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Immigrazione. Il permesso di soggiorno temporaneo visto dalla Francia

Italia. Le disposizioni governative paiono sempre più a comodo dei soliti, di leggi ad personam Silvio ha goduto a più non posso e ne godrà, la Lega Nord, lo vediamo, ha imparato bene la lezione con i suoi dispositivi razziali: la “Bossi-Fini” e le ronde sono solo un paio.

Quanto agli immigrati sbarcati da Lampedusa, lo sappiamo, gli puzzano, la loro invadenza cancerosa è difficilmente sopportabile. “Fuori dalle balle” ruttava Bossi. Ma oltre la facciata cruenta delle espressioni razziste padane c’è una logistica ben strutturata. Dopo il “no” delle regioni alle tendopoli, da oggi centinaia di migranti tunisini potranno infatti fruire di un lasciapassare ad hoc per superare la frontiera di Ventimiglia e recarsi nella desiderata Francia, lo riporta Le Figaro ("Roma offre la Francia agli immigrati tunisini"). Si parla di un permesso temporaneo di soggiorno della validità di 3 mesi, rilasciato dalle Autorità italiane ai migranti al fine di facilitarne le unioni familiari - in Francia sia ben chiaro.

E’ la diplomazia fai da te modello Frattini-Maroni: “non ci aiutate con gli immigrati?”, “no Alpitour?” Alllora passeranno dal “Via” con il metodo italiano. “Più in fretta gli rilasciamo questo permesso, più in fretta lascieranno questo paese”, sostiene il deputato della Lega Matteo Salvini. Ora, e allora, ottenere un permesso di soggiorno, anche se provvisorio, non sarà più così difficile, e il giro d’Oltralpe altrettanto.

Beati migranti: “France, France, France” gridano Mahdi e altri ragazzi tunisini dal campo di Manduria, con la speranza di ricongiungersi ai loro familiari. “Non scappate, o diventerete irregolari perdendo i vostri diritti”, li rassicurano le associazioni di volontari spiegando loro come ottenere il permesso. La polizia di frontiera francese non avrà alternative, li lascierà passare poiché il permesso temporaneo di soggiorno trasforma il clandestino in un rifugiato comune; quello status protettivo che grazie alle leggi comunitarie in vigore evita il rimbalzo nel primo paese che li ha accolti, in questo caso l’Italia.

Quindi il trattato di Schengen ha permesso finora di rispedire al mittente gli indesiderati, ma il metodo ce l’ho duro - copyright Lega - i cugini della campagna d’Oltralpe non potevano proprio prevederlo. Per via Le Monde si è fatto sapere di un Esagono ancora pacatamente incazzato, poiché giunto a conoscenza della beffa italiana solo in giornata: “la Francia vuole esaminare la conformità al codice Schengen” del permesso di soggiorno temporaneo. E il Viminale di Parigi, in attesa di uno scrupoloso esame di validità giuridica dei permessi temporanei, non ha commentato.

Insita nel cauto giramento di balle francese c’è però una risposta al deputato leghista: l’Italia non rilasci i permessi a caso: ”Prima di concedere questi titoli – scrive Le Monde – l’Italia dovrà tuttavia esaminare ‘caso per caso’ la situazione di ogni espatriato tunisino sbarcato sul suo territorio. Il governo italiano dovrà assicurarsi che nessuno sia ‘segnalato’ in uno schedario di polizia e non sia oggetto di interdizione dal territorio. I tunisini a cui saranno concessi questi titoli dovranno avere dei ‘documenti di viaggio’ con loro e dimostrare di avere ‘risorse’ sufficienti”.

Ad oggi dei 900mila tunisini regolari in Europa, 600mila sono in Francia, 150mila in Italia, 85mila Germania, 20mila Benelux e 20mila in Svizzera. E in Italia, nonostante ciò, funziona sempre più il metodo Lega-lizziamo il razzismo.

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