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I limiti del capitalismo

 

 Nonostante il sistema capitalistico, anche con le sue non trascurabili imperfezioni, si sia dimostrato il più adatto allo sviluppo mondiale, nell’ultimo quarto di secolo ha subito una profonda e preoccupante deriva che oggi sfocia nella presente crisi economica e sociale che a mio avviso si prefigura come la più grave dell’età contemporanea superando quella del ’29.

La causa principale della slavina finanziaria, che si è distaccata e inizia a investire l’economia reale, ha origine, purtroppo, nella sconsideratezza e superficialità dell’uomo contemporaneo spalleggiata dalla connivenza del sistema bancario. Da un quarto di secolo a questa parte c’è stata una forte spinta, soprattutto negli USA ma non solo, a vivere abbondantemente sopra le proprie possibilità spendendo annualmente molto di più del reddito netto percepito.

Ora è evidente che per far ciò l’unica soluzione è quella di ricorrere al debito, quindi a mutui ipotecari, finanziamenti, credito al consumo, carte  revolving  e chi più ne ha più ne metta. In questa autolesionistica corsa all’impoverimento tutti hanno avuto il proprio miope tornaconto a breve termine. I consumatori stessi avendo la possibilità di sfoggiare lussuose abitazioni finemente arredate con un’ agghiacciante accozzaglia di pezzi di alto design, dove spesso di alto c’è solo il costo, fiammati auto sportive, vacanze esotiche e costosissimi abiti. Le banche, spinte dalla miope e deleteria corsa al profitto a tutti costi, hanno creduto di poter far incetta di interessi all’infinito accondiscendendo a qualsivoglia richiesta di finanziamento per qualsiasi scopo. I produttori di beni di consumo, primi fra tutti i costruttori di auto,  hanno creduto ingenuamente che offrire le proprie auto “con piccole e comode rate” non avesse finito per raderle al suolo nel momento in cui i consumatori avessero accumulato una quantità spaventosa di “piccole e comode rate” che sommate equivalgono al tracollo finanziario.

Da segnalare l’assoluta inadeguatezza dei sistemi di controllo dei Governi Nazionali che hanno progressivamente perso potere nei confronti dell’economia mondiale;  il sistema economico è sfuggito alla politica divenendo un’entità a sé. Questa entità è cresciuta a dismisura rendendo inutili tutte le istituzioni finanziarie che avrebbero dovuto controllarla, e ora completamente autonoma è senza freni;  è un gigante poderoso ed infuriato che può distruggere tutto ciò su cui si scaglia. Se vi aggrada potete dargli il nome di Globalizzazione.

Questa è l’inquietante situazione in cui ci siamo messi da soli. Sarà il caso di fare brevemente ammenda e ritornare con i piedi per terra abbandonando una volta per tutte il mito dei soldi facili, della bella vita priva di sacrifici, della ridicola apparenza e della beata ignoranza. L’attuale crisi finanziaria è una sfida e un incentivo a realizzare un sistema economico più equo e più stabile, l’importante è prendere coscienza del proprio ruolo e reagire con decisione e coordinazione. 

Commenti all'articolo

  • Di virginia (---.---.---.96) 9 dicembre 2008 11:13

    Bravo! Io vorrei aggiungere che mi sembra che i Governi occidentali adottino delle misure anti-crisi che si ispirano alla "politica" seguita finora dalla Finanza globale (finanza creativa) cioè spendere "a credito". E’ la stessa "politica" che ci ha portato all’attuale disastro. Insomma una cura omeopatica. Pensi funzionerà?

  • Di Francesco Rossolini (---.---.---.185) 9 dicembre 2008 12:40
    Francesco Rossolini

    In linea generale mi sembra che si stia sotto stimando la portata della Crisi e che si reagisca male.
    Bisognerebbe investire massicciamente sulla realizzazione di opere infrastrutturali per troppo tempo rimandate, questo vale in generale, anche sfondando il tetto debito/pil. Bisognerebbe inoltre realizzare con celerità centrali termodinamiche su larga scala. 

    Mi sembra che Obama sia l’unico che abbia annunciato investimenti infrastrutturali massicci ed immediati. 

  • Di Rocco Pellegrini (---.---.---.2) 9 dicembre 2008 13:29
    Rocco Pellegrini

    Innanzitutto qualche precisazione, naturalmente imho.
    La crisi che stiamo vivendo non è peggiore di quella del 29. Facendo i conti sicuramente le grandezze in ballo nello squilibrio dei conti sono maggiori di quelle del 29, anche attualizzando o come si suol dire tecnicamente normalizzando i numeri.
    Però la differenza sta nel modo con il quale le classi dirigenti del mondo stanno rispondendo a questa enorme slavina di conti sballati.
    E’ una discussione che già c’è stata in agoravox sulla crisi gestita e mi sembra di poter affermare che questa crisi si sta gestendo con notevole attivismo nell’iniziativa degli stati in stretto coordinamento tra di loro.
    Questo ha già impedito ed ancor più impedirà nel prossimo futuro che caschi il cucuzzaro con le conseguenze sociali che l’umanità conobbe nel 29.
    Alcuni analisti, per il momento molto minoritari, considerano che il punto più basso sia stato raggiunto ed interpretano i rimbalzi di questi giorni come l’avvio di una ripresa.
    Mi sembrano un pò squilibrati perchè una rondine non fa primavera però, se si tiene conto che i movimenti delle borse anticipano di 9-12 mesi quelli dell’economia reale, ci potrebbe esserci del vero in quel che dicono.
    Detto in altre parole la crisi del vecchio potrebbe essere contrastata dal nuovo modello di sviluppo, quello che sta prefigurando Obama.Ma staremo a vedere....
    Quel che mi sembra un pò moralistico nel tuo ragionamento è attribuire al capitalismo "la sconsideratezza e superficialità dell’uomo contemporaneo spalleggiata dalla connivenza del sistema bancario".
    Questo sistema ha prodotto per quasi 20 anni ritmi di crescita sconosciuti nella storia umana.
    Un anno e mezzo fa la nostra stampa si scagliava contro i limiti del sistema bancario italiano, che non finanzia le idee, che vuole solide garanzie sostenendo soltanto chi è già ricco, ecc.
    Dunque è mai possibile che si sia così ondivaghi e legati ai fatti contingenti?
    Ieri ho letto un articolo
    del Corriere della Sera che mi sembra rispondere bene alle ragioni di questa crisi.
    Brevemente per chi non vuol prendersi la briga di seguire il link da uno studio riporto l’inzio di questo bel contributo: "I sistemi economici crescono, si sviluppano e crollano con regole del tutto uguali a quelle degli altri sistemi fisici e biologici, ovvero come quelli esistenti in natura e non soggetti alla volontà dell’uomo. Risultato: la crescita crea disuguaglianza."
    Ecco questa crisi si spiega così molto meglio, almeno mi sembra.


  • Di Francesco Rossolini (---.---.---.185) 9 dicembre 2008 14:08
    Francesco Rossolini

    523000 persone hanno perso il posto di lavoro in USA nel solo mese di novembre.
    Quasi tutti i grandi istituti di credito europei e statunitensi hanno intrapreso una politica di riduzione del personale di diverse migliaia di unità per Banca.
    Il mercato dell’auto è in caduta libera.
    Il valore medio degli immobili è crollato di 20 punti percentuali in pochi mesi. (In alcune zone degli USA è crollato di 80 punti percentuali)
    L’Islanda è in Bancarotta
    La crisi Greca partita dagli studenti è un chiaro segno di quanto sia difficile l’attuale situazione economica
    Le Banche Italiane sono state rigide solo apparentemente dato che hanno dato vita alle società finanziarie che tutti conosciamo e che erogano prestiti fino a 70000 € sotto forma di credito al consumo con una leggerezza sconcertante. 

    L’attuale crisi a mio avviso è più Grave della Crisi del ’29 e deve essere contrastata con maggiore decisione e coordinazione di quanto non si stia facendo.

    Ritengo che sia possibile reagire con maggiore forza, coordinazione e rapidità. 


  • Di verygod (---.---.---.254) 18 dicembre 2008 15:57
    Glaros - scrittura creat(t)iva

     Emanuele Severino, ne Il declino del capitalismo, ha già chiarito come il capitalismo sia storicamente superato (nel senso hegeliano dell’aufhebung) dall’ Apparato scientifico tecnologico.

    In questo senso, come ho iniziato diffusamente a dirne su AgoraVox, occorre resettare il sistema e la relativa weltanshauung alla luce di sua una nuova coerenza. Cosa che non si può fare senza affrontare fino in fondo la anche la questione ontologica che è altresì e oltremodo, questione ’eco-nomica’ ed eco-logica.

    • Di Francesco Rossolini (---.---.---.185) 18 dicembre 2008 17:02
      Francesco Rossolini

      I "santoni" depositari delle conosce economiche, parva illusione, che credevano di dominare il modo e che si facevano beffa dell’ òntos sono stati risucchiati dalla propria supponenza. 

      Il materialismo storico ha lanciato la sua offensiva e le prime vittime sono proprio i suoi increduli adepti.

  • Di Nicholas Porcellato (---.---.---.212) 3 settembre 2011 13:45

    Tutto quello che dici è vero.

    Occorrerebbe però precisare che la causa della crisi, come hai detto ma non in modo troppo preciso, è il nostro consumismo. Non sono esperto in economia, ma qualcosina so, un’economia basata sul debito/credito prima o poi implode. Ed è quello che è successo.

    Quello che però mi preoccupa è che mass media e governi sembrano a mio avviso far finta che si tratti di una crisi passeggera, che fra 2-3 al massimo 4 anni tutto tornerà come prima, che la gente comprerà in modo assurdamente eccessivo come fatto da 20 anni a questa parte, e vissero tutti felici e contenti. La realtà è che le risorse del pianeta sono limitate e perciò le scelte sono: o di limitare i nostri consumi, ma la gente vedo che gli Iphone all’ultimo grido continua a comprarseli, oppure rimaniamo in crisi all’infinito perchè la misura è piena.

    Il vaso è traboccato signori miei, e togliere tre o quattro gocce dal vaso tramite i tagli per evitare che l’acqua esca per poi ricominciare a consumare e farlo traboccare di nuovo è inutile. Quando la massa di consumatori-pecorelle lo capirà?

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