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Most beautiful island di Ana Asensio

Manhattan è la protagonista del film, l'isola principale di New York, la most beautiful: le giovani donne anonime che una ad una vengono inquadrate nella folla dei marciapiedi all'inizio del film, ben vestite e curate nell'aspetto, fanno pensare a quante vite diverse ci sono in quella città rutilante e scintillante, molte appese a un filo, in the city that never sleeps (da Liza Minnelli), dove tutto esiste e sembra a portata di mano, ma chissà quanti non se la possono permettere, se non hanno soldi o assicurazione per curarsi.

Una è Luciana, spagnola come lo è Ana Asensio regista e attrice principale; chissà quanti vivono di espedienti o sopravvivono appena, quanti giacciono nei bassifondi. In uno di questi deve arrivare anche Luciana, pur di racimolare 2000 dollari che le sembrano una fortuna, disposta a partecipare ad uno strano ed equivoco party di cui non sa nulla, che si rivelerà angosciante e pericoloso, un gioco feroce. E' veramente al limite per accettare quel “lavoro” di una serata, non vede futuro e del passato ha solo gli oggetti della sua bambina perduta, della quale ancora le trasmettono l'odore. L'amica russa Olga le ha detto che alcune sue amiche non le vede più perché New York le ha mangiate, e non può essere altrimenti in una città (o mondo) dove molti ricchi eleganti e senza scrupoli si permettono costose perversioni.

Direi “vibrante” l'interpretazione di Ana Asensio, regista che ha voluto interpretare la parte. Dapprima nelle vesti di una giovane donna immigrata che s'industria di sbarcare il lunario con vari mezzi, poi in abito da sera e tacchi altissimi per la “serata”: la si vede interrogarsi e interrogare altre partecipanti per sapere in che posto è finita e in cosa il loro ruolo consista, poi col viso angosciato e stravolto per il panico che l'assale, infine la rassegnazione perché da quel luogo non può più scappare. Il gelato che si concede dopo quell'esperienza da incubo è la liberazione che un gesto molto semplice può garantire.

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