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La sigaretta elettronica può esplodere?

Parlando di boom della sigaretta elettronica. Letteralmente. 

Dopo lo straordinario successo iniziale, il business delle sigarette elettroniche sembra in netto calo. Molti dei negozi specializzati, spuntati come funghi negli ultimi anni, hanno chiuso i battenti e le nuvolette di vapore si sono diradate. L'entusiasmo iniziale, insomma, è scemato, complici le grida d'allarme, rilanciate da televisioni e giornali, sui possibili effetti nocivi per la salute. Le sigarette elettroniche fanno male o sono un utile strumento per smettere di fumare, esente da rischi? I pareri restano discordanti, ma l'illusione di aver trovato la panacea per la dipendenza da nicotina è ormai tramontata.

Arriva oggi dalla Francia una notizia di cronaca che potrebbe ulteriormente deprimere le speranze di ripresa del prodotto, che Oltralpe può contare su due milioni di aficiodados. Mary-Claude, una signora di 64 anni residente a Limoges, è stata ferita dall'esplosione della sua sigaretta elettronica. O meglio, è stata la batteria del congegno a provocare lo scoppio. Il referto medico del pronto soccorso parla di una bruciatura di terzo grado sulla coscia e di un'ustione di secondo grado all'altezza dell'anca. Un brutto colpo per produttori ed esercenti, alla vigilia del Vapexpo, l'importante fiera di settore che si terrà a Parigi domenica prossima.

“Il 6 di settembre – racconta Mary-Claude – verso le sei, mi trovavo a casa di un'anziana signora di cui mi prendo cura. Stavo guardando la televisione quando ho sentito un'esplosione. Era la batteria della mia sigaretta, che avevo riposto nella tasca dei pantaloni. Ho sentito un forte calore ed ho urlato”. La signora è stata portata in ospedale dove ha ricevuto le prime cure. I medici non escludono che si possa rendere necessario un innesto di pelle nelle zone coinvolte.

Dopo il danno, la beffa. Mary-Claude, dimessa dall'ospedale, è tornata al negozio dove aveva acquistato la sigaretta elettronica per chiedere una spiegazione. La risposta è stata grottesca: il titolare le ha proposto un 25% di sconto sul prossimo acquisto. A quel punto la signora ha deciso di passare all'attacco e di esporre denuncia. “Voglio capire – ha detto. Anche perché non è la prima volta che succede. Una sigaretta che avevo lasciato attaccata al caricatore era già esplosa, sprigionando un odore insopportabile”

Il caso segue quello, ben più drammatico, verificatosi in Inghilterra l'8 agosto scorso, quando una sigaretta collegata ad un caricatore non-ufficiale era esplosa nei pressi di una bombola di ossigeno, sprigionando un incendio nel quale era morto David Thomson, di 62 anni. Nella sola regione del Merseyside si erano già verificati altri nove incidenti simili, fortunatamente non letali.

Mary-Claude però ha sempre utilizzato il caricabatterie in dotazione e questo potrebbe fare la differenza, a livello legale. Jean-Philippe Planchon, direttore-generale della società Joyetech France che produce la sigaretta incriminata, ne è cosciente. “Sono stupefatto – si è affrettato a dichiarare. E' una questione che seguiremo da molto vicino. Il negozio dove è stata acquistata la sigaretta non è uno di quelli indicati da noi. Non sappiamo dove il rivenditore si sia rifornito. Si tratta di una contraffazione? Anche noi abbiamo voglia di capire cosa possa essere successo”.

 

Foto: Jonny Williams, Flickr

 

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