Raggiungo telefonicamente Roberto Alajmo, gentile e disponibile, “non amo teorizzare su qualcosa che ho già scritto” inizia ”perché vuol dire che scrivendo non sono stato esaustivo. Fammi delle domande, ragioniamoci assieme”.
Dal momento che lo spunto per queste riflessioni è stato il suo pezzo on line del 17 Luglio (sopra citato) dove si nomina il romanzo di Nicola Gardini, gli chiedo curiosa: "Ti vengono in mente altri titoli, autori, che hanno subito lo stesso non trattamento divulgativo in Italia?".
Alajmo non fa nomi. “ Ce ne sono tanti, moltissimi” mi risponde “ma rischio di dimenticarne e comunque sarebbe una lista fine a se stessa”. In effetti la domanda è provocatoria. Il romanzo di Gardini è uno dei tanti, un nome per tutti si potrebbe sintetizzare. “Non si tratta di questo o quello, altrimenti diventa sterile come approccio. E’ piuttosto la logica, ciò che scatena il fenomeno, che vale la pena di discutere. Esiste una precisa dinamica, dove l’editore conosce l’autore, entrambi (o uno dei due) conoscono il giornalista, il giornalista scrive, e la scrittura ritorna tra editore e scrittore , che è anche giornalista magari. E’ un triangolo chiuso, che il più delle volte si autoalimenta. Un triangolo delle Bermuda dove scompaiono i libri alieni. Ciò che esce sui giornali è lo specchio di questa situazione e il lettore, quello abituato alla lettura, ha fiuto ormai. Se legge, tendenzialmente non è uno stupido. Non compra solo perché su Repubblica, e cito Repubblica perché è il quotidiano che leggo abitualmente, trova la recensione di quel critico o giornalista con esperienza. In narrativa le recensioni cartacee non fanno vendere”.
Alajmo è diretto, centra nodi e li espone. La dinamica divulgativa, promozionale anche, delle recensioni su quotidiani o riviste è tutt’ora dibattuta e ambita da moltissimi esordienti e non. Eppure Alajmo insiste: “attualmente il mio libro più venduto, "Palermo è una cipolla", è quello che non ha ricevuto recensioni cartacee, nemmeno una. In pratica sui giornali non se n’è scritto. Eppure è stato acquistato più degli altri. Le recensioni il più delle volte servono a tenere alto l’ego dello scrittore, i lettori comprano seguendo conoscenze, consigli e gusti diversificati, raramente si fanno influenzare dalla recensione di tal dei tali. Poi c’è il giornalista che si fissa su un autore o un libro e decide di lanciarlo, fa le classifiche di grandezza –Roth è il più grande, seguito da Vargas Llosa, a ruota tutti gli altri– e questo approccio agonistico riesce ad attrarre il lettore".
Ma tutto questo vale per un certo tipo di narrativa, quando le storie sono storie, più o meno frutto della mente dell’autore, senza la precisa intenzione di raccontare realtà concrete, come nel caso di ‘I Baroni”.