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Giappone: Radiazioni Nucleari e Curiosità

“Sorridi sempre, anche se è un sorriso triste, perché più triste di un sorriso triste c’è la tristezza di non saper sorridere” (Jim Morrison).

I produttori di tè verde della Prefettura di Shizuoka sono davvero arrabbiati. Inizialmente inveivano contro il nucleare e contro quelli che avevano propagandato la sicurezza e l’affidabilità delle centrali di terza generazione. Ma ora ce l’hanno a morte contro il governo. Secondo loro il governo giapponese ha fissato dei limiti massimi di radioattività, ammissibili per la commercializzazione dei loro prodotti, a livelli troppo bassi. Come potranno vendere la loro produzione di tè verde con limiti ammissibili così modesti? Quei limiti vanno assolutamente alzati.

Con l’appoggio delle autorità locali è stata lanciata una campagna pubblicitaria in grande stile, che include TV, giornali nazionali e internazionali. In uno degli spot più audaci (che però – per motivi ignoti – da qualche giorno non è più “on air”) un contadino viene intervistato in mezzo ad un campo di tè. Lui è sicuro del fatto suo e della commestibilità di quel tè. Senza esitare (e senza pulire o lavare ciò che porta alla bocca) strappa delicatamente alcune foglie di tè e le mangia con ingordigia, accompagnata da una serafica espressione del volto. La scena torna negli studi televisivi, per mostrare brevi dichiarazioni di alcune celebrities che si scandalizzano per via dei limiti fissati dal governo. Da ultimo, parla un ricercatore dell’Università di Tokyo. Il “Professor Emeritus” conferma che, effettivamente, quel tè è un po’ radioattivo. Ma dice alla gente di non preoccuparsi. E` vero che il prodotto essiccato sia 5 volte più radioattivo di quello fresco. Ma tale radioattività diventerà 30 volte inferiore quando si prepara il tè. Infatti, in quel momento, la radioattività “si diluisce nell’acqua” (sono sue parole testuali – e le proferisce come se si trattasse di acqua da buttare via, dopo aver bollito delle verdure, da utilizzare come contorno).

Durante la settimana successiva a quell’orribile 11 marzo (giorno del terremoto e dello tsunami di Tohoku) il Primo Ministro nipponico, On. Naoto Kan, si è recato in visita presso alcune aree particolarmente esposte a radiazioni nucleari, nella Prefettura di Fukushima. Non si sa bene per quale ragione, forse colto alla sprovvista dalle dimensioni del disastro o forse preso dal desiderio di preparare al peggio i cittadini residenti lì (l’80% dei quali avrebbe volentieri fatto a meno di abbandonare la propria abitazione, nonostante il pericolo) oppure per qualche altra evenienza non meglio identificata... pare che il Primo Ministro si sia lasciato sfuggire: “ci vorrà parecchio tempo prima che le persone possano tornare qui, a godere della bellezza di questi luoghi e della sicurezza delle loro abitazioni, in condizioni di relativa normalità”. Apriti cielo! Un coro di proteste lo ha ricoperto da ogni angolo del paese. Gli uffici delle autorità centrali sono stati inondati di fax, telefonate, email. La gente non aveva gradito le esternazioni dell’On. Kan. A quel punto, lui si era presentato in televisione per spiegare di essersi limitato a descrivere una realtà indiscutibile, dopo avere consultato svariati esperti del settore. Era la goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso. A quel punto, una lunga lista di parlamentari dell’opposizione ne chiedevano le dimissioni immediate e una maggioranza di rappresentanti del suo stesso partito (DPJ – Democratic Party of Japan) pretendevano che chiedesse subito scusa al popolo. Secondo loro, era una aggravante aggrapparsi alla “descrizione della verità”.

Il primo compito del capo del governo è quello di rassicurare tutti i cittadini, non di aumentare lo stato di ansia generale. Indipendentemente dalle condizioni al contorno. Tantomeno nel caso in cui tali condizioni fossero vere, dimostrabili e inconfutabili. Questo episodio ha segnato l’inizio della fine della carriera politica dell’On. Kan, in veste di Primo Ministro. La successiva mozione di sfiducia, con relativa richiesta di dimissioni (appoggiata da oltre 70 parlamentari del suo stesso partito) è stata respinta. Ma i suoi giorni a capo del governo sono comunque contati. Negli ultimi tre mesi e mezzo, centinaia di migliaia di tonnellate di acqua radioattiva sono state riversate nell’Oceano Pacifico. Il mercato del pesce è crollato e la gente non sa più cosa mettere in tavola. Con un po’ di sollievo, molti clienti si erano orientati all’acquisto di “Scottish Smocked Salmon” solo per scoprire poco dopo che non si tratta di “salmone affumicato proveniente dalla Scozia”. “Scottish Smocked Salmon” è solo un creativo nome di convenienza, maliziosamente messo sulla confezione e appioppato con scaltrezza ad un prodotto giapponese, come tutti gli altri. Allo stesso livello di quello che un astuto venditore tentava di spacciare come Russian mentaico. Infatti, non esiste alcun mentaico proveniente dalla Russia.

Poche settimane fa, fra lo sconcerto dei genitori del luogo, all’esterno di una scuola elementare appena fuori dalla zona di evacazione volontaria, sono stati rilevati livelli di radiazioni nucleari estremamente preoccupanti. Le autorità locali hanno immediatamente dato l’ordine di intervenire. Uno strato di terreno (di circa 20 cm. di spessore) del campo giochi è stato smosso, asportato e quel terreno è stato ammucchiato in un angolo del cortile della scuola. Dopo tale drastico, massiccio e capillare intervento (che tuttavia lasciava inalterato tutto il resto) le autorità consideravano risolto il problema. Con enorme sorpresa e con un certo grado di disappunto, il Governatore della Prefettura non riusciva a spiegarsi come mai, un intervento così risolutivo e finale, attuato in tempi strettissimi, non fosse riuscito a tranquillizzare completamente i familiari di quei bambini, addirittura suscitando seri dubbi e perplessità, anche fra la popolazione che non vive e non opera nelle immediate vicinanze di quella scuola. L’On. Yukio Edano (Capo di Gabinetto dell’Amministrazione Kan) subito dopo l’incidente alla centrale nucleare di Fukushima era diventato portavoce del governo. Per oltre un mese e mezzo (a partire da quello sciagurato 11 marzo) ha continuato a ribadire che il livello di radiazioni nucleari rilevate al di fuori della zona di evacuazione obbligatoria, non costituiva un immediato pericolo per la salute della popolazione residente. Ad oggi, non sappiamo e non possiamo confermare con certezza se lui capisse veramente le implicazioni ed il profondo significato di ciò che andava dicendo, in quel periodo.

Commenti all'articolo

  • Di paolo (---.---.---.4) 29 giugno 2011 11:10

    Trovo l’articolo molto interessante perchè delinea chiaramente il confine che separa la società giapponese da quella italiana . Per sintesi si può affermare che siamo degli esatti opposti . Tanto ordinata , seria e quasi militarizzata quella giapponese e cosi’ squinternata , anarcoide ed individualista quella italiana

    Paradossalmente però emerge che a fregare i giapponesi è proprio la loro virtù principale ,ossia la loro disciplina ed il rispetto per le istituzioni (cosa che da noi è pura utopia) .
    Anche li’ ,purtroppo , ha però prevalso la legge del profitto e la TEPCO è sembrata più una società di gestione all’italiana che dal rigore nipponico.Quindi non vorrei che si arrivasse al paradosso di dover rivalutare la nostra diffidenza ed il nostro senso ipercritico nei confronti delle istituzioni.
    Comunque da italiano mettermi a criticare i giapponesi mi crea più di un’imbarazzo , meglio lasciar perdere e trarre noi ,dall’esperienza di Fukushima , spunti per imparare .Ma ci credo poco.

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