
Prosegue l’esposizione dei motivi che mi sembrano importanti, per i quali vale la pena di assistere all
o spettacolo teatrale ’Servi’, attualmente al Teatro della Cooperativa di Milano (
QUI la prima parte della trattazione, link al Teatro, lo spettacolo e l’autore tra le fonti - n.d.r.).
Persone e corpi.
Rovelli si impone sul palco. E’ in scena anche quando non c’è. Il suo entrare e uscire, dire e accompagnare, suonare e cantare poi ricominciare; tutto questo ne fa sentire il peso, di corpo e affondi.
Si sente che è di una creatura sua, che sta scarnificando parti, con forza, ma col tempo giusto, che accelera e rallenta, respira.
Si sente che c’è molto altro, oltre la rappresentazione e questo sentire è prezioso perché si aggancia all’immediatezza citata nelle precedente parte. Il ‘resto oltre’ lo si rintraccia nel libro, se se ne sente l’esigenza, indubbiamente ‘non tutto il resto’ ma una serie molto rappresentativa di quelle servitù che lo spettatore impara presto a capire ed afferrare assistendo allo spettacolo. Schegge concrete parziali, e imperfette.
Ma non c’è solo Marco Rovelli.
‘Servi’ non è un assolo. Il palco è pieno di musica di carne grazie agli interventi di Lara Vecoli, violoncello, e Davide Giromini, tastiere e fisarmonica (chitarra e voce di Rovelli).
Poi c’è Mohamed Ba. Senegalese, emigrato in Francia poi in Italia, il 31 Maggio 2009 è stato aggredito a Milano, alla fermata di un tram (da Nazione Indiana, ‘lettera al mio aggressore’, link tra le fonti – n.d.r.). Lo racconta lui stesso, (dell’aggressione, degli iter burocratici, gli aiuti e non-aiuti) in uno dei ‘blocchi’ dello spettacolo. E lo racconta in ‘certo modo’. Così come interpreta altre parti, muta espressioni, movimenti, linguaggi del corpo, toni. La sua presenza sul palco si fa via via sempre più necessaria, intensa. Sebbene valutare le capacità recitative di chiunque non rientri nelle mie competenze, ciò che arriva, la padronanza di scene, ruoli e parole dimostrata da Mohamed Ba è notevole.
Semplicità.
Il palco è spoglio. Ci sono sedie che si muovono, due contenitori non identificati in un angolo, un asse di legno posato sul muro dietro il palco. L’ossatura è semplice. Si tratta di contenere, non abbellire o attirare attenzioni diversamente perse. Si tratta di fornire basi sceniche elementari, nude, esattamente come lo sono storie, voci, suoni e sospensioni. La semplicità scenica si riflette anche sulle rappresentazioni. Marco Rovelli e Mohamed Ba sono tanti personaggi, sono corpi in movimento, voci, ma lo sono non per ‘costruzioni d’apparenza’, bensì per sostanza. Non sono gli abiti, a cambiare, piuttosto i sensi, le espressività. Semplicemente essendo, dicendo, stando o spostando(si), lo spettatore si abitua a cogliere i cambiamenti, segue virate, messaggi e riflessioni. Allo stesso modo le contaminazioni musicali, di chitarra, fisarmonica e violoncello si inseriscono senza fronzoli, potenti, asciutti.