C’è una questione che da qualche settimana a questa parte appassiona più la rete e i costituzionalisti che i protagonisti di questa vicenda, ovvero i politici. Ma in questo caso il motivo è facilmente intuibile e ha una sola parola come giustificazione: bipartisan.
Il dibattito riguarda la
legge 165 del 2004 sulla “non immediata rieleggibilità allo scadere del secondo mandato consecutivo del Presidente della Giunta regionale eletto”, ma si aggiunge “sulla base della normativa regionale adottata in materia”. In pratica c’è una legge, del 2004, che
vieta la possibilità di candidarsi per tre mandati consecutivi. Uno dei problema è se la legge sia retroattiva o meno, cioè se possa riguardare i casi dei candidati
Errani e
Formigoni (che, se eletto, sarebbe al quarto mandato), rispettivamente candidati per l’Emilia Romagna e la Lombardia e se abbia valore attuativo, nel momento in cui le Regioni non l’hanno ancora fatta propria.
Bipartisan dicevamo e infatti rappresentati in questa diatriba sono i due maggiori partiti d’Italia, il Pd e il Pdl, con questi ultimi che nelle ultime ore si trovano a combattere anche un’altra battaglia sia nel Lazio che in Lombardia, a causa dell’esclusione della lista proprio del Governatore a causa di presunte firme false o, comunque, non corrette.
È stato
Wittgenstein, ovvero il blog di Luca Sofri, uno dei primi a sollevare la questione, e a seguirlo costantemente. A leggere la lunga serie di articoli del blog e in rete e a sentire i costituzionalisti, la faccenda non è per nulla semplice, e al solito sono i cavilli a farla da padrona. Quel rinvio alla legge regionale, infatti, dà alle Regioni un potere forte sulla legge dello stato. Come dice
Valerio Onida, presidente emerito della Corte Costituzionale, infatti, “
si mette nelle mani della Regione se far valere o non far valere un principio fondamentale che la legge dello stato ha voluto fissare, quello del divieto di terzo mandato”. Insomma dovrebbero essere le Regioni, di cui i “duellanti” sono attuali Presidenti a dover regolare una legge che non gli darebbe la possibilità di candidarsi. Un paradosso!
Interviene anche Michele Ainis, costituzionalista ed editorialista della Stampa che appoggia il parere di chi è per l’ineleggibilità: “La riforma costituzionale che introdusse l’elezione diretta dei «governatori» fu battezzata nel 1999; la sua prima applicazione coincise con le regionali del 2000; la codificazione dei nuovi principi elettorali (per l’appunto, con la legge del 2004) subentrò pertanto con cinque anni di ritardo, dopo che il treno era già partito. E allora contano o non contano le elezioni del 2000? Per non farle contare, salvando le poltrone di Errani e Formigoni, qualcuno spende un duplice argomento. In primo luogo, né l’uno né l’altro - quando ottennero il primo suffragio popolare - sapevano d’avere soltanto due cartucce da sparare, sicché va tutelata la loro aspettativa; in secondo luogo, la legge del 2004 è priva d’effetti retroattivi, dato che il diritto si proietta sul futuro, non sui sepolcri del passato”. E qui torniamo al punto di prima e a un’altra considerazione di Onida, ovvero che l’ineleggibilità “è una regola di sistema che se fosse applicabile immediatamente dovrebbe secondo me applicarsi tenendo conto anche dei mandati precedenti (...) all’entrata in vigore di questa legge statale”.