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Tre domande (e più) a Luca Sofri

“Society doesn’t need newspaper. What we need is journalism” (Clay Shirky).

Luca Sofri è un giornalista e un blogger, insomma la persona ideale con cui fare un paio di chiacchiere sul Citizen Journalism. È uno dei riferimenti della rete grazie al suo blog, Wittgenstein, secondo blog più letto dopo quello di Grillo, secondo BlogBabel. Ne è uscita una discussione che ha toccato vari punti, tra Carlucci, D’Alia, il Partito Democratico, e la tv...
 
Sei uno dei riferimenti della rete, ne conosci bene i meccanismi, cosa ne pensi dell’informazione online?
 
Beh un sacco di cose diverse, tu citavi il citizen journalism, quello che viene definito più propriamente in questo modo non è una parte della discussione che mi affascina e mi appassiona moltissimo perché penso che sarà, sicuramente, un fenomeno interessante, ma non penso che sarà una parte rilevante dell’informazione a venire, né quella presente né quella futura, sempre che intendiamo come citizen journalism quello in cui l’espressione citizen prevalga sull’espressione journalism, cioé quello occasionale, dilettantesco. Se invece cominciamo a parlare di un giornalismo fatto, anche in questo caso in maniera non professionale, ma con più frequenza e assiduità da molti in rete, sui blog e con altre forme, questa è una parte dell’informazione molto importante, per come io percepisco la definizione di citizen journalism e non lo chiamo più questo modo; ecco io continuo a pensare - ecco però poi l’evoluzione linguistica del dibattito ci porta altrove - insomma a pensare che il CJ sia quello di chi ha occasione di fare delle riprese nella metropolitana di Londra proprio nel momento in cui c’è l’attentato, o a chi capita di raccontare delle cose di cui è stato testimone, mentre poi c’è un passo successivo che è quello di fare un lavoro di elaborazione, raccolta delle notizie e delle informazioni che non è ancora professionale e non ha ancora a che fare con i giornali online e le strutture online, ma piuttosto con i blog, con lavori più assidui ecco, in quel senso.
 
Non credi quindi che questa possa essere una delle soluzione a questa crisi dei giornali, del cartaceo.
 
Intanto prima di cercare la soluzione bisogna capire qual è il problema. Io non credo che il problema sia la scomparsa del giornale di carta, cioé penso che l’eventuale scomparsa del giornale di carta, naturalmente tutta da dimostrare sia un fenomeno interessante, ma non lo definirei un problema, naturalmente diventerà poi un problema per molte ragioni a cominciare da quelli che lavorano nei giornali di carta, ma non credo sarà un problema per l’informazione contemporanea e mondiale, appunto la crisi dei giornali di carta. Penso che questa crisi, di cui parliamo adesso, abbia molto a che fare con la crisi economica, la crisi della pubblicità che in generale aggrava e complica le discussioni che ci sono sull’evoluzione dell’informazione su internet etc etc, ma non ci fosse stata questa grave crisi economica, questa difficoltà del mercato pubblicitario, probabilmente il passaggio verso l’informazione online o, comunque l’equilibrio tra l’informazione tradizionale e l’informazione come è online si sarebbe trovato anche più facilmente e anche più lentamente.
 
Quindi il problema non è del mezzo, nel non essere stati in grado di sfruttarlo al meglio, ma pretamente economico....
 
In questo momento sì, dopodiché c’è sicuramente un processo innescato da internet, ma sai tutte le strutture piuttosto rigide, non sufficientemente elastiche hanno difficoltà ad affrontare rapidamente le novità, i cambiamente e poi si trovano improvvisamente a doverle affrontare nel momento in cui rischiano di venirne travolti. L’esempio che solitamente si fa è quello dell’industria discografica musicale con quello che è successo in rete, con internet. Se le cose che si sono affrettati a fare, quello che stanno facendo in questi ultimi anni, le avessero fatte per tempo, capendo, come si poteva capire, l’aria che tirava, la questione delle novità sarebbe stata più facile. Il rischio per i giornali e per l’editoria tradizionale è lo stesso, che arrivi a un certo punto a cavallo di una situazione economica una crisi o un problema vero e solo adesso si facciano delle riflessioni su cosa devono fare i giornali per trovare uno spazio anche su internet e trovare uno spazio commercialmente proficuo.

È già piuttosto tardi per pensarci, sono privilegiati quelli che hanno cominciato a pensarci prima. Comunque diciamo che non credo che sia un problema dell’informazione contemporanea l’eventuale trasformazione o scomparsa dei giornali di carta. Il problema è, come hanno scritto molti, diciamo è diventata ormai una banalità, il problema non è l’eventuale mancanza di giornali ma la mancanza di giornalismo. Io sono abbastanza ottimista sul fatto che se il giornalismo si produrrà comunque.
 
Sono stato molto colpito da questa riflessione ovvia ma che io non avevo mai fatto Steven Berlin Johnson sul fatto che se guardiamo alla categoria giornalismo tecnologico, informazione tecnologica, questo è un settore che è ormai già completamente dominato da internet e gestito su internet. L’informazione sulle tecnologie oggi è tutta in rete, quella di carta è una specie di accessorio secondario, ma per una quantità di ovvie ragioni, di aggiornamenti e anche del fatto era più compatibile con le compertenze di chi operava in rete, però come è successo questo per l’informazione tecnologica, come sta succedendo questo per l’informazione politica, e anche in questo caso stiamo parlando soprattutto dell’America, qua siamo un po’ più indietro, ma insomma sull’informazione politica quello che succede su internet non è ancora prevalente, ma ha un peso analogo a quello che succede sui giornali di carta e quindi possiamo sicuramente ipotizzare - poi ci saranno dei modelli diversi- reazioni diverse etc etc - che questo avvenga in generale anche su altre categorie
 
 
Hai detto che capisci l’informazione fatta dai blog etc e non capisco la diffidenza verso il CJ. In fondo è sempre gente che ha qualcosa da dire e invece di un blog posta un pezzo su un giornale...
 
Dipende sempre cosa intendiamo per giornalismo partecipativo, le cose vanno fatte sempre, bene e con assiduità. Non capisco bene la tua obiezione. Il blog è un mezzo, quando io parlo del blog non parlo del ragazzino in pigiama, ma parlo dei blog... anche quelli costruiti e messi su da strutture editoriali grosse; in questo senso immagino un’efficacia assolutamente analoga a quella del giornalismo tradizionale. Se tu mi dici, appunto, creare delle informazioni, avere dei contributi di persone che nella vita fanno altro, che però hanno degli spazi di tempo e di esperienza per fare informazione ti dico sì, è una parte interessante e che ha una potenza maggiore di quella che hanno le conversazioni al bar, che spesso sono anche aneddoti, dettagli e riflessioni interessanti, però penso siano sempre una parte piccola del giro dell’informazione.
 
Hai scritto ultimamente un pezzo sull’Huffington Post su come è visto internet in Italia. A che punto siamo, anche riguardo tutta questa discussione sulle varie leggi che riguardano la rete. Come pensi che si risolverà questo problema di queste leggi tanto criticate soprattutto, ovviamente, su internet?
 
Sì, infatti, ci sono un po’ di norme e leggi in discussione, e quelle di cui si parla di più sono quella che prende il nome da D’Alia che è un emendamento al pacchetto sicurezza e poi questa proposta Carlucci, entrambe estremamente sventate, ignoranti e anche molto maldreste nella loro formulazione che non prevede neanche esattamente in quali modi e in quali forme le autorità dovrebbero vigilare, sorvegliare, sulle cose di internet, ammesso che abbia senso prevederlo e secondo me non ha senso in questi termini.
 
La D’Alia è già passata al Senato, dovrebbe essere votata alla camera, però adesso il pacchetto sicurezza stesso è piuttosto in discussione su alcune altre questioni note e familiari e quindi ci sono degli spazi di variazione su quella norma lì.
 
Il problema a monte è l’assoluta inadeguatezza della nostra classe politica su molto altro, come diciamo spesso rischiando la demagogia, ma purtroppo è abbastanza vero, ma assoluta inadeguatezza soprattutto sulle cose della rete, della modernità e questo fa sì che in alcuni casi io addirittura metta in conto la buona fede dei nostri rappresentanti in Parlamento che sono convinti, con la connivenza dei giornali e dell’informazione... di tutti i mali e un posto di mafiosi, pedofili e bulli scolastici e per tutelare le persone, appunto si inventano di chiamare la polizia...
 
Buonafede che nel caso della Carlucci non si può evocare dato che la legge l’ha scritta per lei il presidente di Univideo Rossi...
 
Sì, infatti ho detto ‘in alcuni casi’, poi in altri si dimostra invece, come nella proposta Carlucci, che ci sono dietro degli interessi, da una parte legittimi, perché è legittimissimo che degli editori di materiali video vogliano tutelare la loro proprietà, presunta proprietà, delle loro cose, però...basta essere chiari ecco, mentre invece cercare di convincere i cittadini che si stanno difendendo i bambini dagli orchi e invece si sta cercando di vendere più dvd non è una cosa molto corretta
.
 
Tu fai parte anche de iMille. Che ne pensi di quello che sta succedendo nel Pd e l’elezione di Franceschini, voi che avete sempre chiesto rinnovamento...
 
Beh insomma Franceschini non è poi così vecchio, ok questa è una battuta...Guarda non so se invecchiando si diventa pompieri, ma io non è che credo in grandi cambiamenti rivoluzionari, soprattutto in questo paese; analizzo i cambiamenti per i loro risultati. Sicuramente è stato molto insoddisfacente questo primo anno post elettorale del Pd e sono state molto insoddisfacenti le modalità con cui si è rinnovata la leadership del partito dopo le dimissioni di Veltroni, modalità che sono state molto burocratiche direi. Detto questo poi, sicuramente Franceschini in queste prime settimane si è mosso in una maniera abbastanza furba e accorta.

Io dico da molto tempo che a questo partito è mancata, tra le altre cose, una giusta dose di furbizia, anche dal punto di vista comunicativo; lui sta intervenendo molto, sta facendo delle cose, anche se molte di queste cose sono di comunicazione e non necessariamente di sostanza, ma ricordiamoci anche che il Pd ha un’opposizione ed è un’opposizione con le armi piuttosto spuntate, quindi la sua arma migliore in questo momento è la comunicazione, è la proposta, ma non il conseguimento di risultati concreti, è la capacità di far vedere che c’è qualcosa. Anche rispetto a questo sarebbe il caso che il Pd si distinguesse dai partiti della maggioranza mostrando una competenza maggiore sulle cose come la rete e internet di cui parlavamo...
 
Sì, ricordo una frase di Soru che diceva “Internet non basta, bisogna ritornare alle sezioni”. Ma non si potrebbero fare entrambe le cose?
 
Sì sono contrapposizioni che dimostrano una certa superficialità di analisi nel pensare che ci sia, appunto, un mondo di internet e un mondo degli operai nelle fabbriche. Ci sono gli operai delle fabbriche che quando tornano a casa vanno su internet e sanno usare internet, spesso, con maggiore accortezza di quelli che parlano di loro
 
Credi, come blogger che tasta il popolo della rete e come appartenente al partito, che questi cambiamenti possano portare a qualcosa, a far passare quella disillusione seguita alle primarie?
 
Secondo me non deve tornare la fiducia, secondo me la disillusione, il disincanto sono, intanto assolutamente ragionevoli, e poi sono l’arma migliore per affrontare il cambiamento e ottenerlo. La disillusione è figlia dell’illusione, farsi illusioni sull’Italia a breve termine è assolutamente una follia e molto poco lucido. Bisogna con totale disincanto e disillusione pensare di progettare qualcosa che porti dei risultati a lungo termine e lavorare su questo e guardare ogni piccolo successo come un grande risultato. Siamo messi così male, e guarda lo dico con totale ottimismo...
 
Beh bella come opposizione...
 
Sì le due cose sono simmetriche, la percezione di come siamo messi male rende talmente ottimisti rispetto alla possibilità di migliorare, che non possiamo che migliorare.
 
E per stasera (comincia il programma di daria Bignardi - sua moglie ndr – L’era glaciale)? Come prevedi questa prima puntata?
 
Beh bene, bene, mkia moglie è brava...

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