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  Home page > Attualità > Cultura > Rigoletto: la tragedia italiana della cultura
di Maria Rosa Panté lunedì 6 settembre 2010 - 0 commento oknotizie
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Rigoletto: la tragedia italiana della cultura

Zubin Mehta non ha usato giri di parole. Il ministro per i Beni culturali Sandro Bondi, secondo il grande direttore d’orchestra, è "senza vergogna" per il trattamento e per i tagli riservati agli enti lirici. Da Mantova la notizia è rimbalzata a Roma con immediata replica del ministro.

Grande risalto al Rigoletto in mondo visione su Rai Uno, la stessa rete Rai che ha osannato l’impresa, ma che non ha dato notizia nel noto TG (del capocomico Minzolini) delle critiche del grande direttore d’orchestra al ministro per la cultura, l’esimio poeta Bondi (detto Bond, mi chiamo Bond agente 000).

 

Bond si è difeso tirando in ballo gli ultimi 15 anni di gestione degli enti lirici, mettiamo che abbia ragione, ma forse non ha calcolato che negli ultimi anni è il suo schieramento politico ad aver avuto per lo più in mano il governo del paese...

A difendere Bond si è innalzata la vuvuzuela vivente Capezzone, che altro dire di lui?

Il punto è che il maestro (un extracomunitario va detto) dice le cose come stanno, il punto è che la crisi della cultura in Italia è la crisi di tutti gli Italiani, di chi ha ancora un cervello funzionante, di chi invece l’ha da tempo (un quindicennio?) staccato. Mi spiace offendere qualcuno, ma che in Italia i tagli siano alla cultura è suicida, abbiamo capito siamo in mano a dei kamikaze.

Senza le città d’arte, l’opera lirica, il teatro che ne sarà dell’Italia? Resta la gastronomia, ma forse non basta. Quanto al paesaggio siamo il paese più cementificato d’Europa.

E dunque Mehta fa un appello che, secondo me, dovrebbe varcare le Alpi e risuonare per il mondo intero perché il suicidio culturale dell’Italia è il suicido culturale dell’umanità, visto che abbiamo la maggior parte di siti Unesco, cioè di luoghi di una tale bellezza, storia che sono patrimonio dell’umanità.

Per capire cosa succede ho anche spulciato nei programmi dei teatri italiani, soprattutto in quelli di provincia (magari padana! Ma non solo ahimé) prevale il cabaret, genere nobilissimo, ma possibile che il resto non esista quasi più o sia logora ripetizione o snob sfoggio di sperimentalismo?

Insomma siamo tutti meno colti: anni di berlusconismo senza efficaci antidoti, anni di logoramento e annichilimento della scuola pubblica (fino alla catastrofe della purga Gelminax) ci portano a un danno terribile cui l’Italia e l’Italiano, mi spiace dirlo, da solo non può far fronte. L’urlo di Mehta, che Minzolini (e il suo padrone) non ha ritenuto degno di menzione (almeno nell’edizione delle 20 del TG del sabato), spero si dilati e corra, corra per tutto il mondo perché lo sperpero italiano della cultura impoverisce tutta l’umanità.

Diciamolo, così come il berlusconismo senza antidoti con molte connivenze ci ha conciati, non siamo più nemmeno in grado di apprezzar le bellezze che i nostri avi ci hanno davvero indegnamente consegnato.

E infatti i migliori dei nostri giovani emigrano, chi prima, chi dopo, stanchi di resistere eroicamente nella terra dei senza vergogna come i bond e gli altri come lui.

di Maria Rosa Panté lunedì 6 settembre 2010 - 0 commento oknotizie
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