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Fukushima: Le colpe della popolazione giapponese

Con l’approssimarsi del referendum del 12 e 13 Giugno, la compassione e il rispetto verso le popolazioni colpite dal terremoto nella zona di Tohoku restano. Ma devono lasciare un po’ di spazio alla salvaguardia della salute pubblica in Italia e nel resto del mondo. E` tempo di dire due parole anche sulle responsabilita` della gente, in riferimento all’incidente della centrale nucleare di Fukushima.

SPECIALE: Leggi la guida al voto di AgoraVox

Sopportare tutto, anche ciò che non dovrebbe essere affatto tollerato, è un grave difetto che genera conseguenze imprevedibili, spesso disastrose, per se stessi e per gli altri. Per decenni, la popolazione giapponese è stata imbottita di propaganda a favore del nucleare. Prima dell’incidente di Fukushima, una larga maggioranza di cittadini nipponici era pro nucleare, senza riserve. Oltre il 98% di loro riteneva che l’energia prodotta da una centrale nucleare fosse sicura e non presentasse rischi di alcun tipo.

L’apertura di una centrale nucleare era salutata, dalla gente del posto, con una grande festa pubblica, applausi scroscianti alle autorità impegnate nei soliti discorsi retorici e un senso di soddisfazione generale, come si può notare fra coloro che sono testimoni oculari di un evento storico, di notevole rilevanza per la comunità. Paradossalmente, ancora oggi, all’ingresso della città, resta in piedi un gigantesco cartellone stradale che più o meno dice: “Il nucleare è il vero futuro di Fukushima”. Un futuro di desolazione e di morte. Ma questo non c’è scritto. Le piccole città facevano a gara, per accaparrarsi la costruzione di una nuova centrale nucleare. Irrilevanti incentivi economici e una manciata di nuovi posti di lavoro erano più che sufficienti a scatenare l’entusiamo dei cittadini locali.

Negli altri paesi hanno paura della eventuale fuga di radiazioni? “Ma qui siamo in Giappone” dicevano “Qui da noi queste cose non succedono”. La boria e la tronfiaggine dei giapponesi non hanno limiti, quando si tratta di esaltare la presunta superiorità nipponica su qualcosa. Ma sono anche bravissimi a mascherare bene questa fiducia cieca e scellerata verso il loro sistema. Quindi, all’estero, nessuno ci fa caso. All’estero si notano solo la capacità di sopportazione che caratterizza questo popolo, unita al loro coraggio e alla loro determinazione a superare difficoltà orrende. Purtroppo loro sopportano (e quindi alimentano) anche le inefficenze del sistema, che a loro sembra perfetto. Un ragionamento del tipo “se in Giappone il nucleare è sicuro ... vuol dire che è davvero sicuro ... perché qui siamo in Giappone”. Oggi, le conseguenze di tale tracotante attitudine sono esposte e alla portata del mondo intero. Basta citare a caso alcuni aspetti inerenti all’incidente della centrale nucleare di Fukushima. Subito dopo il terremoto e il relativo, catastrofico tsunami, era un continuo coro di individui (politici, tecnici, pseudo-esperti e gente comune) che in TV e sulla stampa minimizzavano le responsabilità. Come se una centrale nucleare dovesse essere sicura solo di fronte a terremoti di media intensità e a tsunami con onde medio – basse.

In quei primi giorni, il pericolo di radiazioni nucleari era decisamente sottovalutato. Infatti, gli esperti governativi del settore consigliavano di non vendere le verdure provenienti dalla Prefettura di Fukushima. Ma, nella mente e negli intenti dell’esecutivo, si trattava di eccesso di zelo, di una forma quasi esagerata di cautela e quindi, non si proibiva di vendere tali merci. La vendita era facoltativa. Molti contadini di Fukushima e dintorni, andavano giornalmente a Tokyo a vendere personalmente i loro prodotti, su bancarelle allestite per l’occasione. La fila dei clienti faceva paura. Centinaia di metri di coda, pur di dimostrare il proprio patriottismo e sostenere le popolazioni colpite. Ma veramente consumare merce radioattiva contribuisce alla ripresa economica di un paese? Molti corrispondenti stranieri, soprattutto coreani e cinesi, se lo chiedevano frequentemente. Allora qualcuno cominciò a gridare allo scandalo. Le radiazioni non c’erano o, se c’erano, erano insignificanti. Si trattava di “rumors” diffusi da paesi stranieri, per gettare discredito sulla produzione agricola nipponica, allo scopo di soppiantarla sui mercati dell’Asia. Non a caso, il governo ha già stanziato dei fondi, per risarcire chi abbia subito danni, generati da quei “rumors”. Una simile superficialità, nell’approccio della gente ai problemi, si è riscontrata anche in occasione di casi di avvelenamento da cibo. Nonostante, fossero già morte quattro persone e decine di altre fossero state ricoverate di urgenza in ospedale, fra cui alcune in stato di coma, per settimane e settimane, si è continuato a servire “yukke” (un mix di carne cruda macinata, salsa di soia e semi di sesamo, servita con un uovo intero, crudo) nella stessa catena di ristoranti che stava causando la strage. La vendita di quella carne (etichettata come non adatta ad essere consumata cruda) era facoltativa. Era quindi a discrezione del ristoratore se destinarla allo “yukke” o cucinarla, utilizzandola cotta, in altre pietanze. Puntualmente, dopo ogni decesso, il presidente della catena di ristoranti si presentava in lacrime (probabilmente finte) in TV, chiedeva scusa ai clienti lasciando andare avanti tutto, come prima. Qui la gente accetta senza fiatare, simili situazioni.

Verso il nucleare, i giapponesi hanno fatto di peggio. Non è vero che non si sono mai arrabbiati. I primissimi “indignados” sono stati i residenti delle aree soggette ad evacuazione obbligatoria (un cerchio, con centro sui reattori di Fukushima e raggio di 20 Km.). Inizialmente, il governo aveva predisposto di trasferirli lontano. Ma loro si sono ribellati quasi tutti. Loro hanno chiesto e ottenuto di essere ricollocati ai margini della zona di evacuazione obbligatoria, dentro la zona di evacuazione facoltativa (raggio di 30 Km.) o nei pressi di essa. Come se si trattasse di una area alluvionata e bastasse il ritiro delle acque a far tornare la gente a casa. Mentre nascono conigli senza orecchi, la popolazione locale chiede “flessibilità” al governo, per poter tornare quanto prima ad abitare a Fukushima. Se il governo, accordasse loro il permesso, la maggioranza dei contadini di Fukushima (ad esempio) ritornerebbe immediatamente a casa. Il mito fantascientifico delle centrali sicure al cento per cento è stato scardinato. Ma l’indifferenza della gente prevale comunque.

Speriamo ancora per poco. Il vento sta cambiando velocente, anche qui. A Fukushima sono stati fatti grossolani errori di valutazione. Per abbattere i costi, la centrale era stata progettata per resistere ad un terremoto di magnitudine 7 della scala Richter (e invece ha avuto la sfrontatezza di presentarsi un terremoto di intensita` mille volte superiore). Il muretto esterno di protezione avrebbe respinto uno tsunami di 5 metri (e invece, con assoluta spudoratezza, si e` affacciata alla porta un’onda di oltre 14 metri). C’erano dei gruppi elettrogeni di emergenza da attivare in caso di assenza di energia elettrica in rete, ma li avevano messi negli scantinati adiacenti a quelli che ospitano i reattori nucleari. In caso di danneggiamento dei gruppi elettrogeni avrebbero dovuto entrare in azione delle potenti batterie. Ma erano negli scantinati adiacenti a quelli dei gruppi elettrogeni. Quando è arrivato lo tsunami ha spazzato via ciò che rimaneva della rete elettrica esterna alla centrale, distruggendo irreparabilmente anche i gruppi elettrogeni e le batterie, all’interno di essa. Con tanti saluti al sistema di raffreddamento in emergenza, dei reattori nucleari.

L’accesso ai reattori nucleari, che a Fukushima sono negli scantinati dell’edificio, è costituito da una scaletta di cemento armato ripida e stretta, che sarebbe inadatta persino a scendere nella cantina di una civile abitazione. Non è previsto alcun altro accesso di emergenza ai reattori. In Giappone ci sono cani robot, gatti robot, ci sono robot che tengono compagnia agli anziani, robot che puliscono la casa autonomamente, senza ulteriori interventi umani. E tuttavia, per entrare nella zona dei reattori nucleari della centrale di Fukushima vengono utilizzati robot francesi o americani. In questo tecnologico paese del sol levante ci sono 55 reattori nucleari. Per nessuno di essi è stato previsto l’utilizzo di robot, in caso di emergenza. Nessuno si lamenta. Per farsi belli con l’estero, è stata ripristinata l’autostrada di Sendai dopo solo 6 giorni. Ma, per mesi hanno lasciato le persone nei centri di raccolta senza né acqua, né luce. Nessuno si lamenta. Il primo pasto caldo è stato servito ai superstiti dopo oltre 20 giorni. Nessuno si lamenta. Mentre nella zona di Fukushima 80.000 tonnellate di macerie radioattive devono ancora essere rimosse e smaltite, nel paese ad oggi, la fazione a favore del nucleare è maggioritaria, rispetto a quella contro. Non a caso, due settimane dopo la tragedia, il Primo Ministro On. Naoto Kan annunciava la costruzione di 14 nuovi reattori nucleari. Poi, per fortuna, si è ricreduto. Seppur troppo lentamente, qualcosa si muove. Un gruppo sempre maggiore di cittadini giapponesi sta prendendo coscienza della situazione e il governo non può fare altro che adeguare le proprie azioni, sulla base di una mutata mentalità della gente. Non si può fregarsene di tutto, per poi prendersela con i politici, quando succede qualcosa di aberrante. Non sarebbe meglio pensarci prima? Ad incidente avvenuto, con i reattori in fase di “meltdown” i tecnici non sanno assolutamente dove sbattere la testa. In Italia, probabilmente, sarebbe uguale. E' tempo di aprire gli occhi. E` arrivato il momento di partecipare alla gestione della cosa pubblica. Perfino i giapponesi cominciano a capirlo. Gli italiani hanno l’occasione giusta per farlo.

Basterà andare a votare il 12 e il 13 giugno. Mai come ora abbiamo avuto bisogno di esercizio di democrazia diretta. Al referendum, quattro bei sì, in omaggio alla vita, potranno contribuire significativamente a ridare un barlume di speranza ai giovani e alle generazioni che li seguiranno. Per i sostenitori del nucleare, la corsa può apparire in salita. Ma non fatevi trarre in inganno. Le loro motivazioni sono estreme. Qualora riuscissero a sdoganare di nuovo la bidonata del nucleare alla gente, entrerebbero in un business dove è impossibile perdere. Infatti, quando tutto fila liscio pochissimi guadagnano tantissimo. Quando si mette male, per via di un incidente come quello di Fukushima, paga lo stato attraverso speciali prelievi, mettendo le mani nelle tasche dei cittadini. Una delle barzellette più in voga circa il nucleare è che è economico e permette di risparmiare sulla bolletta della luce. Naturalmente, non contabilizzano mai i danni causati dagli incidenti.

A Fukushima, se i tecnici non riusciranno a mettere sotto controllo la centrale in tempi brevi (comunque non inferiori a un anno o due) si parla già di un danno minimo stimabile complessivamente intorno ai 50 “trillion Yen” (circa 50.000.000.000.000 Yen) distribuiti in un arco di tempo di almeno 30 anni (e qualcuno dice che si tratta di una stima al ribasso – pari a oltre 4 “trillion Euro”). Immaginiamo di cambiare i 50 trillion in banconote da 1.000 Yen (mille Yen). Messe in fila una dietro l’altra, permetterebbero di formare una striscia di denaro lunga come 25 viaggi di andata e ritorno terra – sole. In alternativa, consentirebbero di fasciare la terra all’equatore circa 18.750 volte (diciottomilasettecentocinquanta volte). In alternativa, si potrebbero comprare 13.300.000 Ferrari (tredici milioni e trecentomila Ferrari – per la modica somma di 300.000 Euro per auto). Alla faccia del risparmio. Sappiamo tutti come votare al referendum del 12 e 13 giugno. Non ci servono ulteriori istruzioni. Non si può votare a mezzo internet. E' assolutamente indispensabile recarsi ai seggi, fisicamente. Il supporto spirituale e morale, in certi casi, non basta.

I commenti più votati

  • Di Lio Giallini (---.---.---.185) 8 giugno 2011 04:05
    Lio Giallini

    La ringrazio per il commento che offre diversi spunti di riflessione ai lettori. Penso che lei abbia ragione a non fidarsi dei parlamentari e il suo scetticismo verso i referendum e` ampiamente giustificato. Ma, il caso del referendum sul nucleare e` diverso. Le garantisco che non potra` essere aggirato. A due condizioni: 1) che sia raggiunto il quorum; 2) che vincano i si` (ma su questo non ci sono dubbi). Si tratta di un voto importante che segnera` la fine della costruzione di baracche atomiche (strutture senza sicurezza alcuna) bonariamente soprannominate "centrali nucleari". La prego di credermi. La prego di armarsi di pazienza e di andare a votare. Anche quattro schede bianche (da parte sua) saranno un contributo al miglioramento della situazione nel nostro amato stivale. Grazie. Cari saluti

Commenti all'articolo

  • Di Damiano Mazzotti (---.---.---.113) 7 giugno 2011 11:27
    Damiano Mazzotti

    Questo si che è un articolo... è che serva di lezione agli italiani... Lì hanno ancora l’imperatore-capo religioso che rompe i neuroni e "istiga" al servilismo e una politica gerontocratica acritica e mafiosa a livelli forse peggiori di quelli italiani...

  • Di pint74 (---.---.---.91) 7 giugno 2011 21:59
    pint74

    Condivido quanto scritto.
    La differenza fra noi ed i giapponesi stà solo in un fatto.Loro si sono fregati da soli per eccessiva fiducia nella tecnologia e nelle istituzioni,noi ci fregheremo da soli per eccessivo menefreghismo dato non dall’eccessiva fiducia ma dal dare importanza a cose che invece non dovrebbero essere importanti,tipo il calcio,gossip ed altro.

  • Di yepbo (---.---.---.155) 7 giugno 2011 23:37

    Leggo, che lei vive e lavora in Giappone, ed immagino abbia avuto modo di conoscerlo bene. Ma, ritengo lei sia comunque ben informato sull’andazzo vigente in Italia.

    Converrà con me, che, in quanto ad accettare senza fiatare le situazioni, evidentemente esiste una certa fratellanza che accumuna i due popoli.
    Ci differenzia, ed infinitamente molto, la disciplina e la dignità dei giapponesi verso le avversità e, l’inteminabile quaqquaraquà che devasta gli italiani prima, durante e dopo qualsiasi evento. Che per quanto banale, verrà di tanto in tanto riesumato nei decenni successivi. Ovviamente, senza mai arrivare ad una soluzione, ad un responsabile, ad un colpevole. Men che meno ad un meritevole, perché nel caso i pretendenti sarebbero un orda.
    Risultato, il Giappone é il Giappone, l’Italia é l’Italia e, chiunque volglia vedere, sa bene che futuro l’aspetta.
    Lei sostiene che gli italiani con il referendum potranno decidere, fare e sciegliere.
    E quì, io credo lei sbagli "clamorosamente". 
    Il referendum in Italia é abrogativo, il che permette poi, con una leggina mirata, di eludere e sovvertire i risultati del voto referendario. Già vergognosamente accaduto con il referendum su finanziamento ai partiti. Oggi rimborsi elettorali.
    Non é possibile dimenticare che, in parlamento, i parlamentari, non tutelano l’elettorato, ma tutelano esclusivamente i meri interessi personali e del partito di appartenenza.
    Da qui, il furbesco referendum abrogativo, una farsa. Da qui una Salerno Reggio Calabria, da 40 anni in costruzione e mai finita. Da qui lo sfacelo del paese, oramai inarrestabile.

    Mi scuso per la prolissità.


    • Di Lio Giallini (---.---.---.185) 8 giugno 2011 04:05
      Lio Giallini

      La ringrazio per il commento che offre diversi spunti di riflessione ai lettori. Penso che lei abbia ragione a non fidarsi dei parlamentari e il suo scetticismo verso i referendum e` ampiamente giustificato. Ma, il caso del referendum sul nucleare e` diverso. Le garantisco che non potra` essere aggirato. A due condizioni: 1) che sia raggiunto il quorum; 2) che vincano i si` (ma su questo non ci sono dubbi). Si tratta di un voto importante che segnera` la fine della costruzione di baracche atomiche (strutture senza sicurezza alcuna) bonariamente soprannominate "centrali nucleari". La prego di credermi. La prego di armarsi di pazienza e di andare a votare. Anche quattro schede bianche (da parte sua) saranno un contributo al miglioramento della situazione nel nostro amato stivale. Grazie. Cari saluti

  • Di (---.---.---.105) 13 giugno 2011 21:48

    Ottimo articolo, veramente.

    Sono appassionata del Giappone da una vita, e per questo quanto da Lei scritto anzichè spiazzarmi, conferma le mie conoscenze. Purtroppo in molti mitizzano questo Paese, ignorando i suoi problemi...E’ corrotto, chiuso, nazionalista, ed apatico verso la politica. Se non lotterà contro questi mali strutturali, il suo declino proseguirà inesorabile.

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