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di Daniel di Schuler (sito) mercoledì 8 febbraio 2012 - 0 commento oknotizie
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La riforma elettorale e le nostre scelte. Anche quella di non votarli

I nostri politicanti, dopo essere riusciti a salvare quei valori che più sono vicini al loro cuore, parlo ovviamente di quelli espressi in euro del loro appannaggio mensile, pare si stiamo decidendo ad occuparsi della riforma della legge elettorale; i colloqui tra i partiti sono già avviati e, anche se le loro posizioni si mantengono relativamente distanti, non c'è troppo da dubitare che riusciranno ad arrivare ad un accordo.

A farmelo dire non è solo il fatto che Silvio Berlusconi pare ritenga il PD "un interlocutore" (e cosa dovrebbe considerarlo? Misteri della politica e del politichese) e che questo sia considerato da Fini "un segnale inequivocabile di una certa maturazione" da parte del già Migliore degli Ultimi 150 anni (toccato dalla Grazia in extremis, dunque; siamo proprio un paese visceralmente cattolico), quanto la considerazione che le nostre forze politiche condividono gli stessi interessi fondamentali e che, come dimostra il modo in cui stanno appoggiando il governo Monti, limitandone nei fatti il più possibile l’azione, sappiano benissimo come difenderli.

C’è da scommettere che si dichiareranno tutte favorevoli ai più drastici cambiamenti, che piangeranno pubbliche lacrime (lo stanno già facendo) sulla democrazia violata dall’immondo Porcellum, ma che, rinfacciandosi le responsabilità (noi avremmo fatto, se gli altri avessero voluto), presenteranno all’elettorato dei ritocchi solo cosmetici, o poco più, dell’esistente.

Modificheranno questo o quel dettaglio, s’accapiglieranno su premi di maggioranza e soglie di sbarramento (pare che a Silvio B. piacerebbe trovare un’intesa con Bersani per modificarle, a scapito dei partiti minori e del terzo polo; pare che Umberto B. lo abbia capito e abbia minacciato l’alleato, ex e futuro, di immani sfracelli); spinti dal fuoco solo sopito dell’indignazione popolare, potranno addirittura arrivare a sacrificare un po’ di carne di peones al contenimento dei costi della politica, riducendo il numero dei parlamentari, e forse perfino giungere ad un superamento del bicameralismo perfetto con una ri-definizione del ruolo del Senato, come pare (verbo fondamentale nel paese delle maschere e non solo in politica), a sentire quel che dice Bocchino, vorrebbe Fli.

Potranno arrivare a cambiare molto, ma faranno di tutto per conservare il controllo esercitato dalle segreterie dei partiti sui candidati.

Il termine casta pare abusato e qualcuno dice suoni d’antipolitica (come se non fosse la peggior antipolitica quella che conta centinaia di rappresentanti in parlamento), ma non v’è dubbio che i nostri politicanti rappresentino una corporazione; una tra le più gelose dei propri privilegi, tra l’altro, e certo tra le più chiuse, dove si entra solo per nascita (quanti figli di, anche nel PD) o per cooptazione, e da cui, una volta entrati, non si esce più qualunque cosa accada.

Una situazione che certo il Porcellum ha esacerbato (oltre ad aver consegnato ai capi dei vari partiti, diventati signori della vita e della morte politica dei parlamentari, un potere smisurato, assolutamente extra-costituzionale), ma non troppo diversa da quella che esisteva quando, con le preferenze, era sì possibile agli elettori scegliere il nome del proprio parlamentare, ma solo dentro una rosa di candidati selezionati chissà come e chissà da chi.


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di Daniel di Schuler (sito) mercoledì 8 febbraio 2012 - 0 commento oknotizie
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