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Premio Ilaria Alpi, intervista a Sandro Ruotolo: "Cambieremo, non sarà più Anno Zero"

Per Sandro Ruotolo il Premio Ilaria Alpi è un incontro estremamente importante che ogni anno ci fa capire come sta cambiando il linguaggio televisivo. “E’ un punto di speranza e - ci dice il giornalista di Annozero e membro della giuria del Premio - per fortuna c’è una generazione che si rinnova. Ci sono giornalisti che continuano a stare per strada… Nonostante tutto”.

Si può parlare di una forma di pressione da parte del Governo per voi giornalisti in Rai, è percepita?

Forma di pressione… Se guardavi i dati dell’altra sera… Hai il Tg1 che è andato al 22% di share e il Tg di Enrico Mentana che è andato al 14%. E’ questo, cioè quando i telegiornali smettono di raccontare i fatti… E’ chiaro no?

Cosa ne sarà di Annozero?

Al momento non c’è nulla di definito. Sicuramente, se dovesse andare in porto la trattativa con La7, si tratterà comunque di un programma di approfondimento in prima serata, ma ci saranno delle novità e di certo il titolo del programma non sarà più Annozero. Storicamente, ogni due, tre anni, abbiamo sempre cambiato il nome del programma. Samarcanda è durato tre anni, il Rosso e Nero due, Tempo reale un anno, poi la stagione di Moby Dick, durata tre anni, un anno di Radio Verde e Sciuscia‘. Cambiamo, anche se la squadra è la stessa.

Quindi, stessa linea?

Informazione. L’approfondimento è raccontare i fatti, stare nei fatti. Ma un progetto nuovo ci sarà, sempre se si dovesse chiudere questa trattativa con La7.

Intanto, cosa bolle in pentola?

Al momento siamo impegnati in questo evento, Tutti in piedi, organizzato per l’anniversario della Fiom, che si potrà vedere sia su Internet in streaming, che sul satellite e tv locali. Ci saranno Serena Dandini, Vauro, Michele Santoro. Sarà lo stesso meccanismo di Raiperunanotte, sempre organizzato in solidarietà con Current Tv. Abbiamo aperto ieri il sito per raccogliere i fondi e chiedere aiuto alla Rete perché è tutto a titolo gratuito, le donazioni sono possibili tramite Paypal e un numero verde. Avremo cantanti come Daniele Silvestri, Teresa De Sio, Subsonica. Sarà una grande serata che avrà come tema la dignità del lavoro, collegata anche alla libertà. Protagonisti saranno i lavoratori che racconteranno la loro dignità.

Quindi c’è una certa propensione anche da parte di voi giornalisti televisivi ad entrare nel web e fare tv in streaming più liberamente.

L’esperienza di Raiperunanotte ci dice che la censura come quella fatta ai tempi dell’editto bulgaro non è più possibile. Perché si è sviluppata la Rete, il satellitte. Quindi non è più possibile chiudersi in una stanza e gettare le chiavi come hanno fatto con noi nel 2002. C’è molta attenzione allo sviluppo delle tecnologie e a come sta passando la comunicazione.

Quindi, una sorta di primavera araba anche per il giornalismo, oltre che per i cittadini.

C’è questo dibattito, se sia stata la Rete che ha fatto vincere i ballottaggi e i referendum… Insomma se il vento che sta cambiando, questo vento del Maghreb che è arrivato in Italia, sia figlio della Rete o meno. Certo. La Rete è un luogo di coordinamento e di riferimento fondamentale, poi c’è il Paese reale, quindi un bellissimo intreccio tra questa forma nuova di comunicazione e i movimenti. E’ ciò che diventa decisivo quando si va a votare, quando si va a manifestare. A Bengasi in febbraio sono andati a manifestare via Facebook, uguale in Egitto: si sono dati appuntamento ma poi sono andati in piazza.

Sempre in prima linea contro la criminalità organizzata, anche con diversi servizi di Annozero. Cosa c’è da aspettarsi sotto questa onda forte dell’infiltrazione della mafia calabrese al Nord?

E’ vero che non ci troviamo più nell’emergenza degli anni ’90, quando avevamo picchi di settecento, ottocento morti ammazzati all’anno, e che le istituzioni non sono più un bersaglio. L’ultimo delitto eccellente a Palermo fu Don Puglisi, nel 1993. Ma questo non significa che è stata sconfitta né la mafia, né la camorra, né la ‘ndrangheta. Bisogna rompere il rapporto fra pubblico e criminalità organizzata. Guardiamo alle inchieste milanesi sulla mafia calabrese. Quelle mafiose sono organizzazioni che hanno un unico scopo, il business, il denaro, ottenuto attraverso forme violente che possono essere l’omicidio o altre pressioni. Questa è la loro natura. In special modo la ‘ndrangheta, in Lombardia, è una realtà che non ha più soltanto il livello territoriale del pizzo, ma anche grandi appalti pubblici e intrecci con gli amministratori locali.

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