Sono le 15.00 di un pomeriggio un po’ meno afoso di questi giorni di luglio.
E’ un’ora insolita per Daniele. Ci confessa che lui, a quest’ora, di solito, dorme.
Sta lavorando, ci dice, a un progetto molto particolare. E’ in attesa del maestro Mauriello (voce ed anima di Napoli, storico cuore pulsante della Nuova Compagnia di Canto Popolare). E’ visibilmente emozionato, per questo incontro artistico, che in realtà si trasformerà in un incontro umano anche per noi, con l’emozione di trovarci in pieno “backstage”. In studio c’è il maestro Piero Gallo: le sue dita stanno “danzando su una mandola”. Chiacchieriamo un po’, prima di procedere con l’intervista vera e propria. Enzo Cangiano (il chitarrista del gruppo, n.d.r.), è incredulo: in studio ha riconosciuto la sua prima Gibson, guardandola solo dal retro; l’aveva venduta una decina di anni prima, a Port’Alba. La stringe a sé, accarezza la sua “amica ritrovata”: è felice. Si respira passione nell’aria, e la prima domanda nasce proprio da questa atmosfera.
Come nasce questa “passione”, per la musica, Daniele?
Più che una passione, è stata un’esigenza, un’urgenza di raccontare e raccontarmi. Vivendo a Scampìa, ho vissuto situazioni, conosciuto persone, ho avuto anche punti di rottura nella misura in cui ero portatore sano di un bagaglio culturale che mi era stato trasmesso dai miei genitori, che scendendo giù al quartiere è entrato in contrasto con quello che ho ritrovato. Da questo “magma ribollente” di contraddizioni e vissuti, fondamentalmente nasce la mia voglia di raccontare la realtà che mi circondava. Poi “agg cuminciat a scrivere canzoni”, e la cosa più naturale (siamo agli inizi degli anni ’90), stava arrivando il “vento” dei 99 posse, del tanto decantato “rinascimento napoletano” arrivava anche in periferia; quindi mi è risultato spontaneo e naturale, raccontare “in modo incazzato” tutte le cose che avevo da dire. Poi ho incontrato tante persone, lungo il mio viaggio, tra cui Alfonso Muras, Luciano... come in tutti i gruppi, capita che “uno porta ‘o bassista, n’ato ‘o chitarrista”, poi c’è chi va via, chi torna, fino a quando siamo stati scoperti da Radio Demo, una trasmissione di Rai Radio1; siamo stati primi in classifica, per questo programma, per almeno due anni; abbiamo avuto il primo contratto discografico grazie a Ninni Pascale della Polosud; poi siamo cresciuti, tanti concerti, tante collaborazioni…
E’ uscito “La mia città”, il nuovo singolo di Edoardo Bennato, sappiamo della tua collaborazione…
Collaborazione è una parola grande! Sia io che papà (pcchè ‘nce sta pure papà, a ‘nu certo punto, ‘ca sta pittann).. vabbè, con Edoardo c’è un rapporto che va al di là della musica, c’è la stima, l’amicizia, credo che sia uno dei più grandi cantautori che abbiamo in Italia; è andata così: a ‘nu certo punto (stevo durmenn), intorno alle tre del pomeriggio, mi arriva una chiamata di Edoardo: “arò staie?” ed io “Edo, stò ‘ncopp” e lui “sto venenn, aggia fa ‘na ripresa arèt ‘e vele pcchè ‘e a cantà ‘na parte ra canzone”. Sono sceso, siamo andati dove ci avete visti, nel video, e ho interpretato (recitato), alcuni passaggi della canzone.
In quel video, indossi una maglietta particolare…
Non è un caso, se la indosso. E’ la maglietta dell’associazione ®esistenza anticamorra; c’è un rapporto particolare tra noi e loro: di stima e di amicizia da anni; sono molto legato a Ciro Corona, abbiamo fatto le scuole insieme. Ammiriamo molto, il loro lavoro sul territorio, perché con tanta passione e coerenza, cercano di portare avanti un po’ il discorso che noi facciamo in musica, ma loro lo fanno in modo più incisivo; hanno a che fare con i ragazzi a rischio del quartiere, cercano di riportarli a scuola, di seguirli nei loro studi; mettono in piedi tante attività, per contrastare quella che sappiamo essere dominante nel nostro quartiere, ovvero la mentalità camorrista, per offrire un’alternativa, delle possibilità diverse da quelle dell’offerta di manovalanza, della criminalità organizzata.
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