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di Pietro Orsatti (sito) martedì 17 maggio 2011 - 9 commenti oknotizie
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Il tracollo del berlusconismo, le troppe sconfitte del Pd e il “non nuovo” che avanza di Grillo

Lontano, nei dimenticati spazi non segnati nelle carte geografiche dell’estremo limite della Spirale Ovest della Galassia, c’è un piccolo e insignificante sole giallo.

A orbitare intorno a esso, alla distanza di centoquarantanove milioni di chilometri, c’è un piccolo, trascurabilissimo pianeta azzurro–verde, le cui forme di vita, discendenti dalle scimmie, sono così incredibilmente primitive che credono ancora che gli orologi da polso digitali siano un’ottima invenzione.

(da Guida Galattica Per Gli Autostoppisti di Douglas Adams)

Cominciamo dai dati. I numeri sono una cosa certa, disegnano una mappa, raccontano, più di ogni possibile commento, quello che è successo fra domenica e lunedì in questo nostro strano Paese. Ignoriamo per un attimo le grandi città su cui si è concentrata tutta l’attenzione mediatica. E lo scenario che si disegna dimostra senza ombra di dubbio che la maggioranza di governo, e il progetto e la “chiamata alle armi” del berlusconismo ha subito una battuta d’arresto. Dei 16 capoluoghi di provincia già scrutinati (sul totale di 23), 7 vanno al centrosinistra (Savona, Ravenna, Arezzo, Siena, Fermo, Benevento, Villacidro), uno al centrodestra (Caserta), mentre in otto se la vedranno al ballottaggio (Novara, Varese, Pordenone, Rovigo, Rimini, Grosseto, Crotone, Iglesias, con il candidato di centrosinistra Perseu al 49,9%). Nelle altre citta’ il risultato provvisorio vede il centro sinistra prevalere a Salerno, Barletta, Carbonia e Olbia, il centro destra a Latina e Reggio Calabria, mentre al ballottaggio e’ indirizzata Cosenza. Per quanto riguarda le elezioni provinciali, in tre casi (Gorizia, Ravenna e Lucca) il presidente è espressione del centrosinistra, a Treviso della Lega a Campobasso del centrodestra. Sei i ballottaggi: a Vercelli, Mantova, Pavia, Trieste, Macerata e Reggio Calabria. Certo, siamo ancora al primo round, ma il segno è inequivocabile.

Altro dato interessante, prima di dedicarci a Milano, Napoli, Torino e Bologna, è quello dell’astensionismo. In molti hanno disertato le urne. Ma, nonostante i timori (le dichiarazioni di Nicola Zingaretti di ieri poco dopo le 15 sono state sicuramente affrettate), l’astensionismo non ha penalizzato il centro sinistra. Anche qui emerge che la disperata chiamata alle armi lanciata da Silvio Berlusconi nelle ultime settimane non ha ottenuto il risultato dovuto. I moderati questa volta non si sono fatti intimidire dai toni da ultima spiaggia. Uno che unisce le proprie sorti giudiziarie al voto amministrativo definendo le elezioni una sorta di referendum per l’abolizione dei pubblici ministeri questa volta non ha convinto. Non davanti alla crisi economica e sociale che stiamo attraversando. Non davanti al crollo di credibilità internazionale che stiamo subendo grazie alle scellerate scelte di alleanze e strategie fatte dal grande intrattenitore (da Putin a Gheddafi fino allo strappo con la Francia e con l’Unione europea). I moderati sono moderati. Noi puoi pensare che terrorizzandoli alla morte un mese sì e un mese no (facciamo gli ottimisti, una volta tanto) questi si imbranchino in una crociata estremistica di mazzettatori delle mura istituzionali. E poi quella roba “sporca” tirata fuori all’ultimo secondo prima dalla Moratti e poi da tutti i giornali e media del premier su Pisapia. Quella uscita è stata peggio di aver definito i pm “un cancro”. E ha terrorizzato i moderati, che forse non hanno votato per il centro sinistra, anzi di questo ne sono convinto, ma hanno preso la decisioni profondamente politica di non recarsi alle urne e lasciare il cavaliere e la sua corte solo nella tempesta.


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di Pietro Orsatti (sito) martedì 17 maggio 2011 - 9 commenti oknotizie
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