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La squadra di governo e lo zampino d’Oltretevere

Mettiamo fra parentesi per un attimo la crisi economica globale e le prospettive agghiaccianti (quantomeno l’incontrollato crash pare agghiacciante, ma il Nobel Roubini ha previsto un default pilotato nel 2012 per il nostro paese e magari va bene così).

Mettiamo da parte anche l’aggravarsi della situazione dovuto ad una classe politica in gran parte squalificata sia sul piano culturale che su quello etico (B. che si oppone alla patrimoniale essendo il detentore di uno dei più clamorosi patrimoni europei, sarebbe cosa da barzelletta se non facesse così imbestialire).

Concentriamoci invece su un particolare della nuova squadra di governo messa in campo e sulle sue premesse che, a detta di molti, si coagularono a Todi alla metà di ottobre, quando nella cittadina umbra si riunirono i politici cattolici di entrambi gli schieramenti (dopo che, lo ricorderete, i Radicali, da sempre indigesti alle gerarchie vaticane, furono messi alla berlina da quella stessa Rosy Bindi che a Todi portò le loro teste in un paniere omaggio per la Santa Sede, ma molti si rifiutarono di vedere quello che stava succedendo).

Oltre ai neoministri Ornaghi e Riccardi che furono fra gli organizzatori dell’incontro e Passera che ne fu relatore, la nuova compagine governativa assegna un altro dicastero importante (direi fondamentale per i referenti del ministro) a Renato Balduzzi, che fu stretto collaboratore proprio di Rosy Bindi ai dicasteri della Sanità e della Famiglia.

Fino al 2008 presidente nazionale del MEIC, Movimento ecclesiale di impegno culturale (in pratica l’ex Azione Cattolica) e componente per l’Italia dello European Liaison Committee di Pax Romana-Miic (Mouvement international des intellectuels catholiques)-Icmica (International Catholic Mouvement for Intellectual and Cultural Affairs), oggi è chiamato a occupare la poltrona per la quale era stata ventilata la candidatura di Umberto Veronesi.

Ma mai fare i conti senza l’oste: i direttori del MEIC – tanto per chiarire – sono designati dai vescovi italiani. Cioè da quella CEI, alla cui guida siede Mons. Bagnasco, che oggi (ma ricordiamo anche il tifo di Ruini per il Cavaliere) sembra designare anche i ministri della Repubblica.

E al Ministero della Salute, per dritto o per rovescio, alla fine competono cosette tipo contraccezione, aborto, testamento biologico e così via. I famosi “valori non negoziabili” di Santa Madre Chiesa (che sarebbero i nostri "diritti civili") che sono stati ripetuti, come se ce ne fosse bisogno, nel recente convegno di Scienza e Vita, in coincidenza con la nascita del governo Monti, alla presenza di big politici tipo Alfano, Bersani, Casini.

Argomenti scottanti su cui tutti sono cauti. Parlarne poco, sottovoce, evitando le buche più dure... o come ha affermato Casini: “Questo governo che nasce oggi non è un esecutivo che affronta o che poteva affrontare nel suo programma le questioni etiche”. Ma – sia chiaro – la Chiesa si è riproposta nel dopo Todi come uno dei veri poteri forti del nostro paese (se mai qualcuno ne dubitasse).

Il punto è l’indisponibilità a discutere sull’interpretazione della tutela della persona “dal concepimento fino alla sua morte naturale”. A cui si aggiunge, ovviamente, l’indiscutibile no ad ogni legalizzazione delle unioni omosex.

Bersani ha timidamente ricordato “sono un laico adulto e orgoglioso e voglio ribadire che si può essere non credenti e rifiutare l'idea scientista”, cioè che non è necessario essere baciapile per rifiutare un positivismo da quattro soldi (ma avere accanto i Radicali in questi frangenti mica farebbe male, se si pensa che il ticket Bersani-Bonino aveva conquistato Roma alle ultime regionali, pur partendo dalla catastrofe Marrazzo).

 

Il Ministro Balduzzi è anche direttore del bimestrale culturale Coscienza.

E il condirettore di questo periodico (e nuovo direttore generale del MEIC) è Carlo Cirotto, biologo, professore ordinario di Citologia e Istologia all'Università di Perugia ed esperto di processi di differenziamento embrionale.

Sull’ultimo numero della rivista Cirotto, a partire dall’analisi di una confusa lettera (come grossomodo la definisce) indirizzata a Corrado Augias e pubblicata su Repubblica a fine luglio (mannaggia l’avevo scritta io!) analizza con scrupolo la differenza tra creazionismo e disegno intelligente che, secondo lui, “portano con sé una tale carica di ambiguità da procurare difficoltà persino nel dialogo alto tra scienza e fede”.

Dopo aver liquidato le velleità “basse” dei creazionisti da barricata (quelli, per intendersi, che credono che i giorni della creazione furono davvero sette e di ventiquattr’ore ciascuno) viene presentata come non omologabile al pensiero creazionista sic et sempliciter, quella teorizzazione relativamente recente che conosciamo ormai come “Disegno Intelligente” che è stato derubricato – ingenerosamente dice il professore – a livello di “creazionismo occulto”, mentre andrebbe valutato nell’ottica dei problemi - che sarebbero da prendere seriamente - posti dai suoi sostenitori. A partire dalla necessità di contrastare “la dilagante concezione materialistica del mondo” e la teoria darwiniana considerata “promotrice di una visione atea della realtà”.

 

 

La critica “scientifica” (uso le virgolette perché ho qualche dubbio che effettivamente il termine sia applicabile al metodo usato) si fonda sull’affermazione che la teoria evoluzionista sarebbe “difettosa perché incapace di render conto della complessità della natura“. In sintesi, se si accetta che un complesso molecolare possa prendere certe direzioni sulla base di esigenze evolutive, si rifiuta l’ipotesi che singoli componenti di quello stesso complesso possano seguire la stessa strada.

Cosa, dunque, guiderebbe la singola molecola verso una certa direzione di sviluppo e non altre, se non un Disegnatore Intelligente? Che poi sia un extraterrestre o il Dio della Bibbia (o di altri libri) pare problema minore.

All’opposto dell’intelligenza disegnatrice, si dice, può esserci solo il caso, o meglio il Caso, che – con la maiuscola – assume valore paragonabile al Dio Creatore (o al Disegnatore Intelligente) per quanto di segno opposto. In entrambi i casi essi spiegano - dice il professore - ciò che la scienza non sa spiegare, ma mentre il Dio Creatore (o il Disegnatore Intelligente) è inconoscibile trascendente, il Caso sarebbe inconoscibile immanente.

E conclude: “Sono due inconoscibili che però non si equivalgono. il primo è inconoscibile perché somma intelligenza trascendente, il secondo perché totale, immanente mancanza di intelligibilità (...) E’ pleonastico dire che sto con il primo".

A me sembra pleonastico aggiungere che la carica di ambiguità pare davvero troppa.

Ma quello che mi interessa è sottolineare che è con questo pensiero – non con i creazionisti da operetta - che la cultura laica italiana si dovrà confrontare, prima o poi, se non vorrà soccombere ai cattolici, di destra o sinistra che siano. Con quali strumenti culturali si può rifiutare la somma intelligenza trascendente, se non con l’umana intelligenza che sa distinguere la vita da un (per quanto evolventesi) grumo di cellule ? che sa distinguere un corpo ormai morto nonostante il cuore battente ? che sa distinguere un ‘contratto’ sociale fra due persone, a priscindere dal loro sesso, da un vincolo sacramentale ?

Che sa distinguere, insomma.

Anche il trascendente dall'umano, tanto per ricordarci un po' di sano ateismo.

Commenti all'articolo

  • Di Damiano Mazzotti (---.---.---.171) 23 novembre 2011 14:57
    Damiano Mazzotti

    Secondo certi professori di economia è possibile risolvere le crisi economiche facendo pagare le tasse a chi ha finito i sold. Per i professori di teologia i cani possono sudare, ma solo in paradiso. Sulla terra per rinfrescarsi possono solo usare la lingua e l’acqua fresca.

    E l’acqua fresca, pagata molto care, è la soluzione dei politici europei alla crisi econonima.

    Il cerchio della deficienza ora è chiuso.

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