A me pare che occorre ora, che la frittata è stata fatta, analizzare l’avvenuto e pensare a come procedere. Io credo che si era creata una situazione quasi farsesca, che aveva superato, di molto, ogni fantasia romanzesca. Il partito di maggioranza, accreditato da tutti, specialmente in Lombardia, a surclassare le coalizioni avverse, fa degli errori madornalim per sciatteria, come credo in Lombardia, e per arroganza o per diatribe interne (l’allontanamento dall’ufficio elettorale dovuto ad un cambio di candidati dell’ultimo minuto), nel Lazio. Quale che sia la causa, di certo, oggettivamente, non si poteva andare alle elezioni con un vulnus di siffatta portata.
Indipendentemente da chi e come si era arrivati a tale situazione si doveva sanarla. Su questo, credo si sia tutti d’accordo.
Ora le soluzioni proposte o sotto intese, da parte dei due schieramenti dimostravano palesemente le loro anime. Da un lato l’arroganza del potere e al contempo il "me ne frego" della maggioranza. Dall’altro il timido approccio al problema e alle soluzioni, lasciando intendere "fate come volete, ma coinvolgeteci e fateci partecipare". In mezzo il Colle il quale, impacciato e intimidito dalle mille offensive subite nel passato, incapace di offrire lui una soluzione condivisa, ha subito il ricatto e l’intimidazione subita la sera precedente alla firma dall’infuriato Berlusconi, che è uscito rinfacciando che non aveva bisogno di lui e che gli avrebbe messo contro la piazza.
Alla fine ha vinto l’arroganza del potere. Da questa analisi, credo, che non si possa addossare tutte le responsabilità al Colle, né soffermarsi solo all’atto finale, la firma, che dal punto di vista puramente tecnico, non poteva rifiutare di apporre. Ma dalla combinazione della debolezza politica e strategia del Pd e dei suoi alleati, dalla timidezza del Capo dello Stato e dalla arroganza della maggioranza.
Come si sarebbe dovuto uscirne?
Avere le palle per chiedere il rinvio delle elezioni e, nel frattempo, in tempi brevissimi, preparare un decreto legge che rivedesse la legge elettorale in senso meno burocratico e senza la pregiudiziale di sottofondo di apporre difficoltà per le liste minori. Ma per fare questo ci volevano altri leader, altre menti, ci voleva una strategia di chiarezza e non sotterfugi, inciucio.
Quali possono essere ora gli sviluppi?
Io penso che alle elezioni, andrà comunque bene per la destra, non vi saranno sorprese clamorose. Gli elettori di destra, anche se per una volta, anche loro - non tutti - voteranno tappandosi il naso. Vi sarà al contempo una forte astensione, ma questo non conta ai fini dei rapporti di forza all’interno del parlamento, ma solo come segnale, che tutti puntualmente faranno finta di non vedere né sentire. I malumori, le promesse di battaglie e di roghi della vigilia scemeranno piano piano.
Durante la campagna elettorale di tutto si parlerà meno delle cose da fare o che si promettono di fare e di disoccupazione, crisi che non c’è, licenziamenti, cig, aumento dei prezzi, in primis del petrolio, anche in presenza di stagnazione cioè in piena di stagflazione, di pericolo di default per i paesi più deboli della UE (Grecia insegna) e di come, nel piccolo a livello di politiche regionali, si intende fronteggiare l’emergenza.