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Vittoria di Tsipras, un commento di Severgnini

Beppe Severgnini rilascia un breve commento sul nuovo premier greco Alexis Tsipras. Il giornalista del Corriere della Sera s'interroga sulle effettive possibilità di Syriza, dovendo restare coerente al suo programma politico e mantenendo allo stesso tempo la Grecia nell'euro. 

Caro Severgnini, Alexis Tsipras vince le elezioni politiche in Grecia, sfiorando la maggioranza assoluta dei seggi ed entusiasmando sia la sinistra radicale europea che la destra nazionalista di Marine Le Pen. Il presidente di Syriza ha dichiarato di ispirarsi a Matteo Renzi quale modello in contrapposizione all’austerità imposta dalla cancelliera Merkel. Sarà vera gloria? In campo valutario l’Euro è immediatamente crollato nei confronti di Dollaro e Yen.
 
Dobbiamo rilevare che proprio Tsipras nei giorni scorsi, dopo aver annusato il profumo del trionfo, aveva rimodulato i suoi discorsi antieuropeisti, aprendo alla trattativa. Di certo si tratta di un risultato politico che potremmo chiarire parificandolo alla fiaba “I vestiti nuovi dell’imperatore”, tutti credevano che l’eurozona fosse intoccabile, poiché tutti i benpensanti erano tassativi in merito, eppure qualcuno ha avuto il coraggio di affermare il contrario: il Re è nudo e l’Euro non è intoccabile.
 
Infatti, un economista di Syriza chiede la cancellazione del debito pubblico greco entro sei mesi, minacciando l’uscita dall’euro in caso di riposta negativa. Ovviamente accettare simili ricatti significherebbe aprire un precedente che presto potrebbe far comodo anche a paesi come Portogallo, Spagna, Italia e Francia. Molto dipenderà dal tasso di tolleranza che la Germania e lo stato maggiore di Bruxelles concederanno al rinvigorito fronte antiausterità europeo.
 
"Sono curioso: Tsipras non sarebbe il primo uomo di sinistra che, una volta al governo, marcia a destra. Dovesse essere coerente, fatico a capire come la Grecia possa rimanere nell’euro. L’austerità è dolorosa e, probabilmente, eccessiva. Ma i conti pubblici greci li hanno manomessi ad Atene, non a Berlino o a Bruxelles."
 
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