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di BarbaraGozzi (sito) giovedì 20 maggio 2010 - 0 commento oknotizie
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(In)ter(per)culturando: ‘Quello che brucia non ritorna’ di Matteo di Giulio

Di Milano, di scritture in divenire, storie tinte di nero, rosso e altri colori scuri, sbavati, frammentati; di tutto questo mi sono già occupata, e continuerò a farlo nella misura in cui le storie, le lingue e gli affondi si tendono per lasciare zampate nuove o semplicemente diverse.
 
Mi sono chiesta spesso, negli ultimi mesi, perché Milano? Perché sembra di sentire un certo rimbombo che investe storie, narrazioni e racconti con radici fra metropolitane e periferie milanesi? Perché tanta disperazione, tra personaggi diversi eppure si sente nell’aria, una sorta di rabbia trattenuta, fatica di fare, essere, vivere. Si sente, tra le maglie ampie di età che ormai rifiutano i vincoli generazionali, si sente che l’insoddisfazione in un qualche modo trasborda, non si trattiene.
 
‘Quello che brucia non ritorna’ e il suo autore, Matteo Di Giulio, rispondono in parte ai miei quesiti.
Il romanzo è stato pubblicato nel 2010 da Agenzia X (link in fondo – n.d.r.), una piccola realtà milanese che si occupa di prodotti culturali in diverse forme e modalità realizzative, dunque non solo editoria.
 
‘Quel che brucia non ritorna’ è il secondo romanzo di Matteo Di Giulio (link alla scheda del libro e al sito dell’autore, in fondo - n.d.r.), e si sente che la lingua si evolve, si sta ancora cercando ma si muove con una certa padronanza di strumenti e gestioni spazio-temporali. Di Giulio sceglie di narrare in prima persona, cede all’effetto ‘narrativizzazione d’un reale noto’ che tra le pagine arriva forte e chiaro, e lo fa dando voce a un personaggio vagabondo e consapevole, spezzato da partenze e ritorni, incastrano in un passato che avrebbe voluto dimenticare ma che in realtà ha trattenuto in sé, un personaggio pieno di rabbia, abituato a cavarsela in ogni situazione, per strada soprattutto, un personaggio cha ama e odia Milano e un certo aroma che sente sulla pelle respirandola. Ma non c’è un solo personaggio, in questa storia. Di Giulio si attorciglia i cordoni ombelicali attorno al corpo fino a spezzarli. C’è un interiorizzazione pressante, nel suo narrare, ma che non mira a restare dentro un’unica pancia, un unico corpo, reale o di carta che sia.
 
È di un ambiente, di un certo vivere, di un certo stare in mezzo agli altri, affrontare legami, passioni, delusioni, miserie e decadenze; che scrive Di Giulio. È delle macerie che le parole tracciano contorni e contenuti. Macerie di luoghi che cambiano in fretta, di persone destinate a perdersi, tradirsi, scoprirsi e forse, chissà, accettarsi.
 
Indubbiamente l’ambiente hardcore è cuore pulsante d’una trama giocata sulle scoperte lente e graduali, su una narrazione che si prende tutto il tempo (e forse qualche pagina in eccesso) per addentare i fondali della storia. La scrittura di Di Giulio che si tiene ben salda a un reale a lui noto, è immediata e cruda.

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di BarbaraGozzi (sito) giovedì 20 maggio 2010 - 0 commento oknotizie
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