Molti sprecano oggi, scrivendo di Scalfaro, l’aggettivo bigotto. Era proprio perché non lo era, invece, che m’inquietava (...) il suo comportamento, come massima carica dello Stato, fu, per nostra fortuna, quello di un mullah della Costituzione"
Sono talmente liberale che a volte dubito d’esserlo. Intendo dire, con questo, che non mi sorregge alcuna fede se non quella solo capace di generare certezze provvisorie e relative, nella ragione.
Non ho certo salutato con entusiasmo, pertanto, l’elezione a Presidente della Repubblica del cattolicissimo Oscar Luigi Scalfaro. Temevo che avrebbe trovato il modo, forte della propria nuova carica, di rallentare quel processo di laicizzazione della nostra politica e delle nostre istituzioni che ritenevo, e ritengo ancora, fondamentale per fare del nostro paese una grande e moderna democrazia; un processo, mi rendo conto solo ora, che aveva coinvolto solo superficialmente la nostra società, ma che allora, nell’Europa che con il crollo del muro di Berlino aveva chiuso il proprio lunghissimo dopoguerra, speravo potesse finalmente compiersi. Temevo, detto altrimenti, che avrebbe potuto contribuire ad una restaurazione democristiana, rallentando il declino, evidentemente (l’avverbio vale solo per me e per allora) inarrestabile, di quel partito che, come del resto il PCI, mi pareva avesse esaurito il proprio compito storico.
Molti sprecano oggi, scrivendo di Scalfaro, l’aggettivo bigotto. Era proprio perché non lo era, invece, che m’inquietava. La sua fede era assolutamente genuina, non si esauriva, come per tanti dignitari democristiani, in Parlamento come nella politica locale, nel rispetto esteriore delle forme della religione; impossibile pensare che per questioni di convenienza, semplicemente seguendo lo spirito dei tempi, avrebbe acconsentito a fare di quella cattolica, semplicemente, una delle tante chiese libere di operare, senza però alcun privilegio, dentro uno stato davvero laico.
Non sapevo, al momento della sua elezione a Presidente, che in Scalfaro convivesse, con quella religiosa, un’altra fede: quella, propria del giudice che era stato, nella legalità. Se il ricordo del famoso episodio del prendisole (redarguì, qualcuno dice schiaffeggiò, una signora che, nel 1950, in un ristorante in cui lui si era recato a pranzare, osò mostrare le spalle nude ) con quella sua reazione esagerata e già anacronistica, faceva sì che, come molti, che lo considerassi una specie di talebano cattolico, il suo comportamento, come massima carica dello Stato, fu, per nostra fortuna, quello di un mullah della Costituzione.
Tale è stato, quando, sfruttando le proprie prerogative, si è rifiutato di nominare Cesare Previti, avvocato personale del neo-eletto Silvio Berlusconi, ministro di Grazia e Giustizia; tale è stato quando, venuta meno la maggioranza che sorreggeva il primo governo Berlusconi, non ha sciolto le camere, come chiedevano a gran voce l’allora Forza Italia, ma, rispettando la lettera della Costituzione della nostra Repubblica Parlamentare, ha verificato e costatato l’esistenza di una maggioranza alternativa.
Laicità Libertà Morte Legalità Presidente della repubblica Scalfaro Oscar Luigi Cattolici
Onestamente a leggere libertario associato a Scalfaro mi viene il dubbio che non associamo un (...)
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