elementi dipingono Epstein come un facilitatore di reti sociali tra potenti, spesso legate a feste e incontri controversi con giovani donne. Il Dipartimento ha redatto immagini di tutte le donne coinvolte tranne Ghislaine Maxwell, la compagna di Epstein condannata per traffico sessuale, per proteggere le vittime.
Tuttavia, alcune delle sopravvissute agli abusi hanno criticato la pubblicazione dei nuovi file, sostenendo che non fa abbastanza per responsabilizzare i complici e che espone informazioni personali sulle vittime mentre protegge chi ne ha abusato.
Mentre i media mainstream si sono concentrati sulle connessioni con celebrità e politici, un aspetto meno discusso emerge dai documenti e da rapporti correlati: i legami di Epstein con l’intelligence israeliana. Ipotesi che abbiamo ampiamente trattato su InsideOver con diversi articoli, e che i nuovi file sembrano confermare.
Un rapporto FD-1023 dell’FBI, basato su una fonte umana confidenziale (CHS), afferma che Epstein era legato a reti di influenza israeliane, con Alan Dershowitz – avvocato di Epstein e professore di Harvard – descritto come cooptato dal Mossad. Dershowitz avrebbe detto all’allora procuratore Alex Acosta che Epstein “apparteneva sia ai servizi di intelligence statunitensi che a quelli alleati”, e che Epstein manteneva strettissimi contatti con l’intelligence israeliana attraverso Ehud Barak, ex primo ministro e uomo forte dell’apparato di sicurezza di Tel Aviv.
Il rapporto suggerisce che Epstein usasse le sue operazioni per raccogliere materiali compromettente sugli uomini appartenenti all’èlite globale, una tattica certo non nuova per le agenzie di intelligence .
Il documento sostiene che Donald Trump sia “compromesso da Israele”, con Jared Kushner – suo genero – descritto come il vero cervello dietro la presidenza, coinvolto in operazioni parallele al Dipartimento di Stato. “Chabad sta facendo tutto il possibile per appropriarsi della presidenza Trump”, si legge.
Il documento si riferisce a Chabad-Lubavitch, uno dei movimenti più importanti e diffusi dell’ebraismo ortodosso contemporaneo, in particolare all’interno della corrente chassidica. Non è un mistero che Jared Kushner e Ivanka Trump abbiano legami con Chabad: la famiglia Kushner ha donato somme significative a istituzioni Chabad e frequentano una sinagoga Chabad a Washington, DC.
Ulteriori documenti diffusi nelle scorse ore mostrano inoltre Epstein discutere di opportunità strategiche in Somaliland – risorse idriche, concessioni petrolifere e hub mediatici – anticipando ciò che è recentemente accaduto con l’indipendenza dello Stato secessionista dalla Somalia riconosciuta proprio da Israele, e con Tel Aviv che spinge per concretizzare il progetto di una base militare nel Corno d’Africa.
La pubblicazione dei file non soddisfa pienamente la sete pubblica di verità, come ammesso dal vice procuratore generale Todd Blanche: «C’è una fame di informazioni che non penso sarà soddisfatta da questi documenti». Nel frattempo, Democratici e repubblicani, inclusi i rappresentanti Thomas Massie e Ro Khanna, hanno richiesto l’accesso completo ai file.
Il Dipartimento, infatti, ha trattenuto circa 200.000 pagine per privilegi legali o informazioni sensibili. Mentre l’aspetto voyeuristico cattura i titoli, i legami con l’intelligence suggeriscono che il caso Epstein vada ben oltre il già – grave – scandalo sessuale, toccando nel profondo le reti del potere globale.
Ulteriori indagini potrebbero chiarire se Epstein fosse solo un predatore sessuale o parte di un’operazione ben più ampia. Per ora, i documenti offrono uno sguardo inquietante sulla vita controversa del finanziere morto per uno “strano” e apparente suicidio nel 2019.
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