Ieri 27 gennaio si commemorava la fine della Shoah, ma non abbiamo ancora disimparato a guardare l'Altro con diffidenza. Una critica ad un articolo di Antonio Ferrari di CorriereTv.
Antonio Ferrari ci ricordava la ricorrenza della Giornata della Memoria, l'anniversario dell'apertura dei cancelli di Auschwitz che ha, almeno simbolicamente, messo fine alla Shoah, cioè alla persecuzione e allo sterminio del popolo ebraico. Tuttavia la Giornata della Memoria ha assunto un significato molto più globale. Come sappiamo, già solo per fare un esempio, l'Arcigay commemora gli omosessuali vittime delle persecuzioni che avevano come fine non solo la distruzione di un popolo, ma l'epurazione di qualunque elemento contaminante che potesse indebolire la razza ariana.
Sono stati risucchiati in questo vortice di persecuzione e soppressione del diverso, infatti, ebrei, zingari, omosessuali, malati di mente, portatori di handicap, oppositori politici, anche religiosi, persone invise al regime, nemici di guerra. E' vero, quindi, che tecnicamente il Giorno della Memoria commemora la fine della Shoah, ma quanto è sintomo di un arretramento rispetto all'insegnamento che la fine della persecuzione dovrebbe averci dato pensare di dedicare questa giornata solo ad una delle categorie che sono state perseguitate e barbaramente uccise?
La Giornata della Memoria è giornata di commemorazione per tutte le vittime di persecuzione, ma è principalmente la Nostra giornata di commemorazione, la giornata di noi europei che siamo eredi se non direttamente dei persecutori e dei perseguitati, almeno dei conniventi con quel massacro e di coloro che hanno taciuto. Ma questa mia precisazione non è che la prima in riferimento alla rubrica di Antonio Ferrari sull'indifferenza “araba” rispetto alla commemorazione dell'Olocausto.
Ecco alcuni dei punti salienti della mia critica.
"Nei paesi islamici che stanno cercando di imboccare la strada della Democrazia (…) il risentimento e il rancore nei confronti dello stato di Israele e della sua politica, a volte discutibile, quasi sempre si confonde con l'antisemitismo, dimenticando che gli arabi, come gli ebrei, sono semiti". Questa affermazione a me dice due cose.
La prima è che il passaporto per passare da un sistema non democratico ad un sistema democratico è il riconoscimento dell'assoluta superiorità che ha la commemorazione dell'Olocausto sulle commemorazioni di qualunque altro massacro nella storia dell'Umanità. Gli “arabi” saranno democratici quando riconosceranno l'assoluta centralità dell'Olocausto (che nelle parole di Ferrari riguarda solo gli ebrei) come fonte di simboli, identità, riconoscimento, legittimità.
Perché l'Olocausto per noi rappresenta il discrimine fra una civilizzazione solo apparente e una barbaria mascherata dal progresso, quella dei regimi fascisti, e una civiltà che, in quest'ottica è invece assolutamente democratica. Ma è stata una nostra precisa scelta attribuire all'Olocausto questo significato, più che giusto perché noi siamo figli di quel che è accaduto e sul fare ammenda per le colpe che abbiamo commesso abbiamo fondato i progetti per un futuro più giusto.
Quello che rende chiara la mentalità è che si preferiva cercare, rastrellare, accentrare e (...)
29/01 19:27 - Fabio Della PergolaUn danno economico? non all’inizio. i campi di sterminio ricevevano una parte dei prigionieri, (...)
29/01 17:12 - Eleonora LorenzoQuello di cui parli è il pregiudizio antiebraico popolare (che esiste ancora !) le cui radici (...)
29/01 17:02 - Fabio Della PergolaVero. Tutti gli antisociali. La faccenda si spiega con il concetto di “degenerazione” cioè di (...)
29/01 16:12 - Fabio Della Pergola