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Risparmiatori "brutti, sporchi e cattivi"

A ben vedere la sola arma vincente, anche nella “vicenda risparmio”, è la piazza rumoreggiante e reclamante, a prescindere da leggi, regolamenti, norme costituzionali e consolidate prassi del mondo bancario. 

I movimenti di piazza dei risparmiatori danneggiati nelle recenti vicende bancarie - Banca Etruria ed altre - stanno conseguendo l’obiettivo tangibile di “sensibilizzare” (o meglio spaventare) Governo ed autorità preposte, con paventati riflessi negativi in termini di risposta elettorale e di affidabilità del sistema bancario.

Leggo in questi termini e con queste “interessate motivazioni” le promesse di ristoro a favore dei possessori di obbligazioni subordinate vendute a suo tempo da Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara e CariChieti. 

L’ipotesi in questione viene rappresentata, con dovute cautele interpretative, da organi di stampa a caratura nazionale. 

Non entro nel merito di queste promesse finalizzate a stemperare i clamori diffusi intorno al fallimento (e rivitalizzazione) delle banche in oggetto, ai finanziamenti concessi a soggetti discutibili ed ai palesi conflitti d’interesse registrati. Non discuto della bontà o meno di ripagare i risparmiatori danneggiati, o solamente alcuni, sempre nell’ottica di chetare temporaneamente le acque.

Mi chiedo però: erano così “brutti, sporchi e cattivi” i risparmiatori che avevano acquistato titoli di Stato dell’Argentina e, più recentemente, i risparmiatori che, puntando sull’affidabilità della Grecia, quale Paese fondatore dell’Unione Europea, ne avevano acquistato le obbligazioni statali (in euro ovviamente)? 


Ebbene questi risparmiatori, anche in barba al dettato dell’articolo 47 della Costituzione italiana - “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme …” - hanno visto azzerato o quasi il loro investimento senza che nessuno, a Roma, a Bruxelles ed a Francoforte, muovesse un dito per ripagarli del loro denaro a suo tempo risparmiato ed affidato nelle mani di Stati sovrani. 

La Banca Centrale Europea oggi stampa tranquillamente 60 miliardi di euro al mese ed acquista dalle banche europee i titoli in loro possesso. Ed esse, il più delle volte, parcheggiano questa benevola, discutibile liquidità aggiuntiva presso la stessa BCE (Francoforte) sostenendo un costo annuo per il relativo deposito pari allo 0,30%. La BCE con tale pratica tra l’altro ha buttato giù il valore dell’euro nei confronti di dollaro (da 1,30 a 1,09), yen ed altre valute. 

Ebbene: non si potevano stampare pochi milioni di euro per soddisfare i possessori di obbligazioni statali bidonati dall’Argentina e dalla Grecia? Ne avrebbe guadagnato in credibilità la BCE, l’Unione europea nel suo complesso ed il sistema bancario (italiano ed europeo) che, di fatto, aveva contribuito a collocare e “smistare” le obbligazioni in parola. Ne avrebbe guadagnato il popolo europeo in serenità e conseguente capacità di spesa e di ulteriore risparmio. 

Ricordo ancora le parole del Ministro del Tesoro Tommaso Padoa Schioppa, a proposito dei dubbi intorno alla solvibilità della Grecia: non succederà mai che uno Stato facente parte dell’Unione Europea non ripaghi i risparmiatori possessori dei titoli di Stato emessi a suo nome.

A ben vedere la sola arma vincente, anche nella “vicenda risparmio”, è la piazza rumoreggiante e reclamante, a prescindere da leggi, regolamenti, norme costituzionali e consolidate prassi del mondo bancario. 

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