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Papa contro Papa. Benedetto XVI seppellisce il dogma sull’infallibilità di Pio IX e si dimette

C‘è chi nella storia dell’ultimo secolo di Santa Romana Chiesa è rimasto famoso per aver voluto un Concilio come papa Giovanni; chi per aver interloquito con i terroristi delle Brigate Rosse per la salvezza di Moro, come Paolo VI; chi per aver avuto un pontificato brevissimo, come papa Luciani; chi per essere venuto da oltre cortina, aver avuto un lungo pontificato ed essersi preso addirittura una pallottola in San Pietro, come Giovanni Paolo II.

Papa Ratzinger in questa galleria di glorie volute e non volute, di accadimenti drammatici, di tiri mancini del destino, ha rischiato un pontificato di basso profilo. Dismessi i panni del grande teologo dei tempi della Congregazione della Fede, la tunica bianca non è riuscita a tradurre in evidenza pratica la sua visione filosofica e spirituale. Comprensivo, serio, coerente e sensibile non ha impresso il proprio colore al pontificato, anzi, stava rischiando di essere sovrastato dagli intrighi e dalle dinamiche del palazzo, uno su tutti, il caso del banchiere, suo caro amico, Gotti Tedeschi.

Con le dimissioni, Benedetto XVI ha surclassato tutti i suoi predecessori ed è sicuramente al primo posto nella hit parade dei papi più famosi.

Ironia a parte, nessuno prima aveva messo in pratica un atto del genere. “Cocciuto” come un vero tedesco, non deve aver dato ascolto a nessuno.

Le sue dimissioni aprono la strada a innovazioni che potremmo definire “rivoluzionarie” per l’ambiente… a partire dall’abbassamento dell’età pensionabile (attualmente 80 anni per i cardinali) che è costata una serie infinita di polemiche e di grossi malumori all’interno delle gerarchie, al ringiovanimento di apparati e funzioni.

Ma non si tratta solo di innovazioni diciamo così amministrative, quanto di innovazioni dottrinarie di non poco conto. Fino ad oggi, infatti, nessun pontefice, nemmeno papa Giovanni, aveva messo mano al dogma dell’infallibilità del papa proclamato da Pio IX. Dogma che stabilisce la superiorità assoluta del pontefice in ordine alla dottrina e dunque all’impossibilità di criticare o modificare direttamente i decreti papalini.

Si tratta di un dogma che è costato molto al Vaticano, basti pensare ai problemi con le chiese evangeliche per non parlare del dialogo con le altre religioni, in primis quelle monoteiste. Un dogma che ha pesato e pesa come un macigno e che ha causato un’emorragia continua di consensi tra fedeli e tra fedeli e teologi, non ultimo il caso di Hans Kung. Benedetto XVI poteva rimanere e delegare ad altri o all’apparato, come hanno fatto i suoi predecessori, parte del suo potere … invece ha preferito lasciare.

“… Nel mondo di oggi – ha detto papa Ratzingher - soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell'animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato. Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l'elezione del nuovo Sommo Pontefice".

L’annuncio ha colpito il mondo intero. Nessuno o pochi hanno capito il suo gesto, la sua rinuncia. Si percepisce solo che si tratta di un atto, come lo definisce lo stesso Benedetto XVI, “grave”. E allora perché non affidarsi a Dio, allo Spirito e concludere la propria esistenza su quello scomodo scranno che lui stesso aveva accettato non più giovanissimo?

Non voglio lanciarmi alla ricerca dei perché o del per come, al momento si rischia solo di dar corpo alla fantasia personale, tuttavia non si può fare a meno di notare oltre al gesto rivoluzionario dell’ecclesiastico, il sano realismo dell’uomo e del teologo: lo spirito opera attraverso le persone e la legge di causa effetto, nessuno ne è immune, nessuno è al di sopra… papa compreso: transeat gloria mundi… tempus fugit.

Commenti all'articolo

  • Di (---.---.---.33) 12 febbraio 2013 15:47

    La temperanza, quarta virtù cardinale, chiederebbe ad un Pontefice di farsi artefice di un percorso unitario della "Chiesa", intensa come insieme di credenti, con scopi trasparenti di umanitarismo, privi di politica e di interessi; per iniziare un simile percorso quel Papa ha la necessità di portare le due anime presenti nella "chiesa", intesa come struttura, alla visione unica o al limite all’individuazione di un percorso unico. Per programmare ciò, occorre essere in possesso di energie fresche, non datate e corrose da tanti anni passati in quel contesto diviso, ricco di potere temporale curiale, esercitato in modo troppo politico e poco spirituale. Bene ha fatto Papa Benedetto XVI, con un limpido atto di umiltà, riconoscere i propri limiti, con coerenza e con coraggio. Certi Concili dovrebbero durare più a lungo per permettere alle differenti posizioni di uniformarsi al tracciato di un unico cammino spirituale tralasciando le beghe del potere temporale.  

  • Di (---.---.---.180) 12 febbraio 2013 18:23

    Questo non è un confronto ! Sono sue papi diversi e basta. Uno è rimasto fino alla fine e quindi? Vi è piaciuto veder soffrire Giovanni Paolo II in quel modo? A me no.. E con questo non significa che Benedetto XVI sia una codardo ! Anzi, è da apprezzare ! Altro che gesto di coraggio!!! .. è un gesto d’AMORE per i cristiani che non vuole vedere soffrire ancora per un altro Papa che invecchierà fino a non potersi muovere più! SVEGLIAAA !! O CREDETE CHE TUTTO SIA MANDATO AVANTI DA ELEZIONI , DA POLITICI ??? E chi diavolo siamo noi per giudicarlo? Eh? siete forse Dio ? O per caso sta lasciando il pontificato per andare a IBIZA? Si recherà a vivere in clausura e continuerà a pregare per NOI che non siamo minimamente degni della sua preghiera ! E continuerà a lodare Dio fino a quando le forze le terranno in piedi e di questo ne sono sicura ! Lascia il suo posto a qualcuno che sia più giovane di lui..E che sia abbastanza in forze per compiere a fare quello che lui non si sentiva più all’altezza di compiere. Massimo rispetto per quest’uomo.

  • Di (---.---.---.82) 13 febbraio 2013 11:54

    Bell’articolo. Anche se non c’entra niente l’infallibilità del papa, che riguarda la dottrina e si pone a diverso livello da quello che è l’ammettere i propri limiti umani al di là del ministero che si ricopre. Ratzinger è sempre stato un progressista (basti pensare alla sua tesi di dottorato che gli fu chiesto di rivedere prima di essere accettata). Purtroppo incompreso perché fuori dal circuito mediatico al contrario di Giovanni Paolo II, quasi "divinizzato" (anche se dicevano sostanzialmente le stesse cose) ... questione di mode. Basti pensare alla buffona Emma Bonino che per prendere qualche voto in più si fece fotografare con Giovanni Paolo II (anche se si sa che i radicali possono vendersi a tutti, anche a Storace, è nel loro DNA).

    Si può essere d’accordo o meno con Ratzinger, ma ha dato una lezione a tutti ... a cominciare dagli ecclesiastici ... e se qualche politico nostrano (Berlusconi a destra e molti altri al centro e a sinistra) prendesse esempio ne guadagnerebbe l’Italia.
  • Di (---.---.---.192) 15 febbraio 2013 19:22

    Ringrazio tutti per aver commentato il mio articolo. Il commento è sempre segno di interesse e di dialogo.E proprio per questo mi permetto di precisare alcune cose:
    1) il mio personalissimo giudizio su Bendetto XVI è positivo, lo ritengo un grande, un uomo e un papa di grande coraggio. Non è facile andare contro una tradizione secolare. Le sue dimissioni sono più di un Concilio, ha detto qualcuno, in effetti aprono le porte ad un rinnovamento improcrastinabile. Si comincia con il "ringiovanimento" si finisce con una rivoluzione copernicana.

    2) Quanto all’infallibilità, mi permetto di dissentire. Il dogma dell’infallibilità emanato da Pio IX c’entra e c’entra tantissimo. Il Papa infatti non è solo un monarca assoluto, ma quando emette un giudizio in materia di "dottrina" è non criticabile perchè le sue parole sono frutto dello spirito santo, in quel momento subentra la natura divina che ispira quella umana. Le dimissioni non sono un fatto amministrativo, ma un fatto dottrinario. Se fosse stato di natura amministrativa non se ne parlerebbe così tanto e non desterebbe scalpore: è normale che a 80 e passa anni si vada in pensione. E’ normale per i comuni mortali, non per il PAPA!!!

    3) Sono d’accordo con hi ha detto che ha dato un grande esempio ai politici .... o meglio a tutti quelli che sono attaccati al potere come le ostriche allo scoglio :))))

    Grazia Gaspari 

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