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  Home page > Tribuna Libera > I tagli di Monti e lo stato sociale che non abbiamo
di Daniel di Schuler (sito) giovedì 3 maggio 2012 - 0 commento oknotizie
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I tagli di Monti e lo stato sociale che non abbiamo

Un esempio? Risorse per Roma. 565 dipendenti, di cui 348 assunti da Armaduk Alemanno con lo scopo di essere “advisor dell'amministrazione capitolina nelle attività di supporto per la realizzazione dei progetti di pianificazione territoriale urbanistica, rigenerazione urbana e valorizzazione immobiliare, promozione dello sviluppo locale e marketing territoriale”.

Sempre dal comune di Roma (e questo va ad onore dell’amministrazione Veltroni che, contrariamente ad altre, ha avuto il coraggio di rendere pubblici i dati) provengono delle cifre sull’assenteismo che, seppure vecchie di 5 anni, è il caso di citare, per comprendere dove finisca un fiume di denaro pubblico.

Nel 2007, tra i 27.000 dipendenti del Comune di Roma si è registrato un tasso d’assenteismo che oscillava, nei vari uffici, tra il 25 ed il 30% con punte (solo stimate per l’impossibilità di effettuare reali controlli) del 50% per i vigili urbani e per gli altri dipendenti chiamati ad operare fuori delle loro sedi. Tutto questo, da confrontare con l'assenteismo delle grandi aziende del settore privato che arriva sì e no al 5%.

Quel che non possiamo più permetterci non è lo stato sociale che non abbiamo, ma una pubblica amministrazione, quali che siano le singole cause che tale la rendono, così inefficiente. Non possiamo, questa è la pura e semplice verità, più permetterci di considerare lo Stato una mucca da mungere.

Monti ed i suoi, con tutti i veti che incontreranno, rivedano la spesa per quel che possono, se devono, ricordando che la scuola è un investimento e che la salute è un diritto fondamentale. Quel che dobbiamo rivedere tutti noi nei prossimi anni, chiunque sia al governo, è la natura del nostro bizzarro patto sociale. Un patto truffaldino, tra un settore privato che non pagava le tasse ed un settore pubblico che lavorava poco e male, quello che ci ha tenuto assieme fino ad ieri. Un patto tra cittadini che fanno per intero il proprio dovere e che esigono che lo Stato faccia altrettanto nei loro confronti, quello che dobbiamo trovare il coraggio di firmare domani.


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