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Girl

Film belga e in Belgio ambientato. Non potrebbe essere altrimenti per la maniera in cui è trattato il tema del cambio di sesso di un sedicenne: un modo pacato, ragionevole di condurre i dialoghi, come di accettazione di un evento della vita, è l'apertura mentale di un ambiente o della società. I dialoghi che più sorprendono sono quelli tra padre e figlio: nessuna animosità o turbolenza, c'è invece l'incoraggiamento e la complicità del padre – della madre non si parla, pare non essere mai esistita - che ha accettato pienamente la volontà di Victor, lo incoraggia tranquillizza e rassicura, lo accompagna dai medici che descrivono con “normalità” i preparativi per l'operazione, il suo decorso, i tempi da rispettare, gli ormoni da cominciare ad assumere. Si svolge tutto senza scosse, senza drammi, nemmeno da parte delle compagne di classe che solo una volta han voluto vedere “la terza gamba” di Victor. Lui, che ormai è per tutti Lara, considera quella un'escrescenza, un attributo inutile di cui vuole disfarsi e che nasconde laboriosamente, con artifici dolorosi, per le sue lezioni di danza con le compagne danzatrici. Un commento dice del suo sogno di diventare ballerina professionista ma Victor ha da sempre soprattutto il desiderio e la determinazione di essere donna. Volteggia, s'impegna, fa' le evoluzioni che deve come le altre ragazze ma forse qualcosa per la perfezione gli manca: è “Il cigno nero” (altro bel film), gli manca un guizzo in più per “volare”. Una crisi arriva, l'ultima sua scena di danza è drammatica, il suo viso è travagliato, piange, si ferma, riprende con disperazione.

Fin qui la storia o il “plot” come i più raffinati la chiamano. Victor ha sicuramente il volto delicato di Lara, la pelle bianca, Lara è bella nel corpo e nei capelli oltreché nello sguardo (merito dell'attore 16enne al primo film, Victor Polster, in realtà virtuoso ballerino di danza classica dell'Accademia di Anversa), ha la precisa grazia e il portamento di una donna, ma la sua espressione sembra spesso immobile, non varia di fronte ad alcun avvenimento, impassibile, nessuna contraddizione, da chiedersi come un adolescente possa essere così deciso, senza dubbi, senza le tempeste ormonali dell'età. E' forse inverosimile che il volto di Lara dimostri questa freddezza, non un cenno di ripensamento (che forse appartengano solo agli adulti?), nessuna reazione a situazioni avverse. Questa personale impressione è però, ahimé, smentita dall'attribuzione di migliore interprete a “Un certain regard” del festival di Cannes 2018, del resto meritata.

E' bellissima l'immagine di Lara pienamente donna che cammina elegante e libera infine tra la gente, dopo un salto temporale, liberata e sciolta dalle decisioni prese, non sappiamo come si è compiuto il transito ma non ha importanza, è “serena y confiada” (parole da una canzone spagnola, No me importa nada, Luz Casal, 1989...). Film “forte” ma condotto sobriamente, misurato e senza eccessi, gradevolmente belga.

 

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