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  Home page > Attualità > Cultura > La Questione Maschile come questione politica (prima parte)
di iulbrinner (sito) venerdì 30 aprile 2010 - 0 commento oknotizie
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La Questione Maschile come questione politica (prima parte)

 
Il grande polverone mediatico sollevato di recente dal noto articolo di Massimo Fini su "Il Fatto", la crescente visibilità anche televisiva di ingiustizie giuridiche consumate in danno di padri separati ed altri contributi editoriali non privi di risonanza pubblica stanno a documentare come la "questione maschile" (brevemente QM) stia cominciando a filtrare, quale argomento di cultura politica, anche in sedi più ampie di quelle ristrette cerchie internettiane dove, normalmente, questa espressione ricorre ormai da diverso tempo.
 
Ma cosa si intende per questione maschile?

Darne una definizione sintetica potrebbe rivelarsi semplificatorio e riduttivo, trattandosi di una fenomenologia che investe sfere molto ampie della vita associata e di quella individuale.

Tuttavia, una definizione si rende quanto mai opportuna e va tentata.

Limitarsi ad identificare la QM nel fenomeno della misandria - ossia dell’ostilità pregiudiziale verso il "maschio" - che si registra sul piano dei comportamenti diffusi, nella prassi giudiziaria e nei conseguenti effetti sociali non consentirebbe di cogliere le cause profonde del problema; la misandria è, in altre parole, la punta di un iceberg rispetto al quale l’interrogativo che rimane irrisolto è : "cosa la rende possibile nei modelli culturali del mondo occidentale che, per statuto, nega legittimità ad ogni altra forma di discriminazione ideologica, tranne questa?".

Indubbiamente, sul piano politico-filosofico il femminismo, con la sua critica al "dominio maschile" e con la sua interpretazione della storia come storia di oppressione delle donne, ha posto le basi per un antagonismo femminile materialmente "vissuto" che ha assunto, rapidamente, il senso di una critica tout court verso il "maschio", il suo sistema simbolico ed il suo valore umano.

Eppure questo dato irrefutabile ancora non spiega come mai un movimento sostanzialmente di nicchia - sono davvero poche le donne che si dichiarano apertamente femministe e molte, invece, quelle che ne condannano gli eccessi - sia riuscito a fare del proprio messaggio un fattore di condizionamento delle culture politiche, tanto da essere stato assimilato nel "sentire comune" in modo pressoché acritico.

Forse, allora, le radici del problema sono ancora più in profondità.

Ad una riflessione più generale, le concezioni politiche che si sono andate affermando in questi primi anni del terzo millennio hanno continuato gradualmente a spostare il fulcro della propria attenzione, l’oggetto del contendere politico generale, dall’economia all’etica, dal pubblico al privato, dalla politics alla policy, dalla comunità all’individuo, proseguendo una tendenza già avviata, negli anni del c.d. "riflusso", dall’individualismo esasperato dell’io radicale e dai valori edonistici della c.d. "società debole".


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di iulbrinner (sito) venerdì 30 aprile 2010 - 0 commento oknotizie
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