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Nepal: Gaijatra e Gay Jatra, quando la festa per i morti accompagna l’orgoglio gay

Sta finendo la semina del riso, il principale alimento dell’Asia, e per propiziare i futuri raccolti e acqua sufficiente è anche tempo di gran feste. I jakri, i sempre ubriachi sciamani tamang, cantano e danzano nella splendida pagoda di Kumbeshwor a Patan, dove, si dice, arrivi l’acqua dal sacro lago di Gosaikunda (distante qualche centinaio di chilometri) fra le alte colline del Langtang. E’ il loro momento, per fare feste, riti, sortilegi, allontanare il male: possono chiedere qualche bottiglia di rakshi (riso o mais fermentato) e una capra.

Poi il Gaijatra, la festa in cui s'accompagnano i defunti nel Nirvana. Negli ultimi anni, per assonanza, questo è anche il giorno dell'orgoglio gay, manifestazioni per chiedere e ottenere diritti.

Il Nepal è un paese che accetta di più (sempre relativamente), più aperto ai cambiamenti anche nel campo sessuale, rispetto all’India. Pur con tradizioni religiose simili, l’India sembra ancora influenzata dalle rigidità vittoriana e, ancora prima di alcuni sovrani Moghul, quelli più intransigenti. Eppure le sculture erotiche e la storia dei templi di Khajuraho, Madurai e tanti altri raccontano di un India libera riguardo ai costumi sessuali.

Oggi, l’opposizione alle disparità violente create dallo sviluppo economico, ha portato a rafforzare le parte integralista della tradizione induista (anche sfruttate politicamente) specie fra i gruppi più poveri ed esclusi dalla ricchezza: l’omofobia, gli attacchi ai fast food, gli insulti alla prima playmate indiana (Sherlyn Chopra), nuda su Playboy. Ma anche in India, come accade ovunque, quando i costumi sono rigidi, i ricchi, con soldi e ipocrisia se la spassano mentre i poveri, guardando senza toccare, sono frustrati ed incazzati.

gay jatra

In Nepal (parliamo delle città) vi è stata, nell’ultimo decennio, una generale apertura (nel bene e nel male), le ragazze girano con le minigonne, i matrimoni d’amore sono più frequenti (rispetto a quelli concordati dalle famiglie), i diritti dei gay dovrebbero entrare nella nuova costituzione. Come in ogni civiltà contadina, l’omosessualità maschile non è mai stata un gran tabù, e i segni d’affetto fra amici maschi (girare mano nella mano, sedersi in braccio) sono più diffusi che quelli fra due sposini. Senza tanti problemi, i nepalesi hanno accettato e guardano con simpatia al successo del movimento gay nepalese che, in questi giorni in concomitanza con l’assonante (omofona) e tradizionale Gaijatra ha sfilato per il terzo anno consecutivo a Pokhara (un migliaio di partecipanti): Gai Jatra has become an opportunity for transgenders to reveal their real self without any restrain, and because of this many have come out without any hesitations,” ha dichiarato il Presidente della Blue Diamond Society (BDS) Sunil Babbu Pant, deputato maoista. Pensare che solo 11 anno orsono, alla prima manifestazione, s’erano presentati solo in 48 ed oggi sono diventati centinaia, provenienti (questo è importante) da ogni distretto del Nepal.

Gaijatra-kathmandu-nepal 2

Ci racconta Gianni. Potrebbe essere: C'era una volta, in un Paese incastonato tra altissimi monti, una Valle incantata. Lo Shangri-La felice dove la vita era leggera; tra campi di riso, verdi pascoli fertilissimi e acque limpidissime e fresche. Un re e la sua sposa ne erano i venerati Signori. Ma un giorno, nel suo continuo peregrinare, la Nera Signora entrò nel Palazzo e quando se ne andò portò via con se l'amatissimo figlio. Non valse a consolare o distrarre la madre la costruzione del piccolo tempio nel lago (Rani Pokhari – Lago della Regina).

Un dolore chiuso e privato si era insediato e trionfava sovrano. Fu allora che il re invitò il suo Popolo ad esternare e condividere i propri lutti familiari. La gente uscì dalle case riversandosi nelle strade, per accompagnare i defunti verso la LIBERAZIONE, con atteggiamento festoso, perché ciò avrebbe significato l’uscita dall’eterno e doloroso Samsara (l’eterno ciclo delle reincarnazioni). Questa è una delle tante storie che raccontano l'origine del Gaijatra, la festa dei morti istituita dal re Pratap Malla nel XXVII secolo e celebrata dalla comunità Newari (il gruppo etnico prevalente nella Valle di Kathmandu).

Ogni anno, in questa giornata, i bambini si travestono da mucche (le cui corna aprono il regno dei cieli), ricevono dalla gente doci e ragali, sfilano per le strade della città.. Per chi nell'arco dell'anno è stato colpito da lutto è il momento di chiedere benevolenza per l'anima del defunto: che entri in Paradiso (nel Nirvana) questo caro estinto, e che si ricongiunga, in pace, con il Tutto. Un po’ di carnevale e di Halloween, i festeggiamenti assumono carattere giocoso, sbeffeggiante e spessissimo satirico nei confronti del Potere, come ogni carnevale che si conosca. Ritratti dei trapassati vengono portati in giro tra bambini mascherati con baffi dipinti per renderli adulti oppure con fattezze da mucca. Il tutto in processioni scandite da suoni, canti, scherzi accompagnati da qualche sorsata di chang (birra di riso) direttamente dalla brocca.

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