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 Home page > Attualità > Politica > Porta a Porta: l’anti-camorra da salotto

Porta a Porta: l’anti-camorra da salotto

Lo show anticamorra.

Ieri sera ho deciso di guardare la televisione: RaiUno, seconda serata, lo show dell’anticamorra.

Ieri sera ho visto la linea del Garigliano davanti a me. Nitida nonostante la nebbia che si alza dal fiume. Una barriera che impedisce a chi sta da una parte di vedere quello che succede dall’altra. Sono due nazioni, che si osservano distese sulle sponde del Garigliano. Bisogna avere forza, coraggio e mente aperta per oltrepassarla. In una direzione o nell’altra.

Quella linea del Garigliano così ben descritta da Sergio Nazzaro nel suo libro “Per fortuna che c’ho la camorra”.

Ieri a Porta a Porta chi stava a Sud di quella linea cercava di spiegarlo ma non era ascoltato. 

Le parole ferme di Rosaria Capacchione, di Franco Roberti, di Maria Nazionale urtavano con la diatriba politica tra le onorevoli Picierno e Mussolini.

Grida, urla, parole vuote, proclami: quanta bella gente, quanta incomprensione! Discutevano di Napoli perchè avevano letto Gomorra.

Le parole dei politici: “Tu ci sei mai stata nei bassi? Io ci sono stata in campagna elettorale nel ’93”. “In tutta la Provincia di Caserta c’è una volante”. Quelle dei giornalisti: “Sono stato una volta a Scampia a fare un’inchiesta”. “Franco Roberti ha detto che a Scampia, non si può entrare, lo Stato allora che ci sta a fare?”.


Rosaria Capacchione e Franco Roberti erano silenti, muti, immobili, come chi sta zitto perchè fa “le cose serie”.... Immagino i loro pensieri e mi piace credere che, per un attimo, hanno pensato a Totò, alle frasi finali della Livella: “Sti ppagliacciate ’e ffanno sulo ’e vive: nuje simmo serie...appartenimmo à morte!”. (Queste pagliacciate le fanno solo i vivi: noi siamo seri, apparteniamo alla morte).

 

Rosaria Capacchione e Franco Roberti vivono quel territorio ogni giorno. Conoscono le strade, i volti, gli odori. Sì gli odori! Sotto la linea del Garigliano ogni senso è acceso, pronto, teso. Un odore di benzina, di copertoni, di latte, può trasformarsi in una pista o nella tua salvezza: chiedetelo a quanti hanno visto la loro macchina o il loro negozio in fiamme.

 

Ma chi è nato sotto la linea del Garigliano non vi riesce a spiegare perchè i suoi sensi sono accesi, per lui lo sono e basta. Chi è nato sotto la linea del Garigliano non chiede conto a Roberti dell’affermazione: “A Scampia gli agenti di polizia devono entrare in assetto anti-sommossa! Come potrebbe mai entrare un vigile nelle Vele a prelevare un bambino per farlo andare a scuola?”. No, mio caro Direttore di Libero, nessuno lo chiederebbe mai. Chi, come lei, lo chiede non vuole o non riesce a capire cosa succede oltre la nebbia del fiume.

Quando si invoca lo stato bisogna ricordarsi che, in terra di camorra, lo stato sono poliziotti e carabinieri, uomini in carne ed ossa, con moglie e figli. Sono agenti che ogni giorno ci mettono la faccia davanti a boss che portano 50 kg di tritolo in giro per la Campania Felix.

Uomini che la sera quando chiudono la porta sanno che nessun allarme e nessun porta blindata difenderà la propria famiglia.

 

Non basta esserci venuto una volta a nord di Napoli. Bisogna dormirci, essere svegliati dagli elicotteri, bisogna scendere e andare dal tabaccaio e trovarti “un morto che cammina” in fila davanti a te e stringere i polmoni. Pregare che la sua condanna non arrivi in quel momento mentre compri un pacchetto di Malboro Light e non fumi neanche.

 

Chi può trovare una soluzione? Chi passa il fiume dietro i vetri scuri di un auto blu? Come può capire cosa succede? Non ha tempo e allora adotta il metro più semplice: buoni e cattivi. Un manicheismo infantile che poi trova sfogo in un ancor più semplice “destra contro sinistra”, che trova sfogo in due onorevoli l’una contro l’altra. Deputati eletti in Campania che parlano senza sapere, senza conoscere neanche i nome dei luoghi per i quali si agitano: “Mèlito” invece di “Melìto”... Come posso credervi? Come posso pensare che abbiate una soluzione (mi basterebbe anche un’idea) se non sapete neanche dove sono e come si chiamano le roccaforti di Sistema. Dovrei credervi per atto di fede?

Ho smesso di credere troppo tempo fa, ma non di sperare. Di sperare che qualcuno abbia cose sensate da dire e da fare, come Rosaria Capacchione che, con la semplicità dei grandi, interrompe tutti e dice: “Ma a Castelvoltuno si sono alternati destra e sinistra, eppure non è cambiato nulla?”. Rosaria è una giornalista seria che sa di cosa parla e non si è dovuta leggere Gomorra per scoprire i casalesi. Anzi, putroppo, sono i casalesi che hanno scoperto lei e hanno emesso la loro sentenza. 

Però Rosaria ha avuto la scorta solo dopo che in tribunale è stata letta una lettera di Bidognetti e Iovine che minacciava lei, Raffaele Cantone, Roberto Saviano. Prima di quella lettera Rosaria aveva già ricevuto minacce ma solo se Sistema alza il tiro ci si muove. Sotto scorta, un’altra, un’altra ancora. “E adesso scortateci tutti”...

Sotto quella linea se sei un giornalista serio vai incontro a questo. Sopra quella linea non rappresenti un pericolo, perchè non capisci e non sai descrivere. O descrivi male e allora dici che in tutto il territorio di Caserta c’è una sola volante, quando in realtà si tratta del territorio del Commissariato di Casal di Principe – il fatto rimane comunque grave, perchè parliamo del cuore di Sistema – ma è mala-informazione e io che ti ascolto perdo fiducia in te... E’ così difficile da capire?

E in mezzo sempre loro: agenti, giudici, giornalisti, commercianti, cittadini. Persone che vedono questi circhi mediatici arrivare e ripartire, rubando, ogni volta, un pizzico di speranza.

E allora ti chiedi perchè a Porta a Porta non ci siano Cosentino e Landolfi, ti chiedi perché nella “terza camera” nessuno gli faccia domande. Ti chiedi che ci facciano due onorevoli così, ti chiedi se non sei solo, come gli agenti, come i giudici, come i giornalisti.

Perchè si può essere soli anche circondati da migliaia di persone. Perchè si è soli quando puoi morire per sbaglio o per desiderio altrui e chi rimane vivo sarà ancora da solo, a piangerti.

Perchè in terra di camorra si muore ogni giorno. Perchè se chiedi macchine o giubbotti per gli agenti ti rispondo picche o ti mandano l’esercito. Ma tu avevi chiesto uomini che conoscono il territorio, agenti addestrati, no lenti militari con il mitra.

Allora dovresti chiedere al Ministro degli Interni come sia possibile che il giorno che è arrivato l’esercito a Casale due sicari siano entrati nel bar del Corso principale di Casale e abbiano ucciso un uomo. Dovresti chiedere chi ha disposto i militari sul territorio senza riuscire a controllare l’arteria principale della città. Allora inzi a pensare che sia solo facciata e che la faccia ce la mettono sempre quegli stessi agenti e quegli stessi giudici.

Visualizzazione ingrandita della mappa

Così mentre pensavo, mentre tutto intorno era vuoto parlare, mi sono reso conto che si perdeva di vista il punto del problema: i ragazzi e il territorio. Per farlo bisogna tornare alle pallottole di Secondigliano. Ai sibili che sono la risposta di Sistema ad un occhio cavato. Ma questa notizia non le leggerete altrove perchè nessuna agenzia l’ha battuta ed il ragazzo non è stato curato in nessun ospedale.

E’ sera, i ragazzi sono andati al cinema, al maxi-cinema: l’UCI di Casoria. Qualche sguardo di troppo, una parola e scatta la rissa. Dalle mie parti è così, la linea che separa la vita dalla morte non esiste. Non è sottile: non esiste. Una rissa “Ciro” (lo chiameremo così) strappa un occhio al figlio di “uno importante”. Ciro è nervoso quella sera, ha la fama di uno duro anche se ha “solo” quattordici anni. Ciro ha la fama di uno che "se devo prendere duecento schiaffi due li do comunque". Ciro ficca una oggetto appuntito in un occhio, forse lo fa apposta, forse no. Forse è solo quella rabbia che ti porti addosso, quella rabbia che Lucariello (frontman degli Almamegretta, ndr) descrive con cinque dita.

Un gesto, uno veloce. La polizia arriva scompaiono tutti. Il ragazzo sanguinante è curato da qualche parte, in qualche studio medico. L’occhio è andato.

Il boss depone la sentenza e procede con la condanna. I ragazzi di Sistema vanno nel circolo a cercare Ciro. Lui non c’è, si nasconde, oppure è fuggito. Allora sparano sui suoi amici, ragazzini di Secondigliano trafitti dai proiettili. Hanno tra dodici e i sedici anni ma a quei rumori ci sono abituati. Questione di sensi. Sparano, non parlano, ma il messaggio è chiaro: "vogliamo Ciro".

Ciro ha fimato la sua condanna. Ora lo cercano, ovunque. A Napoli un minorenne morirà, non si sa quando, non si sa dove. Ciro morirà a 14 anni e questo fa male. Qualcuno dica alla Picierno, alla Mussolini, a Feltri e a Vespa di non farci una puntata di Porta a Porta quel giorno, perchè ieri sera parlavano senza sapere mentre Ciro scappava al nord; forse con cinque dita nelle mani e nelle orecchie o forse con Maria Nazionale e Gigi d’Alessio.

Non lo so ma questa volta non vorrei rimanere, ancora una volta, solo ccu’ povere mmano’ (con solo granelli di polvere tra le dita dei Co’ Sang– ndr).

 

Commenti all'articolo

  • Di Aldeste (---.---.---.230) 7 novembre 2008 17:37

    Spendere i soldi per i militari va bene, aumentare gli organici dei commissariati di zona no. I giubbotti antiproiettile sono vecchi e non reggono più. Però mandiamo i soldati. 30 sbirri per controllare tutto il territorio di Castelvolturno. Per questo, e non solo, tutto cade a pezzi. Ma mandiamo i soldati. Dai salotti si discute della morte del sud. La destra con i suoi proclami facili, la sinistra con Veltroni e il suo PD cosa nuova che chiude la campagna elettorale a Napoli inneggiando a Bassolino.
    Esisterà un mondo dove non ci sono i Iervolino, Bassolino, Landolfi e Cosentino?
    In attesa dei nuovi fuochi d’artificio dei casalesi che hanno 50 kili di tritolo. Saperlo in anticpo non serve a nulla. Faranno il botto di sicuro. Ricordate il pm Roberti all’ultima puntata di Anno Zero? Affermò: "E’ in atto una strategia stragista". Poi ci furono i sette morti ammazzati di Castelvolturno. Tranquilli, non saranno gli ultimi. Sorridiamo, siamo il paese degli abbronzati.    

  • Di Paolo Praolini (---.---.---.165) 8 novembre 2008 00:07
    Paolo Praolini

    Discutere in un bel salotto in TV di camorra è diventato di moda.
    Si perchè l’argomento è uno di quelli che fà salire gli ascolti.
    Poi poco importa se gli attori come Mussolini, Vespa, Feltri ne sappiano ben poca cosa degli accadimenti a Scampia o di Via dell’Avvenire a Napoli, o di come sono costretti a vivere i cittadini da quelle parti.
    Dove quando cammini su un marciapiede tornando a casa sei con l’orecchio teso ed ascolti ogni minimo calpestio alle tue spalle, cercando di aumentare il passo con il cuore in gola e raggiungere rapidamente il portone di casa tua prima di riprendere fiato .
    Come dici tu Francesco c’è un confine che delimita il vivere civile dal non vivere.
    Perchè chi vive in quelle zone non può trascorrere una vita normale chiudendo gli occhi di fronte alla realtà quotidiana.
    Si convive con la delinquenza minorile come ci raccontano le cronache, dove a 12 anni si è disposti ad ammazzare un coetaneo,
    dove il racket ogni giorno stringe il collo a migliaia di commercianti e li piega alle loro volontà,
    dove i ragazzini per pochi soldi fanno da corrieri per lo spaccio di stupefacenti,
    dove un tuo vicino di casa domani potresti trovarlo freddato per le scale in un bagno di sangue quando torni dal lavoro,
    dove ti strappano un braccio e ti ammazzano per rubarti l’automobile o l’orologio,
    dove ti scippano la borsetta disposti anche ad ammazzarti se hai incautamente pensato di andare da sola a ritirare la pensione,
    dove un turista non può andare con una bella auto o esporre un bell’orologio senza rischiare di essere assalito,
    dove un giornalista che compie il proprio lavoro seriamente portando la verità allo scoperto rischia ogni giorno la vita o sotto la continua pressione psicologica del ricatto...


    Finiamola con le montature di Bruno Vespa e compagni che organizza queste trasmissioni esclusivamente perchè deve dar conto ad un contratto con la Rai.
    Basta.




  • Di virginia (---.---.---.96) 8 novembre 2008 09:58

    Non conosco bene la situazione di cui si parla. Anche io ho fatto anni fa un reportage da Napoli sui ragazzini di strada... un reportage da ridere, se non da piangere. Ma allora la situazione non era ancora degenerata.

    Bene, Francesco. Il tuo articolo dovrebbe essere mandato via fax a tutte le redazioni di giornali e tv. E’ scritto con la passione e la ragione dell’impegno civile.
    Proviamoci tutti a vedere la realtà senza le lenti rosate o annerite.
    Un articolo, il tuo, che potrebbe concorrere a un Pulitzer, perché negli Usa (forse) c’è meno paura ad esporsi.

  • Di Luca dalla provincia di caserta (---.---.---.132) 8 novembre 2008 20:44

    Hai scritto uno dei pezzi più belli che abbia mai letto, complimenti. Aggiungere parole a quanto hai perfettamente fotografato è oggettivamente superfluo. Che dire: che Dio ce la mandi buona...
    Ps: ma lo sai che anche la maestrina Picierno vanta "nobili" parentele? 

  • Di Frank57 (---.---.---.244) 8 novembre 2008 22:27

    L’ho visto, casualmente, quel filmato di Porta a Porta sul sito di un quotidiano e ne ho letto la sintesi. Ma ciò che hai scritto è ampiamente esaustivo e dubito di poterlo trovare sui siti "ufficiali" dell’informazione. Il racconto che hai fatto ricorda Saviano per la precisione e l’accuratezza. Se permetti vorrei riprenderlo per postarlo sul mio blog: www.ilsilenziodeisentimenti.splinder.com
    Condivido le tue amare conclusioni, soprattutto se riferite alla cosiddetta classe dirigente.
    Ho appreso casualmente dell’’esistenza di questo sito che promette di essere interessantissimo. Complimenti e sempre avanti con il tuo lavoro. Ti ho inserito tra i segnalibri.
    Frank57

  • Di Isabeau (---.---.---.156) 10 novembre 2008 01:38
    Patrizia Dall'Occa

    Io sono la solita, quella dei sentimenti e del ragionamento da donna. Il ragionamento di ogni madre e di ogni moglie. Io no ho letto Gomorra, non ancora, forse mai.
    Non ne ho bisogno.
    La camorra l’ho vissuta addosso, perché qualcuno di casa lavorava troppo giù... le minacce le ho respirate, le ho provate, le ho assorbite, ma con la forza di un padre che ha saputo mediare non mi hanno segnato, non mi hanno cambiato, non hanno vinto.

    Chi parla e chi scrive, non sa o non vuole sapere. Il dormire tremando, la sensazione che nulla possa servire se la sentenza è emessa, il sentirsi seguiti, pedinati, il dover rinunciare alle innocenti uscite con amici, alle scappatelle notturne perché non sai se tornerai a casa... la tua linea è reale, e la sesazione che hai trasmesso mi ha scaraventato a forza in una realtà che ho dimenticato di avere vissuto, ma che non mi ha mai lasciato.

    La vita dei reclusi nel mondo non la si può riportare su un libro, non la conosce chi governa protetto, chi compare in tv, chi si spaccia da esperto. Essere prigionieri per essere vivi è qualcosa che si può solo affrontare, spesso in silenzio, spesso senza parlare. E hai solo due scelte. La tua famiglia, o il nulla.

    Ho avuto un padre che ha saputo ragionare, mediare, sospettare, e agire.
    E’ passato, ma raccontare fa male, fa ancora paura.

    Urlare non serve. Vivere è una scommessa, continua. E accade sottovoce.

  • Di ciccio (---.---.---.234) 12 novembre 2008 15:52

    Bell’articolo Francesco, davvero ben fatto.

    Noi lo viviamo (non a livello virtuale) il territorio. Ti rilancio questo post:

    http://www.chiaianodiscarica.it/?p=320

    ciao


  • Di Federico Pignalberi (---.---.---.173) 26 novembre 2008 15:03

    Complimenti, Francesco. Hai scritto un articolo magnifico che ho avuto la fortuna di leggere soltanto oggi.
    Se continuerai a raccontare queste terre con la consapevolezza e la partecipazione di chi le vive, ci renderai felici (purtroppo) di poterci ancora appassionare a quello che succede sotto la linea del Garigliano.

    Ciao

    PS: Sono perfettamente d’accordo con Virginia sul Pulitzer

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