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di Michele Mezza mercoledì 30 settembre 2009 - 4 commenti oknotizie
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Giornalismo. Inseguiamo le lancette

I giornali sono in crisi. Ma come uscirne? Con le news a pagamento come dice Murdoch o con l’assistenza illuminata come dice De Benedetti? Per trovare la strada non bisogna vagheggiare un brutto passato ma capire la rete ed il presente aderendo ad una realtà in rapida trasformazione ma di cui sono ormai chiare le tendenze. I giornalisti debbono prendere in mano la trasformazione dialogando ed utilizzando il protagonismo dei loro lettori.

Nella crisi dell’informazione, con giornali in grande difficoltà e le emittenti tv alle prese con una transizione complessa al digitale, l’unico media moderno di grande successo si è rivelato Barack Obama.

Il fenomeno del successo elettorale, e della grande presa che il neo presidente americano ha esercitato, è ancora al centro di riflessioni ed analisi. Sicuramente si tratta di uno straordinario cambio di paradigma, dove non è la comunicazione a sostituirsi alla politica, come accade a livelli molto diversi nel nostro paese, ma è il nuovo sistema dei new media a farsi concretamente politica, offrendo figure sociali, culture, linguaggi al mondo delle decisioni strategiche.

Obama è stato lo stratega di un progetto politico che ha inteso la rete come comunità e non più come megafono. Ma è stato anche il pensatore che ha scommesso sulla consistenza di un processo di trasformazione che dava ruolo e spazio alle aree periferiche delle grandi mediazioni sociali: dalla politica, alla comunicazione, al consumo di massa. Chi è oggi a valle dell’offerta si trova ad essere un protagonista attivo e non solo il destinatario passivo della transazione.
 
Consumatori e azionisti
All’inizio dell’estate l’Harward business Review, uno dei più sensibili osservatori sull’evoluzione del capitalismo globale, pubblicò un saggio sull’evoluzione della crisi finanziaria e sulle conseguenze nelle dinamiche del mercato, concludendo con un avvertimento, che sarebbe bene ricordare nel mondo della comunicazione: "nella nuova economia a rete, il valore dei consumatori mira a sostituire per le aziende il valore degli azionisti. Si realizza così la cosi detta customer value proposition".
 
Si tratta della conclusione di un lungo ragionamento, con il quale la rivista economica americana analizzava le trasformazioni sociali che sono alla base del sommovimento che ci investe tutti.

A partire dai nuovi scenari del sistema industriale e commerciale del pianeta. Trasformazioni che vedono emergere un nuovo protagonismo degli individui, che tendono sempre più ad acquisire un ruolo attivo nelle loro funzioni di interscambio sociale, come ad esempio nei processi di consumo, o per venire a noi, in quelli dell’informazione.
Persino per la struttura più verticale che si possa immaginare come è appunto l’impresa, spiegano gli analisti di Harward, è venuto il tempo di utilizzare al meglio la collaborazione e le competenze dei propri clienti, che sempre più tendono a risalire la filiera commerciale, fino a voler condividere la stessa ideazione e confezionamento del prodotto che poi consumeranno.
 
Io credo che questo sia il contesto in cui collocare una riflessione sul mondo dell’informazione e sul ruolo dei suoi agenti principali, come appunto i giornalisti, che meritevolmente ha promosso l’Ordine dei giornalisti di Milano.
 

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di Michele Mezza mercoledì 30 settembre 2009 - 4 commenti oknotizie
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