Con una maggioranza di 314 deputati la Camera presieduta da Gianfranco Fini solleva il conflitto di attribuzione tra poteri dello stato davanti alla Corte Costituzionale per il caso giuridico-mediatico del momento: il Rubygate.
Lo scontro istituzionale in corso dovuto ai problemi personali di un presidente del Consiglio politicamente sempre più debole e la Procura milanese - che lo ha rinviato a giudizio con pesanti accuse di concussione e sfruttamento della prostituzione minorile per le note vicende riferite a Ruby Rubacuori - rischia di assumere un risvolto preoccupante per lo svolgimento della "normale" vita democratica costituzionale, e che non può non preoccupare lo stesso Giorgio Napolitano.
Con tale decisione il fondo sembra essere stato veramente toccato da una classe politica mercenaria, disposta a tutto pur di salvaguardare un premier politicamente sfinito nel tentativo di far quadrare i conti al fine di assicurarsi una risicata maggioranza parlamentare, pur di tutelare specifici interessi affaristici e corporativi di una casta alla quale si tenta di assicurare perfino i "vizi" più sconvenienti.
Cercherò di esporre i fatti in base a ciò che ho capito di questa sporca faccenda.
La procura di Milano è venuta a conoscenza di fatti rilevanti ai fini di indagini che hanno portato al rinvio a giudizio con rito immediato - cioè senza passare per il gip (giudice per le indagini preliminari) - per Silvio Berlusconi.
Si dà il caso che il nostro Premier sia anche deputato della Repubblica, pertanto la maggioranza della Camera di appartenenza - 314 deputati per essere chiari, compresi Ministri e Sottosegretari - hanno deciso che il Presidente del Consiglio non possa essere giudicato dalla giurisprudenza ordinaria (Procura di Milano) in quanto se reato c'è stato questo è stato commesso nell'esercizio delle sue funzioni.
La nostra Carta Costituzionale prevede per il Presidente del Consiglio e per i Ministri che per i reati commessi da questi nell'esercizio delle loro funzioni competente a giudicare sia il Tribunale dei Ministri. Quest'ultimo è composto anch'esso da magistrati, in tutto e per tutto "uguali" a quelli milanesi, ma c'è una particolarità. Anche nel caso in cui il Tribunale dei Ministri evidenziasse che i reati siano stati effettivamente commessi, si renderebbe necessaria la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti dell'imputato alla Camera dei Deputati - che evidentemente, stando ai numeri negherebbe.
Il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato viene quindi sollevato davanti alla Consulta, ma ciò non significa che il procedimento giudiziario che vede imputato per l'ennesima volta Silvio Berlusconi sarò interrotto, infatti il processo comunque si potrà celebrare.
Questo vuol dire che la procura di Milano comunque fisserà le udienze, che partono proprio il 6 di aprile. Il punto invece è tutto politico - infatti sollevare il conflitto di attribuzione il giorno prima che parta la prima udienza del processo Rubygate significa dare un appoggio politico agli avvocati difensori dell'imputato illustre, anch'essi parlamentari, tentando cioè di sollevare uno scontro con la magistratura senza precedenti.
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06/04 19:45 - pv21