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di Zag(c) (sito) lunedì 6 febbraio 2012 - 5 commenti oknotizie
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L’anomalia italiana cioè l’art 18

Sono numerose le esternazioni da Monti a Passera, fino alla Fornero fra una lacrima e un "mi avete fraintesa ". L'Europa ce lo chiede e noi rispondiamo fedeli al giuramento prestato. Qui non c'entra nulla la crisi o la crescita, o meglio, vengono utilizzati come shock per far digerire quello che è rimasto sullo stomaco all'Europa che conta.

E' una questione di principio, ormai è chiaro e palese a tutti. Si possono portare a dimostrazione fatti, numeri, statistiche rapporto fra aziende con o senza lo Statuto dei lavoratori. Non serve a nulla! 

S'ha da fa', ce lo chiede l'Europa. Ora per renderlo digeribile se ne inventano una al giorno. Ora non è più per la crescita che diventa necessaria l'abolizione dell'art 18, ora è il superamento della precarietà. E' evidente che i due fatti non hanno nessuna relazione, ma cominciano ad averne se questa diventa merce di scambio (fittizio). E naturalmente tutti i mass media, quelli moderati e riformisti, La Repubblica in testa, che si fanno paladini di questa ennesima cavolata. 

E prendono a prestito qualsiasi richiesta da parte padronale per tradurla come richiesta di eliminazione dell'art 18. E' stato Vittorio Colao, amministratore delegato della Vodafone, a sollevare la questione a Davos. Il manager italiano ha ricordato che un gruppo come il suo può decidere dove aprire un call center. Può installarlo in Italia, oppure in Egitto, per esempio. Dipende dalle condizioni, dagli eventuali vantaggi fiscali, dalle potenzialità della manodopera, e dalla possibilità di programmare con certezza i costi che riguardano anche la flessibilità in uscita. 
 
Immediatamente Passera traduce tutte queste richieste con l'abolizione dell'art 18. Ma se l'Italia è piena di licenziati dai call center assunti sia a tempo determinato che indeterminato e le proteste dei lavoratori della Teleperformance a Taranto e Roma ne sono un evidente dato incontestabile. 

Ma di cosa stiamo parlando? Ma i professoroni sia dentro che fuori dal governo, tra Ichino , Boeri e Garibaldi, ne hanno fatto uscire un'altra dal cilindro. L'art. 18 non vale più, per i nuovi assunti e in cambio si abolisce il contratto da precario. Si cambia il nome, ma non la sostanza con la differenza che con questa legge tutti saranno precari per i tre primi anni di assunzione, non solo ma l'art 18 sarà sterilizzato nel senso che non sarà più previsto il reintegro, ma l'indennizzo.
 
Ancora una volta la monetarizzazione in cambio di diritti, perché si ricorda che l'art. 18 vieta solo il licenziamento individuale e per immotivati motivi, per discriminazioni a salvaguardia dei diritti e della dignità dell'uomo. Ma questo concetto non passa, perché la campagna è puramente ideologica. 
di Zag(c) (sito) lunedì 6 febbraio 2012 - 5 commenti oknotizie
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Europa Italia Articolo 18

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    (xxx.xxx.xxx.210) 23 febbraio 13:27
    ART.18 ST – DIRITTI DEI LAVORATORI TRATTATIVE E NUOVI MODELLI DI GESTIONE AZIENDALE.

    di Ulisse Scintu - (lavoratore da 43 anni) delegato sindacale CO.BAS

    In questa mia ulteriore riflessione sull’ART.18, in premessa, evidenzio che, l’attuale situazione di crisi Globale, determinata dalla predominanza della speculazione finanziaria sulla economia industriale, non deve essere il pretesto e l’occasione, per la classe imprenditoriale, di cancellare l’art. 18 della legge 300/70.

    Ciò, in quanto lo stesso è uno strumento basilare per il mantenimento di un minimo di civiltà nel campo lavorativo e sociale e abolirlo, segnerebbe la fine del sindacalismo quale strumento di tutela dei lavoratori; e sicuramente, non è la panacea dei mali ad un capitalismo decotto, ma aggraverebbe una situazione già drammatica!

    Purtroppo, l’irresponsabile utilizzo da parte di una ristretta elite oligarchica finanziaria dell’ H.F.T. (High Frequency Trader - negoziazioni in borsa ad alta frequenza), con illecite e selvagge speculazioni finanziarie, hanno causato per effetto domino una crisi globale senza precedenti.

    Alla luce di quanto summenzionato, appare evidente l’importanza che il governo Monti e la classe imprenditoriale Italiana, rinuncino preliminarmente all’abolizione dell’art. 18 stesso, per favorire la ripresa delle trattative tra le parti sociali, dando maggiore importanza e risalto ai valori ed all’etica, necessari a riequilibrare il patto sociale (o quel che ne rimane).

    Recenti ricerche, dimostrano che portare nel lavoro etica e valori favoriscono una maggiore produttività e quindi maggiori profitti, oltre alla lealtà dei lavoratori, dei Clienti e all’immagine della società.

    Credo sia necessario da parte del governo Monti, evitare asserzioni assolutistiche che oltre a delegittimare il ruolo delle parti sociali: sindacati e datori di lavoro, possano essere interpretate dalla collettività quale espressione di spavalderia e ed arroganza ingiustificata.

    In quanto, la causa dei mali italiani non è assolutamente l’ART. 18, ma sono ben altri, ed ancora irrisolti dal governo Monti, quali: Tobin tax; evasione fiscale; corruzione; patrimoniale; spese militari; spese inutili; massoneria deviata; malasanità; criminalità organizzata etc., etc.

    A tal fine, è di primaria importanza l’evolversi delle prossime trattative tra le parti sociali - sindacati e datori di lavoro - nel rispetto dei reciproci ruoli, con la consapevolezza di dovere coniugare la crisi economica Nazionale e le ripercussioni sulle piccole e grandi imprese in crisi, rispettando la Costituzione e le normative di legge esistenti a tutela dei diritti dei lavoratori e dei meno abbienti.

    La globalizzazione opera problemi (economici, ambientali, etnici,) troppo complessi e interconnessi per essere risolti con metodi antagonistici.

    Secondo la famosa affermazione di Einstein, non si può risolvere un problema utilizzando lo stesso livello di coscienza che ha creato il problema.

    Il Lifestyles of Healt and Sustainability (LOHAS) riferisce l’esistenza di un mercato di 228.9 miliardi di dollari basato sulla salute olistica (teoria secondo cui l’organismo costituisce una totalità organizzata non riconducibile alla semplice somma delle parti componenti), la giustizia sociale, lo sviluppo personale e i modelli di vita sostenibili.

    Ogni giorno nascono nuove attività economiche rivolte alla creazione di un mondo migliore attraverso una sempre maggiore responsabilità sociale e ambientale. Nel suo studio Megatrends 2010, Patricia Aburdene definisce questo fenomeno “capitalismo consapevole” o “capitalismo compartecipe” ed attualmente è uno dei maggiori megatrend.

    Da tutto quanto sopra esposto, si arguisce l’importanza derivante dal comprendere le differenze (in base alle posizioni ed alle prerogative, scindendole da personalismi), ed agire in base alle sensibilità sia locali che Nazionali, questo è lo strumento per navigare attraverso i conflitti ed individuare le soluzioni che uno schema mentale antagonista non riesce a vedere.

    Trovare un terreno comune non significa trovare un “minimo denominatore comune” o incontrarsi a metà strada. Si tratta invece di trovare un” massimo denominatore comune” e identificare un’aspirazione comune verso la quale lavorare congiuntamente.

    Se a un interesse comune sono portate prospettive diverse, aumenta la potenzialità di nuove opzioni che nessuna delle due parti, da sola, sarebbe stata in grado di vedere.

    Altro problema essenziale è distinguere tra il problema e le persone coinvolte nel “conflitto” (con il buonsenso ed un minimo di capacità di discernimento).

    Quanto summenzionato, poiché il mancato discernimento in questione, preclude spesso il prevalere del buonsenso, che impedisce di individuare assieme (le parti in causa) gli interessi comuni; considerando invece l’altra parte interlocutrice come un problema.

    Le persone coinvolte nei confronti per la soluzione delle problematiche che si frappongono al conseguimento degli obiettivi prefissati e comunemente condivisi, non dovrebbero sedere ai lati opposti di un tavolo di confronto/trattativa, ma tutte sullo stesso lato, mentre dalla parte opposta siede idealmente il problema, ovverossia: le vere cause della crisi Nazionale e Intercontinentali, che vanno risolte nell’interesse comune delle parti; e che nulla hanno a che vedere con l’abolizione dell’ART. 18 della Legge 300/70!

    Ulisse Scintu


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