Da allora, molto è cambiato. 12 anni sono un epoca per un paese come il Nepal che è entrato nel mondo moderno solo alla fine degli anni’60. In meglio: maggiore attenzione per il turismo, più infrastrutture, più organizzazione, più servizi anche nelle aree remote. In peggio: il paese è meno governato, più instabile e insicuro, le aree turistiche sono state in parte rovinate dalla crescita incontrollata di lodge, alberghetti hotel; Kathmandu ha perso il fascino del passato, soffocato da costruzioni, inquinamento e macchine. Il normale passaggio verso la modernità è stato brusco; il Nepal è cresciuto economicamente, si è modernizzato è diventato più simile all’occidente (perdendo parte della bellezza di persone e cose) ma tutto troppo di corsa (anche questo è purtroppo nella natura) in maniera confusa, incontrollata non imparando dagli errori fatti da noi. Le ricchezze artistiche e maturali che sono una delle maggiori ricchezze di una nazione sono state trascurate, abbandonate, in parte dilapidate. C’è da dire che né i governanti né i donatori internazionali (che sovvenzionano da decenni lo stato nepalese) non hanno fatto niente per regolare la crescita e salvaguardare templi, luoghi, percorsi di trekking; inserire il patrimonio del paese in un progetto turistico economicamente produttivo.
Le aree più distrutte sono state quelle dove maggiore è stato il flusso turistico, quelle un tempo più belle e facilmente raggiungibili: la capitale (un tempo una meravigli,a considerata la Firenze dell’Asia), ad eccezione di Bakthapur; il lago di Pokhara e le zone di montagne più frequentate, l’area dell’Annapurna e dell’Everest. La rovina ambientale e naturale di questi posti è una delle motivazioni per cui il turismo fatica a decollare, dopo gli anni del boom conclusi alla fine degli anni ’80. Un turista deve faticare per girare Kathmandu, trovare i posti più affascinanti fra smog, macchine, case fatiscenti. Va a Pokhara e trova un lago inquinato e una fila di alberghi e tristi negozietti, sale verso l’Annapurna e incontra una strada in cui salgono jeep puzzolenti e bus scassati. Insomma, anche in questi posti bellissimi, un po’ di fascino s’è perso. Non per niente si cerca di dare visibilità al Nepal delle colline (il più bello e reale) dimenticato dai tour operator, ai circuiti alternativi di Kavre, Rara Lake e altri; al Terai (compreso Chitwan e la giungla che è sempre bellissima) alle aree logisticamente difficili come il Dolpo. Anche Kathmandu ha propri percorsi e luoghi alternativi e ancora intatti che dovrebbe essere compito del turista scoprire, girando a zonzo, senza seguire le solite rotte.


























