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Siria: il ruolo dei miliziani venuti dall’estero

Aumenta il ruolo dei combattenti jihadisti in Siria. Lo scopo, quello di controllare il nord occupato dalle truppe ribelli, in modo da detenere, alla fine della guerra, un forte potere negoziale. 

 Non più solo siriani nella guerra civile. Secondo quanto riportato dal Washington Post sarebbe in aumento il peso delle forze straniere nell'area. In particolare sarebbero i volontari jihadisti i controllori della fascia a nord del paese sotto l'occupazione dei ribelli. Tra loro anche gruppi qaidisti come Islamic State of Iraq and Syria, interessati ad inserirsi nella regione, sfruttando la propria potenza militare per assicurare la sicurezza degli abitanti delle città, in cambio del loro consenso.

Provengono da LibiaTunisia, Arabia Saudita, ma anche da Kuwait, Cecenia, Giordania, Iraq ed Emirati Arabi Uniti. Secondo le stime di alcuni analisti statunitensi, la presenza di volontari jihadisti si attesterebbe tra le 6000 e le 10000 unità, più di quante siano state riscontrate in Iraq o in Afghanistan. A questi numeri un altro centro d'analisi americano come IHS Jane's aggiunge gli islamisti della linea dura, stimati attorno alle 30-35000 unità. Raggiungerebbero quindi, assieme ai jihadisti veri e propri, i 45.000 uomini, quasi la metà di quelli coinvolti nella lotta contro Assad. Numeri da prendere con le molle, perché nessun centro d'analisi militare è completamente indipendente. Numeri però, comunque utili per capire il fenomeno.

Tanto tale fenomeno è preso in seria considerazione, da spingere Marc Trévidic - un importante giudice dell'antiterrorismo francese - ad affermare che gli attacchi con armi chimiche a Damasco avrebbero spinto verso il salto di qualità l'impegno dei gruppi jihadisti stranieri nel conflitto siriano. Uno scenario che conferma l'incubo della frammentazione tra le bande operanti nell'area, ben mille, secondo IHS Jane's. Fatto che rende il fronte semmai ancora più pericoloso, instabile e difficile da ricomporre secondo le odierne pratiche di Peace Building. A chi rivolgersi, infatti, se gli oppositori anti-Assad sono così compositi e difficili da riunire sotto un'unica autorità?

Al momento il fronte ribelle vede competere l'Esercito di Liberazione Siriano e Islamic State of Iraq and Syria, di cui abbiamo parlato sopra. La circolazione delle armi leggere dopo l'avvento della Primavera Araba si è però inserita in questo processo, rendendo sempre meno importante - presumibilmente - il ruolo di grandi intermediari al fini di ottenere il materiale con cui combattere. Se infatti qualche tempo fa si riferiva della vendita di armi ai ribelli da parte della CIA, e più in generale da parte dei servizi segreti di mezzo mondo, un'analisi di L'Indro rivela qualcosa di più complesso. In Siria ci sono sì le armi vendute dai servizi, ma anche armi ormai famigerate come l'AK47, o addirittura alcune risalenti al periodo vittoriano, di fabbricazione britannica.

Armi cioè facilmente reperibili attraverso uno qualsiasi dei tanti canali che ne animano il mercato. Solo la distanza percorsa potrebbe essere indice di un'organizzazione più ampia, necessaria per portare il materiale dal Nord Africa fino in Siria. Sforzi remunerativi, ma che non necessariamente necessitano di lasciapassare pesanti come quello della CIA. Semplicemente le armi, come il denaro, non dormono mai.

 


Foto: VoaNews/Wikimedia

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