I costi del Progetto C.A.S.E. che ha prodotto le 19 new town a L’Aquila vengono spesso analizzati, ma raramente comparati e valutati. Per il fatto che l’onere sostenuto dalla Protezione civile è costantemente aumentato nel tempo, mentre sta regolarmente calando il numero di sfollati ivi ricoverati, in comodato d’uso. Tutte le case di questi C.A.S.E. furono fatte come provvisorie, ma durature, per dare un tetto a coloro che nel capoluogo ebbero (ed hanno tuttora) la casa inagibile o distrutta.
Tutte progettate dall’ing. Gian Michele Calvi ipotizzando un costo di 560milioni e tutte terminate a febbraio 2010. Indi, passarono in gestione al Comune. Ciononostante, solo ora, il successore di Bertolaso ha reso accessibile l’ultimo resoconto di spesa che, con una sorprendente maggiorazione del 45,7%, ora sfiora gli 816milioni d’Euro. Avvenuta assai prima dell’incremento dei costi delle escort e della benzina. In un periodo di grande preoccupazione per la “stagflation” (combinazione d’inflazione e recessione), - ma senza l’intervento dell’uomo ragno o della mafia -. Semplicemente, in corso d’opera superando il quinto d'obbligo della base d’asta dei contratti d’appalto già stipulati. Quindi, applicando una sostanziale revisione dei prezzi base per le nuove forniture e per le lavorazioni aggiunte, in variante del progetto iniziale. A tutto vantaggio delle ditte aggiudicatarie, direbbe chi volesse mettere il naso come San Tommaso o la lente come San Clemente su questo documento della P.c..
E scoprire che, per realizzare 150 edifici residenziali da appoggiare su 150 piastre antisismiche, fecero un appalto sia in modalità aperta (per gli edifici, gli ascensori, gli arredi ed il verde) sia a trattativa negoziata (per le piastre e le opere d’urbanizzazione). Poi, decisero d’incrementare l’entità del Piano C.A.S.E. con altri 14 edifici-piastre. Ed assegnarono i nuovi lavori, di quantità inferiore al quinto d’obbligo (150:5=30, e 14<30), alle stesse ditte esecutrici dei precedenti e senza alcuna revisione degli importi appaltati. D’altronde, come l’appetito vien mangiando, costruendo i 164 edifici-piastre già cantierizzati vollero fare altri 20 edifici–piastre. Con nuovi costi, per via del superamento del quinto d’obbligo (150+14+20=184–150=34>30), di sole 4 unità. Senza riserva alcuna da parte della Conferenza dei Servizi aquilana. Con il beneplacito del Tesoro. Con il silenzio della Corte dei Conti che non verificò questi conti della sovrana corte operante in deroga ed in stato di perenne emergenza. Solo quattro gatti (e neppure al bar, ma sui blog) valutarono tutte le carenze dei C.A.S.E. sollecitando la realizzazione alternativa di M.A.P., più adeguati ai bisogni degli sfollati, di minor impatto ambientale, con tempi di realizzazione inferiore e, soprattutto di minor costo. Così, la struttura diretta dall’ideatore delle c.a.s.e., nonché direttore dei lavori e gestore delle risorse disponibili, proseguì imperterrita nella realizzazione del più grande cantiere del mondo. Con ritmi di lavoro stratosferici, in tempi da record epocale, dato che ben 17mila sfollati (400 a settimana) dovevano lasciare le tende per occupare i 4.600 alloggi completamente arredati (con televisore al plasma) delle 184 case dei 19 C.A.S.E., immersi nel verde e costituenti la strordinaria “new town”, mirabilmente diffusa in tutta la conca aquilana.