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 Home page > Attualità > Mondo > Niente costituzione, anche in Nepal la vecchia politica ha fallito

Niente costituzione, anche in Nepal la vecchia politica ha fallito

Non ce l’hanno fatta. Dopo 4 anni di continui rinvii alla mezzanotte di ieri l’Assemblea Costituente ha fallito il suo mandato. La classe politica, qui, come in molte parti del mondo non è stata in grado di amministrare il paese, di riformare le istituzioni, di creare le condizioni per lo sviluppo, di scrivere la Costituzione.

Niente, solo segnali negativi come i gruppi di Tamang, Limbu e agli altri Janajati (gruppi etnici) che chiedevano un federalismo basato sulle razze e, dall’altra parte, Bhaunus, Chetri e Thakuri, Dasnami che lo chiedevano su basi religiose (o almeno, come si diceva ieri “based on mixed identity), infine i Madeshi che, chiedevano il rispetto della promessa fatta dai maoisti per averli nel governo, di uno stato unico nel Terai.

Tutti divisi, con le loro fasce identificative sui testoni e le loro bandiere. Triste simbolo di una divisione creata e strumentalizzata dalla politica che, se non gestita, potrà avere conseguenze tragiche per il Nepal. Qualche botta con la polizia quando il rakshi ha superato il mezzo litro nello stomaco di qualche manifestante. E, adesso, il nulla. Nessuno sa cosa fare. L’unica proposta sensata sembra quella dei maoisti (avanzata dal primo ministro Baburam Bhattarai) che vorrebbero andare (a novembre) a nuove elezioni per rifare l’Assemblea e questo accadrà dopo l’okay del Presidente.

Il Presidente della Repubblica (Ram Baran Yadav del Congresso) s’è espresso citando uno degli articoli della Costituzione Provvisoria. Il Primo Ministro sta in carica per la gestione amministrativa poiché ha perso la carica nella dissoluzione dell’Assemblea Costituente (art. 38 comma B). Resterà lì fino alla formazione di un nuovo governo, "on the basis of political consensus" (art. 39), ma non si capisce da chi eletto e su che basi giuridiche. Insomma si stiracchia da tutte le parti il generico documento costituzionale, per cercare di trovare una soluzione alternativa alla guida maoista, come chiedono tutti gli altri partiti. La sua lettura (nei DOCS) è interessante per capire il casino in cui è stato infilato il Nepal.

Intanto, quella che si autodefinisce società civile (finanziata dai donatori occidentali) formata dagli auto-nominati rappresentanti dei gruppi etnici e castali, dopo aver soffiato sul fuoco e alimentato le fratture, sta già preparandosi a formare gruppi politici per le prossime elezioni. Ciò significa che le divisioni etniche verranno formalizzate ed esagerate per ricercare consenso. Una prospettiva non brillante.

La vera società civile, cioè i professionisti, gli imprenditori che sono comparsi in qualche manifestazione contro le divisioni, sembra allontanata dai più rumorosi. La parte migliore di Kathmandu sembra sedata dal fallimento dei partiti che hanno ripercorso (malgrado la novità maoista) la stessa strada iniziata con la prima costituzione del 1990: instabilità, divisioni interne, corruzione, nepotismo, incapacità di governare. Poiché l’unico sovrano rimasto s’è sputtanato nel 2005, non c'è neanche da pensare, come accadde allora, di assistere alla comparsa di un uomo forte o simil-tale. L’instabilità politica ed istituzionale ha toccato in questi giorni i livelli più alti e pericolosi, perché tutte le soluzioni sembrano pasticciate, contestabili legalmente e, quindi, produttrici di tensioni.

Tutto si riversa sull’economia già bloccata, sugli investimenti (quasi nulli) e, anche sul turismo. Gli operatori segnalano già qualche disdetta (specie d’indiani e cinesi) e l’ottimo risultato del 2011 (aumento del 25%), oltre Nrs. 120 bilioni d’entrate, l’8,5% del PIL e 420.000 posti di lavoro non sembra raggiungibile nel 2012.

La gente inizia a domandarsi cosa succederà in caso di elezioni, quali nuovi partiti si formeranno (di sicuro quelli etnico-religiosi, forse quello delle forze armate e di qualche tecnocrate, sicuro quello dei maoisti duri e puri). Se, com'è stato da loro dichiarato, i comitati dei Janajati (gruppi etnici quali tamang, gurung, limbu, magar, etc) si presenteranno toglieranno voti ai maoisti sotto i cui auspici si erano formati. Così come se i movimenti castali (raggruppanti bhaunu, chetri, newari) trasformati in partito, produrrà un calo dei partiti del Congresso e UML a cui erano legati.

Rimane poi il dubbio del sistema elettorale, quello passato maggioritario favorì i maoisti che con il 30,52% presero il 50% dei seggi. Gli altri partiti UML con il 22% dei voti prese solo il 14% dei seggi e il Congresso con il 23% dei voti prese il 15% dei seggi. I Madeshi, alleati ora incazzati con i maoisti per il non rispetto delle promesse di un unico Terai, presero solo il 6,15% dei voti (appunto nel Terai) ed ottennero il 12% dei seggi, diventando determinanti. Per quanto possano valere i sondaggi, oltre il 75% dei nepalesi è contrario a uno stato fortemente federale e il 40% sarebbe contento di nuove elezioni. La mia impressione è che, se potessero, i nepalesi migrerebbero in massa.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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