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La Lega, Saviano, Formigoni e la ‘ndrangheta

Per l’ennesima volta Formigoni è riuscito a non dimettersi e continuerà dopo il varo di una nuova giunta a governare la più ricca regione d’Italia. Ma quanto durerà? Poco, molto poco, forse sei mesi forse meno. Il consenso elettorale e politico sta via via venendo meno ed il potere del “Celeste” si sta sfaldando sotto i colpi delle inchieste giudiziarie. Durante la crisi al Pirellone, la Lega nord che ha aveva fatto della legalità una bandiera da sventolare ad ogni occasione ha dovuto piegare la testa, ed ha dato il suo avvallo alla continuazione della presidenza dell’esponente ciellino.

Nonostante l’ultimo assessore della giunta Formigoni, Domenico Zambetti, sia stato arrestato con l’accusa di aver comprato voti dalle cosche calabresi della ‘ndrangheta, il Carroccio pur di non perdere l’appoggio degli alleati in Veneto e Piemonte, ha dovuto subire i diktat di Formigoni . E’ bastato un incontro avveuto a Roma tra i vertici di PDL e Lega e tutto sembra ( al momento) essersi risolto. Pur di rimanere inchiodati alle loro poltrone il movimento di Maroni è costretto ad incassare l’umiliazione di appoggiare il presidente che aveva tra i suoi un assessore “in odore” di ‘Ndrangheta. Dove è finita la proverbiale avversione per le mafie della Lega nord? Chi potrà più parlare di diversità lombarda e settentrionale?

Quando nel 2010 Roberto Saviano fu tra i primi a sollevare il problema delle connessioni tra le cosche Calabresi e potentati economici e politici lombardi, e come questi si sviluppassero anche tramite rapporti tra la ‘ndrangheta e lega nord”, Roberto Maroni insorse chiedendo una replica alla trasmissione Rai “Vieni via con me”. L’ex ministro dell’interno dichiarò: “Vorrei un faccia a faccia con lui per vedere se ha il coraggio di dire quelle cose guardandomi negli occhi. Chiedo risposta anche a nome dei milioni di leghisti che si sono sentiti indignati dalle insinuazioni gravissime di Saviano”.

Ed oggi? Cosa diranno, i milioni di leghisti dei propri dirigenti nazionali e regionali che non danno il beneservito al Celeseste il cui ex-assessore alla Casa, Domenico Zambetti pagava alla ‘ndrangheta 50 euro per ogni preferenza?

E cosa si sente di dire oggi Mario Borghezio che nel 2010 urlava indignato: “Banalizzare così un problema serio (la ‘ndrangheta) non fa bene né a lui né all’Italia. Saviano, rischia di apparire un pirla, anche se non lo è”.

 

Mentre cosa sostenere adesso un certo Davide Boni  ex presidente leghista dell’attuale Consiglio regionale lombardo, indagato per corruzione, che dopo la trasmissione di Rai 3 si sbilanciava con queste parole: “Lo scrittore ha affermato che la nostra Regione avrebbe al suo interno dei rappresentanti istituzionali collusi con associazioni di chiaro stampo mafioso .Non esistono atti giudiziari che convalidano il ‘teorema Saviano'”, annunciando “la possibilità di intraprendere azioni legali per tutelare l’onorabilità della Regione Lombardia".

Ora che ci sono le carte e gli arresti, qualcuno deve fornire delle spiegazioni all'autore di Gomorra ed all'intero paese.

Nel 2010 per Ignazio La Russa la presenza crescente della malavita al nord era un qualcosa che alcuni "intellettuali di sinistra" sollevavano ad arte solo per motivi elettorali, senza quindi nessuna relazione con la realtà della regione. Dopo la puntata di “Vieni via con me” di Fazio che all'epoca sollevò un mare di polemiche disse il fatto «fa capire che la campagna elettorale è iniziata e che Raitre è schierata». Mentre il capogruppo al Senato Maurizio Gasparri si lasciava andare in un inequivocabile: "Saviano ha confuso la sua Italia da romanzo con quella che ogni giorno segna veri i trionfi contro la criminalità organizzata". 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Della gravità del fatto che metà della giunta lombarda sia sotto inchiesta sembrano non accorgesene solamente gli esponenti della Lega e del PDL. Giovedì Matteo Salvini, segretario "padano" in Lombardia invece di chiedere scusa ai propri elettori e di fare in modo che in Lombardia si vada ad elezioni il prima possibile ha attaccato ancora una volta Roberto Saviano e su facebook senza vergogna ha scritto: “Sciur Saviano, invitandola a sciacquarsi la bocca prima di pronunciare la parola ‘Lega’, la invitiamo a riparlare quando avrà ottenuto un decimo dei risultati che la Lega, con Maroni e i suoi sindaci ha ottenuto nella lotta alle mafie. C’è chi chiacchiera - ha proseguito Salvini - e c’è chi fa, la ‘ndrangheta e le altre mafie non sono nate in Lombardia, in Veneto o in Piemonte, ma sono un ‘gentile dono’ esportato da altre terre tramite quel soggiorno obbligato contro cui la Lega combatteva quando lei giocava ancora coi pupazzi”. Saviano aveva detto che le responsabilità del Carroccio sono legate al fatto che “ha taciuto, anzi ha attaccato chiunque parlasse di legame tra economia settentrionale e criminalità organizzata”.

Purtroppo, non si può che stare interamente dalla parte dello scrittore campano. Coloro che nel 2010 dopo le parole dell'auotore di Gomorra, misero la testa sotto la sabbia oggi non possono dare lezioni di alcun tipo. E' ora di dare segnali forti , in Lombardia e nelle altre regioni italiane. Formigoni si deve dimettere. Il partito di Maroni è meglio che torni ad ascoltare la propria gente che chiede un vero cambiamento, a tutti i livelli.

Questo articolo è stato pubblicato qui

Commenti all'articolo

  • Di (---.---.---.224) 13 ottobre 2012 17:28

    Ai giornalisti e scrittori di Agoravox un consiglio : Invece di mettervi a fare lotta politica - pur legittima - utilizzando la vicenda Zambetti, perché non vi adoperate a capire in che modo si può agire per spezzare i legami tra mafie e politica e pubblica amministrazione? quali riforme vanno apportate per impedire la penetrazione dei clan negli apparati dello Stato, centrali e periferici e territoriali ?

    La polemica contro Formigoni e la sua indegna gestione politica della regione, seppur importante, ha corto respiro. Fra un anno di Zambetti saremo in pochi ancora a ricordarcene e forse anche dello stesso Formigoni, ma il problema del rapporto mafia - politica resterà.

    Chi e come impedisce che la questione sia affrontata e risolta ? è questo il vero problema.

  • Di Andrea Prati (---.---.---.246) 13 ottobre 2012 17:49
    Andrea Prati

    Lega e Pdl al nord si trovano come nel famoso stallo messicano: ognuno si tiene sotto tiro e può far fuori l’altro. Credere e chiedere le dimissioni di Formigoni non serve a nulla perché non lo farà mai. Per il semplice motivo perché egli sa benissimo che la sua vicenda politica - per fortuna - è volta al termine. Ricordiamoci che per un periodo sembrava destinato a salire al vertice pidiellino sfidando la leadership di Berlusconi. In fondo ci sarebbe stata la continuità in questo senso. Saviano nel suo monologo tv dette fastidio a questo sistema di potere raccontando in prima serata una verità di cui tutti siamo a conoscenza: solo che dirlo apertamente ha disturbato molti. 

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