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Giorgio Napolitano: il senso di una biografia e di una presidenza

Tanto si sta scrivendo sulla figura di Giorgio Napolitano. Giustamente si fa notare il suo sostegno all'invasione sovietica dell'Ungheria nel 1956. Resterà per sempre discutibile e comprensibile la sua decisione di far nascere il governo Monti nel 2011. 

Ammirevole fu il suo forte richiamo, al momento della sua rielezione, a fare delle improrogabili riforme istituzionali, che Renzi fu poi incapace di fare. Tutto legittimo e tutto ammissibile. Ma dobbiamo chiederci cosa abbia veramente rappresentato la biografia politica di Giorgio Napolitano. Ha rappresentato il riconoscimento, forse tardivo, del ruolo di cofondatore della Repubblica italiana avuto dal Partito Comunista Italiano. Solo nel 2006, eleggendo alla presidenza della Repubblica un ex iscritto al PCI, si è definitivamente riconosciuto il ruolo che quel partito ebbe nella nascita della Repubblica e nella redazione e approvazione della Costituzione repubblicana. Prima del 2006, un simile gesto di riconoscimento era stato impossibile per una serie di motivi arcinoti. Fu scelto lui per riconoscere finalmente al PCI il ruolo di cofondatore della Repubblica, perché proveniva dalla corrente più democratica e rispettabile del PCI. Giorgio Napolitano, infatti, apparteneva alla corrente di Giorgio Amendola, il capo della Resistenza romana e il figlio di un democratico antifascista massacrato dagli squadristi nel 1925. Sono stati i democratici, riformisti ed europeisti come Giorgio Amendola e Giorgio Napolitano ad aver salvato dalla dannazione la storia non impeccabile del PCI.

Foto Wikipedia

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