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Over 50 ammortizzatori tra due generazioni di poveri

Come la giri la giri, sono destinati a faticare.

Anni 70/80 crescita economica.

Gli attuali 50enni, allora adolescenti, diedero una spinta non indifferente all'economia famigliare. Infatti, la maggior parte di queste rivendicava un posto al sole per migliorare lo status socioeconomico della discendenza.

Grazie alla prole intraprendente, madri e padri potevano contare su un reddito sempre più alto fino al momento in cui decidevano si sposarsi. Era il tempo in cui si consegnavano le buste paga ancora chiuse ai genitori, che bravi ed economi, cresciuti nel vento del dopoguerra, ne facevano buon uso. Era il tempo in cui si educava al risparmio e alla parsimonia.

Perseveranza e ambizione hanno fatto la differenza di questa generazione. Senza saperlo, hanno tanto aiutato. Era il tempo in cui si iniziava a pensare alla proprietà privata. Con gli stipendi dei figli si investiva. La casa.

Genitori e fratelli minori sono stati alleggeriti da fatiche e responsabilità. Una forza in campo notevole.

È la stessa generazione che ha cresciuto gli attuali trentenni, precari isruiti, che fino a ieri viveva la leggerezza del benessere di infanzie troppo lunghe. Figli educati all'assistenzialismo famigliare, dove il genitore è risolutore di problemi.

La certezza che la migliore istruzione avrebbe garantito lavoro di pregio con conseguente miglioramento della condizione sociale è svanita. Il padre operaio ha potuto più del figlio laureato.

“I miei figli, non faticheranno come me - e poi – non prenderò mai una lira dai miei figli”.

Un grosso errore; ma forse i tempi non lo consentono neppure.

Caparbi, intraprendenti e temprati hanno goduto di un momento storico che ha permesso loro di alzare la faccia da terra. Hanno fatto molto per la famiglia d'origine e altrettanto per la propria. Gli over 50 sono in mezzo a due generazioni di poveri. Genitori e figli.

Genitori anziani, ammalati bisognosi di cure e di sostegno economico. Figli per lo più istruiti, fragili, spesso demotivati con pochissime prospettive future, privi di certezza lavorativa. Anche loro bisognosi di sostegno economico.

Ecco, i nativi degli anni 60, anno più anno meno, hanno il compito di sostenere a vita colmando carenze e difficoltà sociali e al contempo, lottare per cautelare i propri averi.

Privi di quell'aiuto che un tempo fu dato ai padri, oggi si trovano a lottare tre fronti.

Genitori, figli e se stessi.

Si potrebbe definire la “generazione di mezzo”, di riferimento, un punto saldo, l'anello tra origine e discendenza. Troppo? No! È un dato di fatto.

È quella stirpe che ossigena passato presente e futuro, assicurando storia, continuità e sopravvivenza.

Oggi si tirano le somme di giusto e sbagliato, di fatto bene fatto male ma è corretto è doveroso riconoscere a questa genia il ruolo che ricopre, ammettendo che questo anello di congiunzione forse non è stato così fortunato.

50 anni, un'età importante. La si immagina serena, meno faticosa; il raggiungimento di una meritata stabilità.

L'errore è il convincimento che, ad un certo punto, si godrà della meritata pensione mentre i figli penseranno a tutto.

Nel ripensamento delle fatiche lo sconforto: “deve essere bello avere la certezza che nella difficoltà c'è sempre qualcuno di casa in aiuto”.

Per la “generazione di mezzo” non c'è qualcuno di casa. Si devono arrangiare, come sempre.

I giovani oggi faticano a produrre un reddito in grado di coprire i loro stessi consumi, è rimane la pesante incognita che in futuro, non potranno curare i propri genitori; ne tanto meno, salvare i beni di famiglia.

L'involuzione. Si ritorna al punto di partenza.

Per assurdo il futuro è in mano alla “generazione di mezzo”.

Ora, più che mai, è il momento di sostenere i figli per tutelare i benefici raggiunti, insegnando loro a resistere e difendere ciò gli viene lasciato e a pretendere ciò che gli spetta.

Assicurando il loro futuro, salviamo il nostro passato.

Questo è forse l'ultima fatica degli over 50.

Nel frattempo, per non perdere allenamento, è in arrivo la nuova manovra finanziaria.

Commenti all'articolo

  • Di (---.---.---.185) 2 luglio 2011 20:01

    la generazione più fortunata dacché esiste la Repubblica italiana proprio quella dei 50,che hanno potutto permettersi il lusso di mandare all’università i propri figli (30enni...), senza grandi sacrifici per il proprio tenore di vita, ed ora, si ritrovano come tutti coloro che hanno avuto 50 anni ad avere genitori anziani ed acciaccati, con la differenza che, gli attuali 50enni, possono scegliere, tra il farli ospitare dalle case di riposo od ospizi, o tenerli in casa potendo comunque, contare su delle buone pensioni ( calcolate con il metodo retributivo...), dei propri anziani, quando, no, addirittura, su piccoli capitali messi da parte dagli anziani che hanno vissuto la guerra...

    Gli attuali 50enni non hanno nulla di che lamentarsi o recriminare, sono la generazione più fortunata che abbia vissuto nella Repubblica italiana, i più sfortunati , ancora in vita in Italia, sono gli attuali 70enni, o i 40enni e le generazioni più giovani ( i minori di 30 anni per lo meno hanno potuto ottenere un titolo di studio universitario senza tanti sacrifici, relativamente alle altre generazioni, avendo i genitori che li hanno assecondati a riguardo)...i 50enni attualmente ( e da più anni) hanno in mano il potere in Italia...e si vede che uso ne hanno fatto fin’ora...i 50enni non facciano gli ipocriti, avendo un minimo di cervello, sarebbero perfettamente consapevoli che la fortuna e del grado di benessere di cui godono ( ed hanno goduto...) sono superiori, in linea generale, a quelli a quelli che sono toccati alle altre generazioni...


  • Di SABINA BARCA (---.---.---.206) 7 luglio 2011 14:56
    SABINA BARCA

    Non è stato colto lo spirito dello scritto ... forse mi sono spiegata male.
    sabina Barca

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