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La Sardegna coesa ha detto no al nucleare

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CAGLIARI – Non ha avuto esitazione il popolo sardo, che già alle ore 22:00 di domenica sera aveva raggiunto il quorum fissato a 1/3 degli aventi voto. L'interrogazione popolare, fortemente voluta dal presidente della Regione U. Cappellacci, non ha forza di legge ma esprime la determinazione sarda sulla questione nucleare.

Il parere contrario dell'isola si traduce nel 97,34% di sì, risultato che incoraggia fortemente gli esiti del 12 e 13 giugno.

L'associazione ambientalista fa sapere: “Il raggiungimento del quorum per il referendum sul nucleare in Sardegna è una vittoria per la democrazia. Sono stati così smentiti quanti hanno provato a delegittimare lo strumento referendario affermandone l’inutilità legata alla presunta impossibilità di raggiungere il quorum. Oggi il risultato che arriva dalla Sardegna smentisce questi nemici della democrazia".

La presenza alle urne registra un vero record e si attesta al 76,69%.

Cappellacci ha commentato: “Sono felice e fiero di questo risultato, di questa grande prova dei sardi. Sono fiero della coesione della Sardegna capace di dare una prova di unità di fronte a una scelta da cui dipende il nostro futuro – e sottolinea - il contributo positivo dell'abbinamento con le elezioni amministrative”. Abbinamento negato al resto d'Italia.

Ciò che il presidente della regione Sardegna dichiara è in netto contrasto con la politica nazionale del governo, di cui è parte, che per e con l'intento nucleare ha prima separato il referendum dalle amministrative poi, attraverso l'abrogazione di legge, sferra il colpo finale cercando di invalidare definitivamente il referendum stesso.

Il 97,34% è la dimostrazione della trasversalità della questione nucleare in Italia, che si sostiene da tempo non essere ne di destra, ne di sinistra.

In forte contro tendenza il governatore sardo precisa: “si giochi la partita del modello alternativo che deve puntare sul progetto di 'Sardegna CO2.0' che si articola in diverse direttrici a partire dall'aspetto educativo e culturale per poi arrivare a modificare le fonti di approvvigionamento con le rinnovabili che devono arrivare al 40%, mentre un 30% dovrà venire dal metano, un 10% dal carbone pulito e solo un 20% da fonti tradizionali". Infine, sottolinea l'importanza del fotovoltaico che non solo è tecnologicamente avanzato, ma anche conveniente. In conclusione, si dichiara: "un sostenitore strenuo e convinto dell'antinucleare anche a livello nazionale nonostante nel suo partito ci siano posizioni diverse".

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