Quattro minuti per quattro chilometri. Strade bloccate con motorini e automobili, così da evitare che passanti e forze dell'ordine possano bloccare la competizione. A partire dalla metà degli anni Novanta tutte le grandi mafie italiane – compresa la Sacra corona unita, che sul fenomeno ci ha basato addirittura una pax mafiosa – hanno messo le mani sul business. Un miliardo di fatturato annuo il guadagno derivante dalle sole scommesse. Sembra un film alla "Fast and Furious", è invece la realtà delle corse clandestine dei cavalli, la prima voce di guadagno per la zoomafia.
PALERMO – Quel 27 giugno 2011 sarebbe stato un giorno come tanti. Anzi, una mattina come tante. Sarebbe stato uno dei tanti giorni in cui a Palermo non succede niente se non fosse stato per quella carcassa, proprio di fronte ad una delle gelaterie storiche della città. Un cavallo, nero, giace ormai da poco meno di 24 ore accasciato sul fianco sinistro e con una coperta addosso, posta dai vigili verso le 8 di quella mattina. Uno spettacolo raccapricciante e destinato a durare ancora per altre 24 ore, il tempo necessario affinché il Comune appalti a qualche ditta del catanese il recupero e lo smaltimento del cadavere. È già il terzo caso in pochi mesi: prima un cavallo morto in via Ernesto Basile, di fronte all'università, con la gola tagliata. Poi un altro, rinvenuto a pezzi in un cassonetto nel quartiere Ballarò. Se questa storia fosse un film, e un film non è, come vedremo, sarebbe un film sulle auto. Auto da corsa, per la precisione. Auto come quelle di “Fast and furious” di Rob Cohen (capitoli successivi annessi), con le lucette sotto ed i motori truccati. Uno di quei film in cui per quanto cambino storie e personaggi c'è sempre una scena, identica a se stessa in qualunque versione la si guardi: la corsa.
UNA QUESTIONE DI CAVALLI. Le corse hanno, in qualche modo, un loro rituale. Inizia tutto con il sopralluogo, quando le vedette – in macchina o con i motorini – perlustrano la “pista” per controllare che non ci siano intralci di nessun tipo (traffico eccessivo o forze dell'ordine per lo più). Dopodiché gli spettatori – che spesso sono le stesse vedette o gli scommettitori – si dispongono in modo da impedire il passaggio a vetture esterne che potrebbero bloccare la corsa durante il suo svolgimento ed a quel punto, una volta raccolte tutte le scommesse, i due contendenti si dispongono alla partenza. Motori accesi e cavalli rombanti. E se Vin Diesel viveva la vita «ad un quarto di miglio alla volta», a Palermo, a Catania, a Napoli la vita i cavalli la vivono ad una manciata di minuti alla volta. Quattro, solitamente. Quattro minuti per quattro chilometri, in molti casi in salita. È questo quello che i fantini chiedono a campioni come “Ira funesta” o “Tempesta”. Perché questo, dicevamo, non è un film. Questa è la realtà. Una realtà che sta prendendo sempre più piede tra i boss della criminalità organizzata, che sia essa la Sacra Corona Unita pugliese, la camorra o le 'ndrine che ormai spadroneggiano – come sempre più ci viene rivelato dalle cronache – nel nord Italia. Si chiama zoomafia, fatturato annuo sui tre miliardi (fonte: Rapporto Zoomafia 2010 della LAV, Lega Antivivisezione), di cui le corse clandestine dei cavalli rappresentano un terzo del fatturato. Per non parlare dei guadagni di tutto l'indotto che ci gira intorno.
L’interrogativo è se questa denuncia servirà a qualcosa. Comunque combattendo l’indifferenza (...)
20/09 09:49 -