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Google pronto a lanciare un servizio di streaming musicale

Lo streaming è il futuro della musica? La domanda non è nuova. Ian Youngs della BBC se la poneva già tre anni fa, quando realtà come Spotify cominciavano a fare numeri degni di nota. Se precedentemente la musica digitale era intesa come Youtube o il downloading (non sempre legale), oggi sembra sempre più che il mercato si sposti verso questa forma di fruizione, sorpassando a destra anche la rivoluzione iTunes, al punto da spingere la Apple a pensare a un servizio dedicato (iRadio).

La notizia ce l'ha data The Verge che racconta di come molto probabilmente oggi Google, all'interno della I/O Conference, appuntamento annuale per gli sviluppatori di software, annuncerà il proprio esclusivo servizio di streaming. Una notizia bomba per il settore che, però, non dovrebbe sorprendere visti i numeri che fanno altre aziende (Spotify dichiara 24 milioni di utenti regolari, di cui 6 milioni quelli paganti).

L'azienda di Mountain View avrebbe già stretto degli accordi commerciali con le tre maggiori label musicali: Universal Music Group, Sony Music Entertainment e Warner Music Group (che non confermano né smentiscono).

Il servizio - riporta sempre The Verge - non dovrebbe allontanarsi molto da quello che oggi fanno Spotify, Deezer, Pandora etc, ovvero dare la possibilità di canzoni on-demand da ascoltare in streaming sul proprio Pc e i propri device. Google ovviamente non sarebbe un novellino del mercato, anzi. Con Google Play e Youtube (sul quale sono stati annunciati cambiamenti, con l'introduzione di canali a pagamento), infatti, è uno dei maggiori competitor in alcuni settori del mercato della musica e dell'intrattenimento, in generale.

La differenza notevole con alcuni altri servizi di streaming, riporta il New York Times, sarebbe che Google non prevederebbe un pacchetto gratuito, ma solo un abbonamento che si aggirerebbe intorno ai prezzi dei competitor, ovvero, circa 10 dollari. E non si saprà neanche quali saranno i ricavi per gli artisti, uno dei tasti dolenti che le aziende di streaming hanno dovuto, e devono tutt'oggi affrontare. La risposta a questo interrogativo, Daniel EK, CEO di Spotify, l'ha data qualche mese fa al SXSW di Austin. V

isto che Spotify paga ogni volta che la canzone viene ascoltata e non una volta e basta come succede per i downloading, Ek dice che la domanda che solitamente viene posta è sbagliata: “La domanda che gli artisti dovrebbero porre non è 'Quanto sono pagato per lo streaming', ma 'Quante volte la mia canzone può essere, potenzialmente, suonata'”.

Non resta, quindi, che aspettare qualche ora per capire più precisamente quale sarà la novità che Google apporterà al mercato.

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