Comunicato Stampa Euroferr - AEC
Il Premio Ferroviario Europeo “Euroferr”, lanciato in Italia nel settembre 2021, in occasione dell’anno UE 
Presto saremo tutti affascinati dalle creazioni di Cristian Ciucciarelli, il progettista responsabile di San Pellegrino in Fiore 2026. La normale passeggiata nel quartiere più amato dai viterbesi diverrà una esplosione di emozioni continue, sorprese dietro ogni angolo. Un evento maestoso capace di attirare attenzioni da lontanissimo. Turisti verranno a decine di migliaia, increduli di tanta bellezza. Per giorni immagini affascinanti appariranno sui social di tutto il mondo.
Ovviamente tra di noi qualcuno si lamenterà di qualcosa ed altri faranno mille paragoni. È normalissimo: un momento così importante per la città deve suscitare emozioni forti. San Pellegrino in fiore, grazie a Malè e Fontana, è ormai entrato nel nostro immaginario collettivo come l’esaltazione del quartiere medievale e della città.
Nel 2023 il comune è diventato proprietario del marchio ed ha deciso per la gara riservata a professionisti: ingegneri architetti e agronomi, mi sembra. Questo è il terzo progetto figlio dello strano bando. Personalmente penso vadano affilati alcuni aspetti del bando. Speriamo prestissimo di tornare alle passeggiate tra i fiori ed un pò meno alle costruzioni.
Di sicuro quello di quest’anno avrà l’effetto turistico desiderato. Nessun problema. Due nuovi fatti: il comune, tra alti e bassi spende intorno a €200.000, abbiamo anche tutti capito che la promozione è tanto importante quanto l’evento stesso. Benissimo.
Regoletta: un terzo abbondante delle risorse per i fiori, un terzo per la promozione ed il restante terzo (non abbondante) per sicurezza eventi di contorno e varie ed eventuali.
Mi sembra ovvio che il responsabile del comune che se ne occuperà debba mettere intorno ad un tavolo tutti i vivai nel raggio di 50 kilometri. Il progetto lo fa una persona ma i vivai, con un budget fisso, realizzano l’idea facendo del loro meglio in una piazza. Un pò di competizione non guasta. L’aspetto più affascinante è come scegliere progetto-progettista.
Il progettista deve essere….. questa è difficile, ma non limiterei ad alcune categorie.
Di sicuro deve possedere curriculum da cui evinca la chiara capacità di saper realizzare un
evento così grande ed importante. Non deve essere necessariamente un creativo, ma deve saper gestire molte variabili e se possibile, allungare la vita di San Pellegrino in fiore a più di qualche giorno. Così tanti soldi debbono avere un ritorno maggiore.
Un commercialista con esperienza potrebbe mettere insieme energie diverse e realizzare una grandissima versione della festa dei fiori. Ovviamente anche un architetto ma di certo anche chi si dedica ad eventi e lo fa per mestiere. Perché no, un laureato in filosofia o storia dell’arte. Perché porre limiti alla provvidenza?
Questa amministrazione, in carica fino a giungo 2026, gestirà il prossimo Sam Pellegrino in Fiore. Adesso è il momento di iniziare a pensarci.
Secondo me in questo caso deve migliorare quello che è perfezionabile. Il bando che ha guidato le uscite del 2024,2025 e 2026 va rivisto. Meno ferro, tavole e costruzioni, più fiori, sorprese ed esaltazione del bello già esistente. Ad esempio finestre balconi e portoni non sono parte del progetto. Le fontane, quelle con l’acqua, dovrebbero prevedere postazione per qualche settimana, forse mesi.
Vivendo lontano ho visto solo immagini di San Pellegrino in fiore per anni. Ne ero affascinato e le mostravo a chiunque. Stessa cosa per la macchina di Santa Rosa. Credo che la spettacolarità del contrasto tra il peperino ed i colori di primavera sia il segreto del successo. Dobbiamo puntare su quello.
L’intellettuale e l’uomo della strada.
Ricordo Martina, una ragazza che andava a fare le mani e piedi alla mia mamma. Quando mi disse come a Viterbo mancassero luoghi per i giovani chiesi :” immagina di avere una bacchetta magica, cosa faresti per risolvere il problema?” Mi rispose :” luoghi per i giovani dove ci si può incontrare”. Chiesi specifiche o possibili piani immediati appunto usando la bacchetta magica. Dopo aver fatto la mano destra di mia madre mi guardò negli occhi e disse :” in verità non saprei”.
Questa la differenza tra l’intellettuale e l’uomo della strada. Di fronte ai problemi, veri o percepiti, il primo ha mille soluzioni: parla, scrive, professa, provoca e spesso ottiene poco o nulla ma ha la totale responsabilità delle proprie scelte e di come spendere i propri soldi. Il secondo, forse per umiltà, non riesce neanche a rispondere e di conseguenza ottiene nulla ma sceglie cosa fare del proprio tempo e soldi. Incredibilmente stesso risultato: ottengono poco o nulla ma hanno il potere supremo della scelta.
Leggo una dichiarata provocazione nell’articolo dell’amico Francesco Mattioli, “Che fare? Domande che sarebbe bene porsi tra sogno e realtà”. Condivido col Foscolo lo “spirito guerriero ch’entro mi rugge” e non posso certo lasciar passare una provocazione.
Nell’articolo vengo “elegantemente accusato” di sognare anziché proporre. In questo caso vengo assimilato a Piero Giordano, responsabile del domenicale de “La Fune” che inneggia alla Cultura in chiave moderna e commerciale. Bene, mi sembra che il teatro San Leonardo sia un perfetto esempio di quanto da lui proposto. Ovviamente agli individui le scelte ed i successi. Sono e resto terzo “tra cotanto senno” ma noto come entrambi, a mio parere, volino alto e spesso propongano argomentazioni basate su responsabilità altrui.
A differenza dei due intellettuali sopra citati sono una persona semplicissima e penso a quello che posso fare io: responsabilità personale. Dico che c’è una enorme differenza tra responsabilità personali da una parte e direzioni politiche dall’altro. Un commerciante, che rischia del proprio, ha il diritto dovere di pensare alla propria famiglia, al proprio tornaconto ed agli equilibri tra vita ed attività commerciale. Ovviamente è per loro difficile vedere a 5 o 10 anni o al di là del proprio orticello. Non gli dite cosa fare, non è giusto. Chi riesce a vedere lontano ha successo sia economico che di enorme ritorno di immagine. Eleonora Bonucci era imprenditrice all’avanguardia con e-commerce nel 2008. Onore a lei.
Non siete d’accordo né con me, né con quello che fanno i commercianti: aprite il vostro punto commerciale e mostrate con l’esempio cosa fare. Ovviamente mostriamo rispetto a chi ha attività in centro ma se tengono chiuso a San Pellegrino in fiore non chiedessero poi aiuto.
D’altra parte, il politico spesso coinvolto in prima persona dai due intellettuali, tipicamente, calcola rispetto alla prossima elezione e non riesce neanche a vedere i problemi della società che stanno crescendo a dismisura, a Viterbo sono l’economia e la carenza delle nascite. Provando a spezzare una lancia a favore degli eletti, come si fa a risolvere problemi complessi e di tutta la società mondiale, se il lasso temporale è al più il tempo tra due elezioni?
Con quanto sopra intendo dire che dal piccolo imprenditore o dalla politica non ci possiamo aspettare le soluzione per tutti. Esempi di successi individuali ci sono. Non è questo il punto.
Qui scatta, almeno secondo me, il ruolo dell’intellettuale: almeno proporre modi di pensare.
Che fa Mattioli? Indica “..il centro storico ..deve diventare.. centro commerciale… accessibilità, fruibilità, servizi, sicurezza, seppur compatibilmente con la salvaguardia del paesaggio urbano originario” In altre parole da la colpa o dice cosa fare a tutti meno che a se stesso. Domando: fa la spesa al supermercato o all’alimentari sotto casa. L’unica variabile resta la scelta individuale di tutti i giorni. Continuo ad affermare che io stesso debbo essere pronto a spendere un euro in più e comprare il prosciutto tagliato a mano all’alimentari . Con le mie azioni quotidiane debbo essere il primo a cercare soluzioni, non l’ultimo dando la colpa ad altri. L’intellettuale, non certo io, deve offrire chiavi di lettura e pratiche motivate da argomentazioni intellettuali. Personalmente continuo a fare la spesa alla Pagnottella o al Nostrano. Vedete voi.
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