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Home page > Attualità > 21 maggio 1980: la strage di Conselice

21 maggio 1980: la strage di Conselice

Il 21 maggio a Conselice (Ravenna) c’è una manifestazione delle mondine che chiedono aumenti salariali e riduzione dell’orario di lavoro, fermo alle 12 ore quotidiane. Davanti al municipio la polizia spara sulle manifestanti, uccidendo Albina Belletti, Annunciata Felicetti e Francesco Tabanelli. […]

Il primo maggio 1500 lavoratori si erano riuniti a a San Patrizio, nell’aia Alessandretti. Dopo aver rivendicato la giornata lavorativa di otto ore, i braccianti inviarono una delegazione presso il Regio Commissario del Municipio per sollecitare il Governo all’attuazione del Canale destra di Reno, una grande opera idraulica, indispensabile per prosciugare le ancora vaste acque stagnanti della bassa e da tutti considerata una panacea contro la piaga della disoccupazione e il flagello della malaria. Qualche giorno dopo, Paolo Negri, segretario comunale di Conselice, così telegrafava a Roma: “se il governo non si persuade di prendere qualche provvedimento, fra 15 giorni avremo dei guai, forse un disastro”.

Per tutto il mese di maggio le agitazioni divampano nella provincia di Bologna: scioperano le risaiole di Molinella, i braccianti di Medicina si oppongono all’arrivo nel comune di molti disoccupati della provincia di Ravenna; altri scioperi scoppiano ad Altedo, Cà de Fabbri, Minerbio, Bentivoglio e coinvolgono gli avventizi esclusi dai lavori in risaia. La situazione sociale è a tal punto grave che i sindaci la dichiarano fuori controllo.

Il 21 maggio, il Ministro dell’Interno non poteva non sorprendersi nel leggere un altro telegramma: “Popolazione urla pronta morire di piombo piuttosto che cedere estenuata dalla fame”. Già dal giorno prima si erano radunati in Piazza Maggiore, davanti al palazzo comunale, alcuni braccianti e alcune risaiole che reclamavano migliori condizioni di lavoro e di salario. Le rivendicazioni, specialmente delle mondine, presso i proprietari delle risaie non avevano prodotto nessuno effetto. Dal canto loro, i braccianti avevano come interlocutore lo Stato e il municipio. Il ministero dei Lavori Pubblici aveva finanziato i lavori di costruzione della ferrovia Ferrara-Ravenna-Rimini, che erano terminati l’anno prima (1889) e dunque centinaia di braccianti erano rimasti disoccupati e chiedevano la riapertura di nuovi cantieri. Decisi a farsi sentire in Comune, i braccianti si mossero verso il municipio, ma le guardie chiamate a difendere il palazzo spararono colpi d’arma da fuoco sui manifestanti. Albina Belletti, mondina poco più che ventenne, fu uccisa con due colpi di revolver alla nuca; Annunciata Felicetti, risaiola, e Francesco Tabanelli, sarto, caddero sotto il piombo delle “baionette”, circa una trentina riportarono gravi ferite.

“Da quindici anni non avevo mai visto tanta fame”: dichiarò il dottor Ferdinando Morandi, il 30 ottobre 1890 nella sua testimonianza al processo per i fatti di Conselice. All’epoca l’ospedale si affacciava su piazza Foresti e lo stesso dottor Morandi fu tra i primi a soccorrere i feriti. Il processo condannò sei braccianti a dieci mesi di carcere.

Questo episodio rappresentò un momento di svolta nella storia del Paese e nella storia dei rapporti di lavoro di tutta la Pianura Padana. Dopo i fatti di Piazza Maggiore, infatti, lo spontaneismo lasciò il posto alle prime forme di organizzazione sindacale. Già alla fine dello stesso anno, il 16 novembre si costituì l’«Associazione generale cooperativa fra operai braccianti di Conselice, Lavezzola e San Patrizio». Il 2 aprile 1891 nacque la «Società cooperativa fra i lavoranti muratori di Conselice».

(*) Grazie a Giorgio per la ricerca e il montaggio. In rete c’è pochissimo (e spesso i testi sono un “copia-e-incolla” fra loro). Speriamo dunqe che chi ne sa di più ci aiuterà a ricostruire meglio questo passaggio storico. Le fonti di questo post sono principalmente www.francocazzola.it/storia-dell-agricoltura/item/download/42_5e48441a2a6fad5883f59537e11341f6 e http://www.smbr.it/1890-05-21-leccidio-di-conselice/

L’IMMAGINE è ripresa da «Senti le rane che cantano» che si presenta così: «Questo sito vuole essere una testimonianza del ruolo che i lavoratori – e il lavoro – hanno svolto nella storia d’Italia. […]Un cammino fatto di lotte e sacrifici: dal’affermazione del diritto di organizzazione e di sciopero alla conquista di condizioni di lavoro più umane; dalla battaglia – che ancora oggi purtroppo è di stretta attualità – per la piena occupazione, per un salario equo, contro le condizioni di lavoro a volte disumano e che continua ancora oggi per la sicurezza e contro le morti sul lavoro, fino all’affermazione dei propri diritti. L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro, sancisce solennemente la nostra Costituzione, ma troppo spesso l’articolo 1 della Carta Costituente è stato ed è disatteso. Ecco perchè è indispensabile, oggi, riportare il mondo del lavoro – anzi, il lavoro – al centro dell’attenzione, salvaguardando e rafforzando i diritti e le tutele conquistati in questo lungo e faticoso cammino e per garantire alle generazioni future un mondo migliore. Un mondo in cui il diritto di cittadinanza, al lavoro, allo studio e alla salute diventino elementi veramente fondanti dell’Italia democratica». Senti le rane che cantano è l’incipit di una delle più conosciute canzoni delle mondine della pianura Padana.

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