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di Rosa Pastena martedì 12 luglio 2011 - 0 commento oknotizie
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Neapolis Festival: due giorni di polvere, musica e divertimento

C'era una volta il Neapolis festival. E c'era un deserto di sassolini bianchi scintillanti. E c'erano persone, a petto nudo che giocavano a pallone. Ma soprattutto c'era la musica.

Anche quest'anno il Neapolis ha portato nella nostra tormentata regione un bel po' di buona musica. Chi non ha mai provato (e dico anche solo provato) ad organizzare un qualunque evento al sud, non può nemmeno immaginare le difficoltà che questa terra comporta. Moltiplica per mille i classici problemi d'organizzazione, aggiungici un enorme componente di “forse”, “meglio di no”, “uà è troppo” e mescola tutto insieme ad un'enorme dose di diffidenza e disfattismo e sarai ancora lontano dalla ricetta base per affrontare l'organizzazione di un concerto (figuriamoci un festival) al sud. Chi è lontano da queste dinamiche non sa. Chi vive in questa terra potrebbe immaginare. Ma probabilmente hanno tutti una scarsa immaginazione. Per fortuna c'è chi si sobbarca ogni anno tutto questo e riesce ad organizzare una due giorni di buona musica. Di musica, sì. Perché è la musica la nostra malattia. Ed è di musica che si dovrebbe parlare. Procediamo, quindi.

Appena entrata nell'area dell'Acciaieria sonora, lo scenario post-industriale (ma anche un po' post-apocalittico) dell'ex Italsider, mi accoglie con un torrido e insopportabile calore, ma l'essere un'assidua frequentatrice di festival europei mi ha insegnato ad affrontare qualunque tipo di clima.

Il sole è ancora alto quando gli Architecture in Helsinki salgono sul palco. Sono allegri, spontanei e divertenti. Non si può star fermi, tocca ballare. Dietro le quinte riusciamo a fare quatto chiacchiere con Kellie e Cameron (i due cantanti). Sono adorabili e solari anche di persona.

Chiediamo il perché del nome. "Sono solo due parole che stanno bene insieme, con una piccola parola in mezzo" ci risponde Cameron. E cosa vi piace ascoltare? "Amiamo molto la musica elettronica, ci piacciono molto le influenze della musica europea, i paesi scandinavi stanno producendo molta bella musica elettronica negli ultimi anni". Poi cominciamo a parlare di musica italiana. "La musica pop italiana arriva in Australia". E come mai, nonostante abbiamo fantastici cantautori e band con canzoni piene di emozioni, la nostra musica non riesce a produrre nulla di così allegro, spensierato e ballabile? "Mmmh... probabilmente è anche a causa della politica (ndr. politics nel senso inglese riguarda i rapporti di forza), - dice Kellie - l'Australia è un paese libero, non avvertiamo forti condizionamenti dall'altro e questo forse ci rende più spensierati", "Siamo la Lucky Country" aggiunge Cameron.

E nel live la loro spensieratezza viene fuori. Come stare fermi durante Heart it races, o con la più recente Conctat High (dall'ultimo album) dal beat spiccatamente '80s.

Tutt'altro sound è quello dei Mogwai. La band di Glasgow sale sul palco quando tutt'intorno è oramai scesa la sera. Lo scenario è perfetto. Il concerto dei Mogwai è una continua onda sonora. Devi chiudere gli occhi e lasciarti cullare. E' puro suono, null'altro. Nessuno effetto scenico, tutto è immobile, plastico e denso. I suoni invece sono fluidi, morbidi e vibrano nel cuore.

Credo che un'alta percentuale del pubblico fosse lì per loro. E' vero, i Mogwai tornano spesso in Italia, ma è tutta un'altra cosa non dover sobbarcarsi una trasferta per ascoltarli. How to be a werewolf, l'emozionantissima Rano Pano dall'ultimo album “Hard core will never die, but you will”, Hunted by a freak e Friend of the night alcuni dei brani, ma come dicevo non è possibile concepire il live di Mogwai come un insieme di pezzi suonati dai diversi album. E' tutto un flusso unico di note e distorsioni impossibili da ignorare.

La prima sera si conclude con un devastante momento di Amarcord. Gli Skunk Anansie sono una delle band che amavo di più da adolescente. Urlare a pieni polmoni le canzoni che dio-sa-solo-come ancora ricordo alla perfezione è stato liberatorio (un po' malinconico e forse pure patetico). Charlie big potato, One hundred ways, Secretly, Little baby swastikkka, Weak as I am – durante la quale Skin cammina letteralmente sul pubblico -, sono le canzoni che mi riportano a quando avevo i capelli rasati rossi e pensavo che con il mio attivismo avrei cambiato il mondo.


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