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di crespi enrico (sito) lunedì 28 novembre 2011 - 0 commento oknotizie
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Nepal, i guerriglieri maoisti vanno a casa… forse

Il governo del maoista moderato Bhattarai sta, forse, riuscendo a chudere i campi dove, da 5 anni, sono raccolti gli ex guerriglieri maoisti. Così si dovrebbe rimettere il paese in pace e iniziare a intervenire sui problemi economici, sociali e di sicurezza delle persone. Sarebbe un successo dopo il tragico fallimento delle Nazioni Unite.

Erano bei tempi quando, prima della Rivoluzione del 2006, c’incontravamo con Pun Lama (oggi membro maoista dell’Assemblea Costituente) per mediare fra le loro esigenze di controllo e le nostre, dirette a far funzionare i progetti.

Nascosti come cospiratori in un posto splendido, una radura che sembrava aspettare solo Krishna e le sue Gopini, proprio sopra il Sun Kosi, a Kavre. Lì fra gli alberi, discutevamo per ore, in una faticosa mediazione diretta a concedere ai maoisti niente rispetto alle loro richieste: donazioni, incarichi, potere. Loro erano in pieno entusiasmo, stavano vincendo la battaglia politica e combattuta contro il governo, controllavano l’80% delle zone collinare e montane del Nepal.

Per Pun e i suoi uomini sembrava tutto facile, sfilavano con entusiasmo nelle radure di Narayansthan, sfoggiavano fucili e mitragliatrici, raccoglievano consensi fra gli studenti e gli insegnanti. Meno fra i contadini, obbligati a costanti donazioni in denaro, cibo e accoglienza. Unico problema la comparsa, rara, di qualche elicottero dell’esercito che, per avere una ragione d’esistere, mitragliava a casaccio.

Malgrado il conflitto e la clandestinità penso che Pun si divertisse più allora. Certo oggi è diventato un uomo di potere, con più soldi e facilities come tutti i capoccioni maoisti ma la mediazione fra i partiti, fra gli stessi maoisti, con i postulanti e i vecchi combattenti è sicuramente più complicata e faticosa. Oggi dovrebbe saper dire di no, ma per un politico è quasi impossibile.

Ed ecco che anche lo stesso partito, allora solido e compatto, si sfalda di fronte alle molte richieste divergenti.

I moderati intorno all’attuale Primo Ministro Bhattarai (già al tempo del conflitto considerato un po’ troppo fighetta) cercano di comporre le esigenze di governare un paese allo sfascio, di consolidare il loro potere (governo con il più alto numero di membri), di resistere agli attacchi costanti delle opposizione e di sistemare gli oltre 18.000 combattenti maoisti, sparsi in 28 campi, un po’ bolliti dalla permanenza ma sempre una forza insidiosa.

Dal lato opposto il duro Mohan Baidya detto Kiran che s’oppone a tutto ciò che propongono Bhattarai e Prachanda. Quest’ultimo, il leader supremo, sta lottando con i denti per non venir schiacciato e marginalizzato nel suo partito.

Questa è la situazione interna alla principale forza politica; l’opposizione continua a protestare perché mentre si fa qualche passo per risolvere la situazione dei combattenti, nessuno fra i maoisti sembra intenzionato a restituire le proprietà sequestrate durante il conflitto a oltre 1.000 cittadini. Queste sono diventate un reddito per il partito, i quadri periferici e i tanti profittatori che si sono aggregati. Già la Corte Suprema nel 2009 aveva ordinato il ritorno ai legittimi proprietari e lo stesso accordo fra i maggiori partiti politici che ha fatto riprendere il processo di pace (7 points agreement, poi diventato 12 points) lo prevedeva.


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