È uscito nelle librerie il libro “scandalo” di Marco Belpoliti sulla poetica di Pasolini: "Pasolini in salsa piccante".
Questo ottimo lavoro di Belpoliti su Pasolini, ha già suscitato varie reazioni nell’ambito culturale; reazioni e polemiche che, se non faranno crollare l’agiografia politica e poetica sull’intellettuale di Casarsa, probabilmente ne mineranno le fondamenta.
L’autore “attacca”, molto pacatamente, da vari punti di vista, demitizzando la vulgata secondo la quale Pasolini sarebbe stato ucciso per ragioni politiche e non per motivi unicamente legati alla sua “passione” per i ragazzi di vita.
Spiega Belpoliti, che basta leggere le note della curatrice dei Meridiani Mondadori di Pasolini (2005) Silvia De Laude, per rendersi conto di ciò che Pasolini sapeva sul petrolio, su Cefis, su Mattei e su tutti i “misteri” italiani di cui ha parlato, a vanvera, un certo giornalismo d’accatto.
Questo “materiale segreto” che, secondo questa ennesima panzana politico-giornalistica, fu il “vero” motivo dell’assassinio di Pasolini, era ricavato da articoli di giornali, libri già pubblicati; volumi fotocopiati ecc..; vale a dire lavori già ampiamente citati da giornalisti e studiosi. «Si uccide uno scrittore per questo?» Si chiede, e ci chiede Belpoliti. Certamente no. Per l’autore tutto queste montature furono, né più né meno, che fantasticherie da professionisti del complotto, ai quali non interessano molto i fatti veri ed appurati, ma la prouderie dei lettori.
Quindi l’intellettuale friulano, secondo Belpoliti; non fu un martire delle trame occulte degli anni Settanta, ma solo un individuo che durante un rapporto mercenario, finito in un tragico litigio, fu ucciso da Pelosi, un ragazzo non ancora maggiorenne, il quale, come egli dichiarò in sede di istruttoria, si ribellò alle prepotenze sessuali di Pasolini.
Dice Belpoliti in un’intervista sul Sole 24 Ore: «Pasolini è diventato un martire, una sorta di profeta dei tempi che cambiano. Ma viene rimosso il fatto che il più grande intellettuale italiano, poeta, cineasta, romanziere, giornalista, editorialista, è stato anche, in qualche modo, un pedofilo: un tema tabù. A maggior ragione se questo fatto è la radice stessa del suo poetare».
Dunque la poetica di Pasolini è, secondo Belpoliti, la pedofilia. La poetica di Pasolini è tutta incentrata sulla “sessualità” come la intende lui, e sulla sua visione del mondo; quella visione del mondo che lo portava allo sfruttamento “sessuale” di ragazzi di vita che venivano dal sottoproletariato allo stesso modo in cui ora i “buoni padri di famiglia” hanno rapporti “sessuali” con le minorenni extracomunitarie, che sono costrette a prostituirsi, come se fosse tutto assolutamente “normale”.

E allora si deve dire con forza che questa “normalità” viene legittimata da una cultura connivente che legittima la distruzione psichica dell’identità umana di ragazzi e ragazze minorenni, colpevoli solo di appartenere al Sud del mondo; quel Sud del mondo che non è mai stato un dato geografico ma un fatto economico e soprattutto culturale: storicamente le classi abbienti hanno sempre sfruttato le classi povere distruggendone in primis l’identità umana. E questo vale per le classi economiche meno agiate, per gli extracomunitari e anche per le donne che da Pasolini venivano etichettate come assassine e puttane quando queste erano costrette ad abortire. Sull’inserto Queer di Liberazione, del 30 ottobre 2005, Maria Rosa Cutrufelli scriveva: « … però, però anche Pasolini si macchia di una qualche volgarità quando nomina le “oltranziste dell’aborto” » cioè le femministe che lamentano la solitudine della donna in questo dramma, e lui dice «Capisco». Ma poi aggiunge: «Però quando era a letto non era sola». Frase terrificante.
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28/11 18:32 - Gian Carlo Zanonhttp://www.nazioneindiana.com /2010/04/08/sullomicidio-di-pasolini-replica-a-marco-belpoliti/ (...)
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