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  Home page > Attualità > Cronaca > Quella, non è mia figlia. Il caso irrisolto di Romina Del Gaudio
di Eliana Iuorio (sito) giovedì 14 luglio 2011 - 0 commento oknotizie
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Quella, non è mia figlia. Il caso irrisolto di Romina Del Gaudio

Una ragazza scompare.

Saluta la madre al mattino, e parte alla volta di Giugliano, alle porte di Napoli, anzi no.

Aversa.

Chissà, se quella mattina di giugno, il caldo era così soffocante come in questi giorni, tale da non consentirti di rammentare neanche il tuo nome, o di distinguere con facilità cifre e lettere stampate su un foglio, di quelli che servono ai promoter per vendere abbonamenti telefonici.

Ti ho chiesto di parlarmi, ma non mi hai dato risposta.

Nel tuo appartamento, al Vomero, scorgo tua madre.

La vedo ferma, con gli occhi persi nel vuoto ed il cervello che gira.

La “sento”, pensare.

Provo a ripercorrere le fasi di quella giornata, quel maledetto 4 giugno 2004.

Entravi ed uscivi dai negozi del centro di Aversa, carica di speranza, per concludere un contratto, che tradotto nel linguaggio di chi lavora, significa denaro: poco, ma in grado di soddisfare parte dei tuoi bisogni.

Romina Del Gaudio aveva 19 anni quando è scomparsa nel nulla, quella drammatica giornata di sette anni fa.

Vendeva contratti telefonici, per esercizi commerciali.

I colleghi la seguono con lo sguardo, nell’entrare ed uscire dai negozi.

Spesso a mani vuote.

Ma ad un certo punto della mattinata, la perdono di vista.

Romina non si trova.

Attimi frenetici che diventano giorni, tra polizia, informazioni, depistaggi, teorie, telefonate.

Ed il 21 luglio del 2004, a San Tammaro (Ce), presso il sito borbonico del bosco di Carditello, viene rinvenuto un cadavere, meglio, uno scheletro.

Ossa che si presentano subito, ad uno sguardo attento, come “vecchie” di secoli.

Ma non è così, diranno gli inquirenti. Sono stati i topi, i cani, a dilaniare il corpo, a seguito dell’omicidio.

Sì. Omicidio. Una coltellata alla schiena e due colpi calibro 22 alla testa, come per porre fine a quella vita in modo deciso.

O come un’esecuzione. 

Comincia un dramma, che conduce fino ai nostri giorni.

Ho incontrato Giorgio Pace, coraggioso avvocato di parte civile, legale della madre di Romina, Grazia Gallo.

Una donna combattiva, che non si è mai arresa e che vive ancora aggrappandosi ad una speranza.

“Quel cadavere non è mia figlia” – suole ripetere.

Avvocato Pace, chi era Romina Del Gaudio?

Una semplice ragazza del vomero di appena 19 anni, al momento della sparizione, che lavorava come promotrice di contratti di telefonìa.

La mattina del 4 giugno 2004 partì da casa con destinazione Giugliano (Na), insieme ai suoi compagni di lavoro; successivamente - come dichiarano gli stessi colleghi - “mutarono idea” e si recarono ad Aversa, per promuovere questi contratti.

Arrivati sul posto, Romina si diede appuntamento con i colleghi, nel posto ove si erano lasciati, per rivedersi lì per l’ora di pranzo, ma a quell’appuntamento lei non si presentò mai.

Gli amici cercarono nell’immediato di contattarla, telefonandole, ma il cellulare squillava e nessuno rispondeva; in seguito se ne perderanno tutte le tracce, perché ad un nuovo tentativo, il cellulare risulterà “staccato”.

Vennero avvertiti i familiari, che cominciarono le ricerche (la madre ed alcuni parenti); attivate le forze di polizia, che inizialmente presunsero un allontanamento volontario, poi, trascorsi i giorni cominciarono ad indagare in altra direzione.

Il 21 luglio del 2004 vengono trovati dei resti umani presso il bosco della reggia di Carditello, grazie ad una segnalazione telefonica anonima. Dall’esame del Dna disposto dal pm ed eseguito dal Ris si evinse che i resti erano appartenuti a Romina Del Gaudio; da quel momento in poi partirono le ricerche dei colpevoli di questo efferato delitto, perché la ragazza venne trovata con una coltellata alla schiena e due colpi di pistola alla testa; i resti furono trovati in avanzato stato di decomposizione e quindi anche questo comportò una grande difficoltà, nella ricerca del Dna della vittima e dell’assassino; secondo il perito nominato all’epoca dal pubblico ministero, il corpo fu dilaniato dai cani randagi, dai ratti e poi a ciò si aggiungeva un’esposizione di circa un mese agli agenti atmosferici. In un simile contesto, le operazioni peritali furono davvero complicate.


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di Eliana Iuorio (sito) giovedì 14 luglio 2011 - 0 commento oknotizie
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Napoli Omicidio Corpo Scomparse

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