Finalmente. Sono iniziati i controlli delle forze dell’ordine nelle strutture ricettive e gli illegali vengono puniti o chiusi. Turismo? Certo ma deve essere fonte di ricchezza non illegalità.
Molti, moltissimi hanno aperto e chiuso le suddette strutture perché richiedono troppo tempo e dedizione. Anche questo è giusto: “piatto ricco mi ci ficco” deve evolvere in “ col duro lavoro farò soldi seri”.
Almeno a giudicare da qualche titolo sui giornali online e qualche lamento di attività dedicate al turismo, nell’ultimo ponte di Pasqua c’è stata una piccola contrattura dei ricavi e delle permanenza medie. Questo è un problema ma di facile soluzione.
Ripeto per l’ennesima volta, il turismo si fa con tre P: parcheggio, pipì e pappa. Non mi sembra che i numeri di spazi di parcheggio siano aumentati o che i bagni pubblici, puliti ed invitanti, siano comparsi dal nulla. Continuo a dire che ci deve essere più offerta di Street food. Nessun deve andare via arrabbiato perché non ha mangiato. Rispetto ad un anno fa, o a 5 anni fa, abbiamo veramente fatto passi in avanti per offrire migliori servizi turistici?
Detto questo i problemi per i prossimi 5 anni del turismo a Viterbo si riassumono in uno: dobbiamo diventare “città turistica” non solo a parole. Dobbiamo offrire più servizi, dobbiamo essere più puliti, dobbiamo prevenire problemi e disservizi, bisogna pensare ad un calendario per aperture programmate dei negozi in centro, dobbiamo avere luoghi dove lasciare la valigia, dove avere informazioni, dobbiamo creare punti in centro dove restare per un paio d’ore perché catturati da quanto offerto.
Il Gonfalone va bene ma tutto il resto ha bisogno di lavoro.
La Arci-confraternita del Gonfalone e degli araldi di Maria tiene aperta la bellissima chiesa Barocca tutto l’anno. I volontari spiegano ed affascinano. E tutto il resto? Giustamente da qualche parte si paga ma l’offerta è poco presentata. La torre di via Roma non è ancora visitabile e le mura di giorno sono spente. Si deve offrire qualcosa in centro. Mi lancio in proposte-sogni.
Potrei continuare con altre 22 idee e sono convinto che, a chiunque chiedessi, ne avrebbe di altrettante e forse più attraenti. Il mio punto è semplice: a parte il Maresciallo Rocca e San Pellegrino in fiore, perché i turisti dovrebbero venire, rivenire e far venire a Viterbo? Cosa abbiamo offerto? Negli ultimi 10 anni sono venuti a milioni ma forse abbiamo perso delle opportunità. Ad esempio quanti sono andati via pensando di ritornare il 3 settembre? Rispondo: di milioni solo i 100 che hanno avuto modo di chiacchierare con qualcuno per una mezz’ora. Chi non è venuto qui per le terme, è andato via pensando di dover tornare per
visitare le terme di Dante? Credo si possa fare molto di più. Dico che dobbiamo fare tutti molto di più. Si avvicinano le elezioni comunali. Dobbiamo imparare a parlare di richieste e proposte prima di sapere chi ha vinto. Ho due richieste:
-1-Un assessore alla cultura che lo faccia a tempo pieno e che alzi il livello culturale medio, non quello di pochi eletti.
-2- Un assessore al centro storico che si dedichi costantemente, con un bel budget e tanta voglia di fare.
Con tutto il rispetto alle idee di tutti i politici degli ultimi 20, cosava portato la politica a Viterbo che non fosse già qui nel 2006?
Dalle colonne di Viterbo Today leggo che il tasso di natalità nel 2025 è sceso a 1,04 per donna di Viterbo. La contrattura dal già basso 1,18 è significativa. Se la tendenza fosse confermata tra 10 anni chiuderanno meta delle classi-sezioni della scuola elementare e tra 20 di tutte le scuole. Molti insegnanti diverranno disoccupati e si dovrà accorpare sempre più scuole.
Tutta l’economia che gira intorno all’eta da 0 a 15 (vestiti, spazi ricreativi, soccorso compiti, babysitter, colazioni, quaderni, banchi etc) subirà uno scossone negativo. Ai parchi ci saranno sempre meno bambini ed i nonni saranno più depressi. Non ci sono dubbi: i problemi veri di Viterbo sono due: economia e contrazione demografica, ovviamente strettamente connessi.
Sicuramente la società è evoluta e la possibilità, sempre maggiore di scegliere il proprio destino influenza non solo il numero delle nascite. La mia paura è che non sia solo questo: internet e tutta l’infinita quantità di porno, facilmente scaricabile, hanno ridotto la curiosità; la pandemia ha ridotto la socialità ed essere amici solo sui social è una vera possibilità. Mi domando, i Giovanni fanno l’amore come avremmo voluto farlo noi?
La mia sensazione è che non lo facciano.
La contrazione del numero dei nuovi nati potrebbe anche dipendere dalla assoluta disponibilità di contraccettivi e l’acquistata conoscenza su fisiologia e gravidanze indesiderate. Mi sembra che il risultato sia un macro problema. Ovviamente tutti gli individui debbono fare cosa ritengono giusto ma ho almeno un enorme MA!
La società ha un enorme problema e le nostre città diventeranno presto deserte.
In contro tendenza sul numero di bambini per donna in Tuscia, è il comune di Villa San Giovanni in Tuscia. Il triplice effetto di “Tuscia in Fiore”, “il cammino dei tre Villaggi” ed un sindaco giovane ed intelligente, Fabio Latini, che ha introdotto il tempo pieno alle elementari perché ha capito che anche la scuola dover servire le esigenze della società, hanno fatto la differenza. Ci sono altri comuni col tempo pieno e con eventi o attrattori potenti. Per creare la alchimia quasi magica serve la confluenza di più fattori. A Villa si respira una “sensazione diffusa” positiva. Lo definisco orgoglio campanilistico. Villa San Giovanni in Tuscia cresce, i ragazzi tornano da fuori e rilevano attività, altri creano prodotti e sono tutti orgogliosi del proprio paese. Per mesi tutti lavorano con passione per presentarsi al meglio durante il prossimo Tuscia in Fiore. Normalmente uno schieramento vince le elezioni per poche decine di voti. L’ultima volta il sindaco ha vinto con più di 300 voti di scarto. Villa sembra fuori dal tempo. Il mondo subisce problemi guerre e derive totalitarie. A Villa regna la democrazia, le persone vanno d’accordo e, per fortuna, in molti fanno l’amore. Perdonate la mia schiettezza ma senza “la corrispondenza di amorosi sensi” tutto passa in secondo grado e diventa complicato.
Quando parlo di Neo Rinascimento del XXI secolo non cerco il nuovo Leonardo da Vinci o il divino Michelangelo. Cerco di indirizzare la città che tengo stretta al cuore verso un percorso virtuoso che porti a quella sensazione diffusa oggi dominante a Villa San Giovanni in Tuscia. Come si fa? Dobbiamo creare un modello economico basato sull’esaltazione dell’esistente perché senza indipendenza economica è difficile. Dobbiamo provare a contribuire in mille modi a quella sensazione che si percepisce a Villa. Basta litigare, basta discutere, basta muro contro muro. Diciamo bravo a chiunque se lo meriti, con i fatti non solo con le parole. La mozzarella è buonissima a Viterbo? Comprate solo mozzarella locale. Il gelato è superbo? Comprate solo quello artigianale. L’olio è buono in Tuscia? Esigete a casa ed al ristorante l’olio della Tuscia e cosi via. Non credo di chiedere troppo, è più un atteggiamento che altro. Di sicuro una comunità che condivide i valori è inarrestabile. Se fossimo in tanti presto saremmo tutti. Quando chiedo di fare molto di più l’amore mi riferisco a tutti: giovani e meno giovani. La vita è bella, perché scegliere di vivere male? Certo che se dai tanti atti di passione nascesse qualche figlio in più sarebbe cosa buona e giusta.
Sono 12 anni che l’Italia deve andare ai mondiali di Calcio. La nazionale di Baseball, arriva in semifinale ai mondiali battendo gli Stati Uniti. Credo che il messaggio sia chiaro: diventiamo tutti tifosi di Baseball che è meglio.
Non mi interesso di Calcio. Non so chi ha vinto lo scudetto o quando finisce il campionato.
Ricordo vagamente la domenica sportiva degli anni 70-80 dedicata per il 95% al calcio e ricordo la nazione completamente ferma per la finale dei mondiali del 1982, per fortuna vinta contro la Germania 3-1. Ricordo molto meno della finale del 2006 anche perché ero ormai fuori Italia da molti anni. Con l’età ho cambiato attenzioni.
È facile a dirsi ma se ci facciamo distrarre dal calcio o da altre cose che ci vedono assolutamente passivi non ne beneficiamo in alcun modo. Al contrario diventiamo pigri anche mentalmente. Dobbiamo imparare ad essere orgogliosi dell nostra città, della nostra terra, di noi stessi, delle nostre azioni, di quelle dei nostri amici, parenti, concittadini e conterranei. La mia vista, peggiorata con l’età, vede solo fino alle mura di Viterbo. Con uno sforzo si allunga ma certo non oltre la Tuscia. Ho molti amici, conosco moltissime persone e vivo una vita felice quando sono nella città che tengo stretta al
cuore.
In Tuscia sono a casa e avverto una corrente di creatività che scorre forte nelle vene degli abitanti.
Gianluca Braconcini è il mio barbiere. Con lui passo sempre un’ora storica: mi insegna un sacco di roba e mi racconta della vita dentro le mura.
Stamani ho aperto Facebook e sul suo profilo ho trovato l’animazione a lato. Adoro Gianluca ed il figlio Lorenzo. Io stesso uso spesso l’espressione “andar a zappare la terra”. Ma credo che se in serie A giocano più stranieri che italiani il risultato sia sin troppo ovvio. Non avvenne qualcosa di simile prima del 1966? Impareremo mai? Mi moglie mi chiede come sia possibile che la sconfitta della nazionale sia diventata una interrogazione parlamentare. Sapesse quanto diventiamo stupidi di fronte al televisore per la nazionale. Secondo me siamo ben altro.
Come per il calcio dobbiamo centrale tutte le energie
e
le attività della nostra vita su noi stessi. Sulla creatività e la nostra più profonda umanità. L’intelligenza artificiale sarà un osso duro ma noi abbiamo l’asso nella manica: il neo-rinascimento del XXI secolo deve e può nascere solo da noi. Chi aspettiamo che ci aiuti? Un modello economico basato sull’esaltazione di quello che abbiamo non è solo possibile, è la sola via per consolidare la nostra qualità della vita. Abbiamo grandi sfide: il decremento delle nascite, un’economia stagnante, spopolamento delle zone rurali, rivoluzioni tecnologiche etc.
Come dal calcio dovremmo imparare che da altri non viene la nostra salvezza. La nostra competitività viene solo da noi. E come potrebbe essere diversamente?
Puntiamo su di noi, sulla bellezza e la nostra unicità.
Mia figlia si è arrabbiata quando ho chiesto se fossero belle le mura illuminate per la quinta volta in pochi giorni. Sono felice di essere restato immaturo e di facili entusiasmi. La bellezza ha su di me un effetto invasivo e straordinario. Divento forte, quasi invincibile. Non mi frega nulla del calcio, resto affascinato dalla maestosità delle nostre mura.
Foto presa in prestito dall’account FACEBOOK di Gianluca Braconcini.
“È colpa di chi governa” oppure “Qualcuno deve fare i controlli”.
“Ci vorrebbe qualcuno con gli attributi” o “Li butterei tutti dalla finestra”.
Queste frasi o altre, ben più colorite, sono spesso sulla bocca di tutti indicando che il motivo per cui le cose non vanno bene è chiaramente la colpa di qualcun altro, di altri in generale. In particolare della politica, di chi ha il potere, di chi governa.
Umanamente capisco la voglia di sfogare la frustrazione. Diventa un problema se, superando lo stato di impotenza si arriva all’assuefazione. La scelta del presente nella declinazione dei verbi non è a caso o un errore. Scelta enfatica perché parlo di realtà di adesso, oggi, questo mese, quest’anno come lo scorso, questa nostra esistenza.
Cambiamo il punto di vista. La vita di tutti i giorni è fatta di lavatrici, di spese nei negozi, di cucinare e di lavare i piatti. Parlando con un amico gli ho chiesto :” secondo te, i potenti fanno le lavatrici e la spesa?”. La risposta è stata un secco no.
Questa potrebbe essere la spiegazione della complicata situazione in cui non solo Viterbo, la Tuscia e tutta l’Italia, imperversa quotidianamente: i potenti hanno perso il contatto con la realtà e non sono in grado di proporre soluzioni. Forse.
In realtà non ci credo molto. Sicuramente è possibile che chi, come me del resto, non ha alcuna idea di quanto costa un litro di latte o un chilo di pane abbiamo difficoltà a formulare soluzioni pratiche. Invece darei per molto probabile che sia necessario spostare il punto di vista nuovamente: ogni giorno, dovendo fare la spesa, decidiamo dove andare. Ogni giorno, di fronte al cestino pieno, scegliamo di buttare in terra il pezzetto di carta-plastica o la cicca della sigaretta anziché metterla in tasca. Ovviamente la città diventa o resta sporca. Al supermercato l’olio costa €8 al litro ma al negozio in centro costa €12. Ovviamente andiamo al supermercato poi ci lamentiamo che i potenti danno il permesso di aprire nuovi centri commerciali. Forse senza riuscire sto provando a dire che l’atteggiamento di tutti, ogni giorno dell’anno, è il problema. Priorità, tutte le scelte che facciamo quotidianamente: il cibo!. Se istintivamente scegliessimo tutti, ogni volta che ne esista la possibilità, prodotti della Tuscia, avremmo più liquidità nel sistema e migliori opportunità per tutti oltre a lottare contro lo spopolamento rurale. Se i negozi del centro avessero molti clienti e quelli del centro commerciale pochissimi, quest’ultimi si svuoterebbero. Non sono certamente contrario a chi ha il supermercato-centro commerciale ne tantomeno a chi ci lavora. Però dico che dovremmo sempre chiedere l’aglio rosso di Proceno, non l’aglio. Che dovremmo prima verificare se un oggetto che ci serve è venduto in centro o comunque da un piccolo negoziante. L’ultima cosa che dobbiamo fare è comprare su Amazon. Nulla in contrario con Amazon ma deve essere l’ultima scelta. Sono un persona semplice e mi sembra che tanti dei lamenti siano in filo diretto se non addirittura motivati dai nostri stessi comportamenti. Possiamo cambiarli?
Il sistema Viterbo non funziona perché noi non funzioniamo. Una mia amica mi dice :” In centro non c’è mai nulla!”. Domando :” Quando è stata l’ultima volta che sei stata in centro?” Risposta :” Un anno fa”. Fate una lista verticale delle tre cose che vorreste cambiare del sistema Viterbo. Scrivete a fianco di ognuna tutti gli atteggiamenti che potreste cambiare per migliorare quella “percepita lacuna” di Viterbo.
Provate?
AgoraVox Italia