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di Ulderico Pacchiarotti mercoledì 7 dicembre 2011 - 5 commenti oknotizie
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Fenomenologia di Renato Zero

Ho appena finito di vedere una lunga intervista di Renato Zero durante la trasmissione di Rai 1 “I Migliori Anni” e mi è venuta voglia di buttar giù qualche pensiero su questo poliedrico artista.

Confesso di non essere mai stato un suo fan, ma devo dire che non posso non riconoscergli un carisma, un magnetismo che è tipico dei veri, grandi personaggi dello spettacolo.

Oltretutto, questa sua romanità, compiaciuta e sorridente, per un romano come me, rappresenta un’irresistibile elemento di empatia e di ammirazione. Per noi romani lui è semplicemente Renato e se ne parli con qualcuno non hai bisogno di dire anche il cognome perché è chiaro che di Renato ce n'è uno solo.

Renato ha scritto un sacco di belle canzoni e nel corso di una carriera quarantennale ha costruito una relazione di vero e proprio amore col suo pubblico.

Pubblico oggettivamente vasto in termini di numeri, di fasce d’età e assolutamente trasversale. Chi non ha mai canticchiato “il triangolo no, non lo avevo considerato…” e chi non si commuove un pochino ascoltando “Il Cielo”?

Oggi siamo abituati a vederlo con un sobrio completino nero, l’aria sorniona e la battuta sempre pronta, ma, come mostrato dalle immagini di repertorio durante l’intervista, in un’Italia anni ‘70, totalmente non abituata al concetto di trasgressione, presentarsi in televisione con un completino leopardato corredato da un paio di stivaloni alle ginocchia significava avere una dose di coraggio - e forse d’incoscienza - non indifferente.

Rivedendolo così, con i suoi travestimenti e con i suoi eccessi, mi ha fatto pensare al suo coetaneo David Bowie nell’era di Ziggy Stardust, che in un’Inghilterra decisamente più “open minded” della nostra penisola, ha segnato uno dei percorsi più affascinanti della storia del rock.

Il paragone può sembrare sacrilego, ma non credo che la forza comunicativa e la teatralità del Renato Zero "en travestì" sia così distante dallo Ziggy del Duca Bianco.

Detto ciò, posso aggiungere che, nel corso degli anni, Renato ha avuto l’intelligenza di abbandonare i boa di struzzo e i completini glam, riuscendo a non trasformarsi in una macchietta di se stesso, facendo forza invece sulle sue qualità di interprete e di artista e le tante di copie vendute in questi anni ai quali dobbiamo aggiungere i concerti immancabilmente sold out, ce lo dimostrano.

Caro Renato, che altro dire…. il prossimo concerto me lo vengo a vedere pure io, sperando di trovare il biglietto. Hasta Pronto!

di Ulderico Pacchiarotti mercoledì 7 dicembre 2011 - 5 commenti oknotizie
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